Italiani al voto: i partiti e la calda estate elettorale tra sondaggi e confusioni

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Il  “sistema tedesco all’italiana” tarda ad arrivare ma persiste l’accordo dei maggiori partiti su almeno due fronti: la necessità di andare presto al voto e l’eliminazione dei partiti piccoli, qualsiasi sia il sistema che verrà; infatti la soglia di sbarramento al 5% pare l’unico punto su cui nessuno vacilla. Per il resto: ci eravamo immaginati un sorprendente matrimonio tra Pd e 5Stelle ed invece ora il “superaccordo” è di nuovo in bilico, tra franchi tiratori e accuse, più o meno velate, di tradimento delle intese da ambo le parti.

Il Pd si dimostra ancora nervato di conflitti intestini nonostante le ultime scissioni, mentre il Movimento 5Stelle si trova, come già in passato, ad aver sostenuto un’idea e poi aver deviato confusamente all’atto concreto del voto.
In attesa di sapere se andremo ad elezioni nel settembre prossimo, e soprattutto con quale legge elettorale, impazzano sul web i sondaggi sulle intenzioni di voto e relative considerazioni

Come voteranno gli italiani? Il primo dato è l’incertezza su chi sia al primo posto: Pd e 5Stelle si attestano entrambi intorno al 29%, talvolta con qualche scarto dai due ai quattro punti percentuali, ma le risposte dei sondaggi non sono nette circa il vertice delle preferenze degli italiani, quasi fosse un pareggio. A seguire ci sarebbero un buon 16% e dintorni per Lega e Forza Italia e subito dopo Giorgia Meloni, che con un grande sforzo o colpo di fortuna, potrebbe arrivare al 5%, cioè al minimo sindacale per ottenere dei seggi. Come già detto lo sbarramento al 5% tiene fuori diversi nomi noti, come quello di Angelino Alfano e della sua “Alternativa Popolare”: l’intesa con Matteo Renzi, infatti, è ormai storia vecchia e di conseguenza non si prospetta una coalizione in questo senso e inoltre il partito alfaniano si attesta appena al 3%.

E la sinistra? La sinistra, più frammentata e composita che mai, non riuscirebbe ad entrare in Parlamento, collocandosi al di sotto del 5%: Articolo 1 – Mdp guadagna il 4% mentre Sinistra Italiana solamente il 2%. Tuttavia, il sondaggio IPR Marketing dimostrerebbe che se i partiti di sinistra si unissero in un’unica lista raccoglierebbero il 16% dei consensi, guadagnando un notevole peso nell’opposizione del Parlamento che sarà. Risulta difficile, data l’attitudine fisiologica della sinistra alla frammentazione, una grande coalizione ma nel caso questa avvenisse molto del consenso dipenderà da chi verrà scelto come leader della sinistra unita: al netto di alcuni nomi molto di impatto ma che non hanno mai manifestato il desiderio di impegnarsi in politica attiva (come quello di Roberto Saviano, che piace al 78% degli elettori di sinistra); si collocano alle prime posizioni nomi noti della politica tradizionale come Stefano Rodotà e, sorprendentemente, Pier Luigi Bersani, il quale gode della fiducia del 42% degli elettori di sinistra. Bersani dimostra come l’elettore storico di sinistra guardi, si, alla tradizione, senza rincorrere al nome nuovo e giovane a tutti i costi, ma in un’ottica di “connettività”: a Bersani viene riconosciuta la capacità di creare connessioni e compromessi di governo, soprattutto verso sinistra. Altri nomi interessanti sono quelli di Pisapia (39%), Landini (37%), Boldrini e Camusso, uniche donne, (al 35%) e Vendola (32%). Tra i nomi giovani spicca Civati al 22%, mentre al 33% troviamo D’Alema. Insomma una sinistra un po’ tradizionalista e un po’ no, il cui elettore principale (sempre secondo fonti IPR) sarebbe per la maggior parte uomo, del centro – nord e le cui scelte politiche sono atipiche rispetto al nuovo corso del centrosinistra: l’80% degli elettori di sinistra avrebbe votato no al referendum costituzionale Boschi ma un buon 45% avrebbe sostenuto il Pd alle scorse elezioni.

Che alleanze possiamo aspettarci. Il futuro sistema elettorale e la natura frammentata delle opinioni politiche degli italiani, ci portano a chiederci obbligatoriamente quali alleanze potremmo avere in un futuro governo, risultando difficile che un partito singolo riesca raccogliere i numeri sufficienti per governare da solo. Come già affermato da Matteo Renzi, in caso di vittoria del Pd, questi guarderebbe ad un’alleanza con il centrodestra e quindi con Silvio Berlusconi, riproponendo più o meno le maggioranze del Governo Renzi-Gentiloni; cosa che fa storcere il naso a molti elettori del Pd che non vedono di buon occhio un’alleanza con il Silvio nazionale, anche in un’ottica di compromesso. Berlusconi, annusando la crisi in seno al Pd, potrebbe decidere di correre da solo o meglio riproponendo una storica alleanza tutta a destra, aprendo a Lega e Fratelli d’Italia; Matteo Salvini però non sarebbe disponibile a sostenere Berlusconi come Presidente del Consiglio, proponendo una coalizione che vedremmo se stesso come capolista. E il Movimento 5stelle? In caso di vittoria ma non di cappotto, sarebbe d’obbligo anche per Grillo guardarsi intorno e cercare appoggi. Possiamo ipotizzare che il Pd, come antagonista principale, verrebbe scartato e quindi si potrebbe presentare un’eventuale alleanza, un governo per obiettivi comuni, tra 5Stelle e Lega intorno a quei punti di contatto tra i reciproci programmi; oppure i 5Stelle potrebbero scegliere la via del Governo solitario ma con un appoggio esterno, per esempio guardando alla sinistra, ammesso che questa abbia i numeri per superare lo sbarramento. Non sarà una scelta facile per il Movimento, il quale dichiarando di non avere un’anima ideologica schierata a destra o a sinistra, dovrà ponderare bene a chi chiedere alleanze e appoggi per non rischiare di perdere porzioni della sua base elettorale che è più trasversale che mai.
Alla sinistra non resta che mettere da parte le sue confusioni e  giocarsi bene le sue carte e decidere se ascoltare la richiesta dei suoi elettori di unirsi e fare fronte comune, magari valutando possibili coalizioni elettorali che farebbero piacere anche una certa parte del Pd che non digerisce l’apertura a destra. In modo da non restare fuori dalle porte di Montecitorio
Al solito, nel panorama elettorale italiano non può mancare il c.d. partito degli indecisi che conta un bel 38%: saranno loro i destinatari delle mosse di questa calda estate di campagna elettorale.

Alice Porta

 




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