Parliamo di alcune norme comportamentali che vengono denominate Galateo!

Ma nel nostro caso parliamo di un galateo che viaggia su Facebook e più nel dettaglio che riguarda gli “scrittori” che propagano i loro scritti da soli. A quanto pare ultimamente di scrittori ne è pieno il mondo, si è verificato un boom che ha mostrato ai comuni mortali quanti letterati ci sono in giro per l’Italia.

 

E pensare che la lingua italiana è morta! Parlata ma soprattutto scritta!
Pensare che i messaggi son sempre più corti, fino a diventare un guazzabuglio di lettere senza senso ( k f stsr? = che fai stasera?).

Ebbene no, ci sono loro questi “scrittori” usciti dall’ovetto venduto al supermercato che tirano fuori i loro enormi manoscritti tempestati da fiumi di parole che spacciano come dei capolavori.
Naturalmente questi super “scrittori” devono poi pubblicizzare il loro prodotto e qui avviene lo scempio cioè in questo caso il galateo va a farsi benedire.

 

Il contatto…

Iniziano con un messaggio innocuo tipo “Ciao non ci conosciamo ma ho visto che abbiamo gli stessi interessi (ma che stai a di’?) anche a te piace il genere thriller”(leggere lo stesso genere di libri ed avere gli stessi interessi, al plurale, non è la stessa cosa) oppure rimangono sul generico tipo “ci accomuna l’amore per la lettura” e dopo aver sciorinato frasette languide subito pubblicizzano il loro libro. In certi casi prima elencano alcuni dei loro requisiti tipo “sono giornalista pubblicista” (articolista, freelance, tutto lei è!) per meravigliare chi riceve il messaggio.
Ma c’è chi non si sorprende e li mette nel dimenticatoio.
E questo è un errore fatale perché queste tipe o questi tipi iniziano una vera e propria persecuzione! Evidentemente fanno ricerche sul nome della persona da opprimere e lo trovano sulle varie piattaforme sociali, su Twitter, su Instagram, su Google+ e in barba al galateo iniziano a diventare insistenti proponendo ogni nanosecondo il loro libro.
Ora io dico che a tutto c’è un limite, soprattutto alla maleducazione con la quale cercano di intimidirti e si trasformano in dei rapaci pronti a carpirti gli occhi se leggi altri libri piuttosto che la loro opera magna!

 

Ci vuole poco a fare una brutta figura… e, poi, dimentichiamo la Netiquette!

Credono di essere i nuovi Ken Follett o Donato Carrisi o addirittura i nuovi Nick Hornby!
Ma scendete dalla pianta che poi se cadete vi fate tanto male.
Non dico che tra tutte quelle parole non ci sia davvero qualcosa di buono, ma il decoro, la buona educazione (che è andata in vacanza in certe persone), le norme comportamentali, che si riassumono in una sola parola, ovvero il galateo, suggerisce di avere un atteggiamento non aggressivo o pesante nei confronti della persona alla quale volete far visionare il vostro manoscritto.
Esiste addirittura la Netiquette, cioè un insieme di regole che guidano il comportamento dell’utente sul web. Nell’elenco delle buone norme che un utente di un social deve seguire si legge: Inviare richieste e inviti a eventi, gruppi, giochi, applicazioni e altro solo alle persone che ritieni realmente interessate e non a tutti gli amici o ad amici presi a caso.
In un normale messaggio di presentazione mettono, naturalmente, anche il link del gruppo dove pubblicizzano il loro capolavoro. Quando la persona che riceve il messaggio dallo “scrittore” accetta l’amicizia apre le porte all’inferno pubblicitario dell’esordiente, ritrovandosi taggato in ogni foto che ritrae la copertina del libro.

 

Il tag, il modo giusto per farsi odiare!

Anche per questo modus operandi ci sono delle regole (sempre di buona educazione) da seguire:
Utilizzare con parsimonia il servizio di tagging messo a disposizione di alcuni siti, evitare di effettuare un tag di una persona senza il consenso dello stesso in note, foto, video.
Evitare di effettuare tag pubblicitari su foto o video senza il consenso dell’interessato
.


Se la persona che voi, o grandi autori, avete deciso di mettere in croce (senza conoscerla anche se, come dite nel messaggio iniziale, avete gli stessi interessi) non vuole visionare la vostra “opera magna”, perché già dal titolo o dalla trama le sembra uno di quegli argomenti triti che fa acido allo stomaco anche se accompagnato da un barile di diger selz, non potete sputare sentenze o sparare spergiuri che vanno a minare il buon nome di un normale umano che continua a leggere libri e a criticarli se non hanno i requisiti di originalità e sensatezza che dovrebbero avere di base.
Quindi mandate i vostri manoscritti alle case editrici e se li cestinano fatevene una ragione e leggete libri di veri scrittori!

 

Marianna Di Felice

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