Nella giornata di oggi sono partite le prime imbarcazioni della Global Sumud Flotilla da Barcellona e Genova al fine di rompere l’assedio israeliano e consegnare aiuti umanitari alla popolazione palestinese nella Striscia di Gaza.
L’iniziativa internazionale che nasce dal basso
Centinaia di attivisti e attiviste e centinaia di tonnellate di aiuti umanitari raccolti grazie all’impegno della società civile hanno salpato da Barcellona e Genova nel nuovo tentativo di raggiungere la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza a bordo della Global Sumud Flotilla. Un nuovo tentativo che è un grande atto politico per tentare di ovviare all’inadempienza della comunità internazionale verso la catastrofe umanitaria causata dallo Stato d’Israele nei territori palestinesi. La popolazione sta affrontando fame, sofferenza, morte e una carestia ormai riconosciuta dalle organizzazioni internazionali.
Le successive partenze dal Mediterraneo e la mobilitazione di Genova
Quelle di Genova e Barcellona non sono le uniche tappe da cui partirà la missione internazionale della Global Sumud Flotilla. Presto prenderanno parte all’iniziativa civile anche flotte dalla Sicilia, dalla Tunisia e dalla Grecia, ricongiungendosi nel Mediterraneo tra il 31 agosto e il 4 settembre. L’obiettivo è rompere l’assedio israeliano e consegnare alla popolazione palestinese gli aiuti umanitari raccolti nelle ultime settimane, aprendo un corridoio umanitario via mare che riesca a consentire l’accesso dei beni. Decine sono le imbarcazioni coinvolte, con la partecipazione di delegazioni da oltre quaranta Paesi del mondo.
Un gesto sentito, organizzato dal basso e che ha visto la partecipazione di 50.000 persone alla fiaccolata tenutasi per le strade di Genova nella serata di sabato, a dimostrazione di un forte sostegno civile della causa palestinese che chiede incessantemente la fine del genocidio in atto e a cui ha preso parte anche la sindaca Silvia Salis.
Gli attivisti della Madleen di nuovo a bordo delle imbarcazioni
Presente è anche l’attivista Greta Thunberg, ancora una volta. Dopo l’intercettazione della Freedom Flotilla su cui viaggiava nel mese scorso insieme ad altri attivisti e che ha visto i loro successivi rimpatri, Thunberg e gli altri hanno deciso di prendere parte nuovamente all’iniziativa internazionale, mandando un chiaro messaggio. Il governo dello Stato d’Israele non consente alcun attracco da parte di navi non autorizzate, prevedendo anche stavolta l’intercettazione da parte delle autorità israeliane, come avvenuto con la nave Handala e la Madleen.
La possibilità di un blocco da parte delle autorità israeliane non ferma l’iniziativa
Nonostante la possibilità di un blocco israeliano sia elevata, l’iniziativa della Global Sumud Flotilla testimonia diversi elementi: la compattezza del sostegno internazionale alla causa palestinese, mobilitando la società civile in un intento dal carattere fortemente politico; inoltre vuole sottolineare che i governi mondiali non stanno intraprendendo alcuna azione concreta volta a contrastare le evidenti violazioni sistematiche del diritto internazionale da parte dello Stato ebraico. Nessun accordo commerciale è stato sospeso e nessuna sanzione è stata adottata contro Israele, con un dibattito interno alle istituzioni nazionali e sovranazionali che viene dipinto come “complesso”.
L’azione concreta dei portuali di Genova
I portuali di Genova hanno inoltre sottolineato che nel caso in cui avvenisse un’intercettazione con perdita di contatto con le imbarcazioni, sono pronti a bloccare qualsiasi partenza diretta verso Israele. Non è la prima volta che il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova ha manifestato il suo fermo sostegno per Gaza con azioni concrete, questa volta anche con la partecipazione di Music for Peace. L’iniziativa ha assunto imponenti dimensioni grazie a una coesione internazionale che prenderà la sua via nel Mediterraneo per rompere l’assedio israeliano della popolazione civile della Striscia di Gaza, testimoniato giornalmente dalle immagini dei giornalisti palestinesi che, proprio per questo, costituiscono un obiettivo dei mirini dell’IDF, costituendo un altro crimine di guerra portato avanti dallo Stato d’Israele.
















