Pasquale Vassallo e i suoi scatti subacquei: un’arte che comunica più delle parole.

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Pasquale Vassallo, classe 1970, nasce a Napoli e si innamora dell’ecosistema marino in tenera età.

È la passione per i fondali che lo guida negli studi e lo motiva nel tempo a diventare un fotografo subacqueo di spicco. Quell’eccellenza maturata negli anni lo porta, oggi, a essere premiato con il suo scatto “Octopustraining” nella categoria Behaviour del concorso internazionale Underwater Photographer of the Year (UPY) e con la foto “Last Down, Last Gasp” nella classe Marine Conservation Photographer of the Year.

Tutta l’opera di Pasquale Vassallo ruota intorno a dei punti fissi: la rappresentazione del mondo subacqueo, il vivo desiderio di accendere un faro sulle problematiche relative all’inquinamento dei fondali, e l’amore per Napoli e la sua marina, sfondo costante delle sue foto.

Poco più di un anno fa, durante la primavera del 2019, Vassallo si era già distinto per uno scatto che aveva fatto il giro del mondo. Era stato infatti in grado di cogliere, con la sua macchina da presa, l’istante preciso in cui una seppia aveva spruzzato il suo inchiostro corvino nelle acque limpide del Miseno. In quell’occasione, aveva rilasciato un’intervista chiarendo l’intento profondo della sua missione artistica, protesa alla comunicazione di una bellezza tanto affascinante quanto estremamente fragile e delicata.

La tutela dell’ambiente marino nei suoi equilibri è un valore da preservare e gli scatti di Pasquale Vassallo sono molto efficaci nell’invito a questa salvaguardia.

Last Down, Last Gasp” è l’esito di un’esperienza vissuta con i pescatori locali all’alba di una mattina d’inverno. Pasquale Vassallo si è immerso insieme alle reti gettate dai lavoratori nell’intento di seguire i movimenti della tela, dal fondo marino fino alla superficie.

Lo scatto premiato è quello che immortala la cattura di un tonno e il suo “ultimo respiro”. Il punto di vista del fotografo è basso, e questo determina l’angolazione dalla quale noi spettatori ci ritroviamo a osservare la scena. La nostra prospettiva è quella sottomarina dei pesci, non quella degli umani, che sono in superficie e si scorgono da lontano sul peschereccio. È come se il tonno, con quella sua strabiliante espressione, fosse sul punto di rivelarci una grande verità che non ha il tempo di dispiegarsi.

Sul sito ufficiale dell’UPY, ogni foto premiata si accompagna a un commento dato da un giudice della commissione e, a fare seguito allo scatto di Pasquale Vassallo, intervengono le parole di Peter Rowlands:

“If a picture paints a thousand words then a great one asks a thousand questions. You know those questions; so do I. All we can do is show the truth to those who live above but can’t envisage the world below and hope that they too start asking questions.”

“Se una fotografia illustra mille parole, una grande fotografia pone mille quesiti”: questo l’incipit del giurato, che coglie la capacità della fotografia di sollevare innumerevoli interrogativi, tra i quali l’atavica questione del rapporto uomo-natura, domande sul senso della giustizia e della libertà.

La stessa esplosione di significati si sprigiona anche nello scatto “Octopustraining”, in cui sono contrastanti i sentimenti che si alternano nell’animo alla vista della delicatissima rappresentazione. Nel suo giudizio, Alex Mustard parla di “un giro sulle montagne russe di emozioni” perché il primo impatto che in lui genera la foto è di immediata ilarità. È infatti impossibile non sorridere alla vista di un polpo che sembra avere per testa un pallone da calcio.

Poi subentra la riflessione, e sorprende la convivenza tra il cefalopode e un oggetto che non appartiene al suo mondo, una palla sgonfia, lo scarto abbandonato di chissà quale comitiva.

Pasquale Vassallo ha dichiarato di aver avuto il tempo di fare solo un paio di scatti prima che il polpo ritornasse sul fondo del mare. Cosa ci faceva lì con la palla? Il fotografo ha immaginato che si stesse allenando per la prossima Coppa del mondo di calcio, ma non si è potuto esimere dal riportare a riva il pallone allontanandolo dalla promessa sportiva a otto tentacoli.

Accanto a chi vede nello scatto un rimando ironico e cartoonesco alla possibilità di una vita “in fondo al mar”, in tutto e per tutto simile alla nostra, c’è chi percepisce un senso di grande angoscia nell’osservare la foto.

Il polpo sembra più incastrato nel pallone che divertito da un ipotetico gioco, e il non vedere la sua testa spaventa perché la si immagina irrimediabilmente intrappolata nel cuoio della palla. Cosa stiamo facendo e in che direzione stiamo andando se questo scatto è lo specchio della realtà dei nostri mari? Cosa è costretto a trovare un marino che tenta la risalita in superficie? Un mondo di plastica.

Tante volte, nel corso della storia, le battaglie politiche e sociali sono state combattute e avvalorate anche grazie all’opera degli artisti. Essi si sono fatti portavoce delle cause che sentivano di dover sostenere, con la loro musica, la pittura, il teatro e la scrittura.

Che gli scatti di Vassallo possano essere il germe di una riflessione più consapevole sui rischi dell’inquinamento e sul valore della flora e della fauna marine è una speranza che deve essere coltivata.

Se l’arte del fotografo riuscirà a smuovere, anche di poco, l’indifferenza e la superficialità con la quale troppo spesso si minimizza la causa ecologista, sarà già un’importante conquista.

La grandezza dell’arte consiste proprio nella sua capacità di parlare a tutti, in modo chiaro, diretto ed empatico e l’immagine, in modo più incisivo di qualunque altra espressione, è capace di fissarsi nella memoria e di fare capolino tra i nostri pensieri.

Lasciamo che le foto del polpo goleador e del tonno senza parole di Vassallo possano risuonare dentro noi, e diamo loro la possibilità di mutare i nostri comportamenti indicandoci una più giusta direzione.

Martina Dalessandro

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