Pasquetta sulle macerie dell’Hotel Rigopiano: il turismo macabro e irrispettoso degli amanti della tragedia

Barbecue, picnic, selfie e pezzi dell'hotel come souvenir. Sono intervenuti i Carabinieri

Fonte: www.alamy.com
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Orde di turisti intenti a farsi i selfie davanti alla Costa Concordia accasciata nell’isola del Giglio. Scatti con le case crollate ad Amatrice dopo il terremoto come sfondo. Il gusto per la catastrofe, la brama di tragedia, il godimento di sentirsi vivi in luoghi di morte sono a quanto pare dei sentimenti molto diffusi. Lo stesso accade con l’Hotel Rigopiano, o meglio con quel che ne resta. L’anno scorso fu distrutto da una valanga e lì dentro 29 persone persero la vita. Per alcuni voyeuristi del macabro, quello è un luogo perfetto per passarci la Pasquetta. 

L’attrazione irresistibile per luoghi e avvenimenti funesti

Vedere questi gruppi di persone assetati di tragedia mi ha fatto pensare ad una scena del film “Omicidio all’italiana”. Mi riferisco a quella in cui un’eccentrica famiglia si reca presso un’agenzia viaggi che propone delle vacanze piuttosto singolari: i cosiddetti “Viaggi Sventura”. Le mete proposte comprendono luoghi disagiati, come ad esempio paesi divenuti famosi per delitti e disgrazie di vario tipo. Quando il tour operator propone un viaggio presso un paese che ha ospitato un efferato delitto, i personaggi accettano subito, felici di calpestare il suolo di un luogo di morte. Questo è uno spaccato del film di Maccio Capatonda. Senza neanche scavare troppo a fondo, si coglie subito il surreale realismo della situazione. Quanto grottescamente descritto nella scenetta è la precisa descrizione di un sentimento realmente esistente. E così, all’improvviso, non c’è più nulla da ridere. 

Si pensi, ad esempio, che esiste davvero un operatore inglese, chiamato Disaster Tourism, specializzato nell’organizzazione di visite in siti colpiti da catastrofi. Nel catalogo si trovano luoghi come i campi di battaglia dell’Afghanistan o le favelas di alcune città brasiliane.




La Pasquetta su quel che resta dell’hotel Rigopiano

La massa imbelle di turisti della tragedia non si è di certo fatta sfuggire uno degli scenari catastrofici più recenti: quello dell’Hotel Rigopiano. L’albergo fu teatro di una tragedia avvenuta il 18 gennaio del 2017. Una valanga travolse la struttura causando la morte di 29 persone. Sin da subito, la gente invase la zona, per fare delle visite e delle fotoricordo. L’area è sotto sequestro, ma è molto facile accedervi.

Addirittura quest’anno alcuni hanno deciso di passare la Pasquetta sui luoghi della catastrofe. Una scelta macabra, assurda e irrispettosa.

Come si legge su Repubblica, ipresidente del Comitato Vittime RigopianoGianluca Tanda, parla di “barbecue, picnic, palloni, risate e schiamazzitra i resti del resort distrutto dalla valanga. Qualcuno si è avventurato entrando in quello che resta della Spa. Qualcun altro ha anche portato via un pezzo di hotel come fosse un souvenir. Anziani e bambini festeggiavano la Pasquetta con tanto di selfie davanti alle macerie.

Poi, è intervenuto anche il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, che figura tra gli indagati per la tragedia. Il primo cittadino ha manifestato profondo disprezzo per il turismo del macabro e ha fatto una precisazione:

L’interno dell’hotel di Rigopiano è sequestrato e dovrebbe essere la Procura di Pescara a far rispettare il divieto. Il Comune, con un’ordinanza, ha vietato l’ingresso ai prati, ma non ho neanche un vigile urbano per farla rispettare

Faccio comunque un appello ai media per aiutarci a prevenire questo fenomeno. Qui si manca di rispetto alle vittime e ai familiari. È vero che i prati ai lati delle macerie da sempre sono stati teatro di scampagnate e picnic, e io li ho vietati. Ma qui si va dentro le rovine ed è cosa diversa.

Sulla Pasquetta tra le macerie dell’Hotel Rigopiano sono ora in corso accertamenti dei Carabinieri. 




I parenti delle vittime criticati e inascoltati

Tanda ha inoltre raccontato che sul luogo c’erano i genitori di alcune delle vittime, che giustamente hanno provato a spiegare che l’accesso in quell’area era vietato. Ma come risposta, hanno ricevuto solo delle critiche. Così sono stati chiamati i Carabinieri, che sono intervenuti ed hanno identificato delle persone.

Nessuno che abbia portato un fiore o acceso un cero, nessun genitore che abbia spiegato ai figli che lì 29 persone sono morte per colpa dell’uomo“, conclude Tanda. Nel frattempo è stata avviata l’installazione di una recinzione metallica, da tempo richiesta, per evitare che simili scene si ripetano nelle festività future.

Una scelta indecente

La scelta di passare la Pasquetta in un luogo del genere è indecente. Ben vengano le visite di chi vuole vedere il posto e mandare un pensiero a chi lì ha perso la vita. Sono assolutamente lecite le presenze di chi vuole vedere con i propri occhi il disastro. Le opere di sciacallaggio per colmare una malsana sete di tragedia, sono invece dei comportamenti orrendi.

Rossella Micaletto

 

 

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