Quali fattori incidono su un pensionamento di successo?

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L’Italia è un Paese che, come tutti quelli industrializzati, invecchia inesorabilmente. È proprio per questo che il problema delle pensioni nel nostro Paese è così pressante e sentito. Il sistema pensionistico italiano è dunque eccessivamente appesantito da questa situazione, oltre che da una gestione poco oculata di tutto il sistema. Tuttavia, è inevitabile che il numero di pensionati aumenti e il pensionamento è un momento di transizione delicatissimo che non va affatto sottovaluto.

La strada per un pensionamento soddisfacente è difficile da trovare…



Italia, Paese di santi, poeti, navigatori…e anziani?

Basti pensare che le persone con più di 65 anni hanno raggiunto il 22% della popolazione complessiva (13,5 milioni di abitanti). Dunque, a meno che l’età pensionabile non aumenti ulteriormente, sempre più persone dovranno affrontare questo periodo di transizione. Infatti, consideriamo che, stando al rapporto ISTAT del 2017:

L’invecchiamento della popolazione è l’aspetto demografico che contraddistingue il nostro Paese nel contesto internazionale. (p. 96)

Finalmente mi godo la pensione!…O no?

Come già accennato, il pensionamento può essere una fase del proprio ciclo di vita abbastanza dura. Comporta infatti una riorganizzazione psicologica nonché la necessità di dare un nuovo orientamento alla propria vita per ridare significato alla propria storia personale. Pena: stress fisico, psicologico e finanziario, isolamento e tanto altro. Gli psicologi del lavoro hanno infatti individuato 5 variabili decisive nel determinare il buon esito (o meno) del pensionamento.

  1. Fattori individuali (salute fisica/psichica, situazione economica, ecc.);
  2. Variabili legate al contesto lavorativo (stress, insoddisfazione, identità professionale, ecc.);
  3. Aspetti legati alla famiglia (stato civile, qualità del matrimonio, partner che lavora o meno, figli a carico, lutti, ecc.);
  4. Variabili legate alla transizione lavoro-pensionamento (piano pensionistico, incentivi finanziari, pensionamento anticipato, volontarietà del pensionamento, ecc.);
  5. Attività svolte dopo il pensionamento (volontariato, occuparsi dei nipoti, attività sociali, ecc.).
…ma una volta trovata, non si vorrà più tornare indietro.



Pensionamento e risorse

Una nuova ricerca condotta in Spagna ha approfondito questo tema osservando alcuni lavoratori che poco dopo sarebbero stati pensionati. Hanno osservato questi individui in tre momenti diversi: nella prima (T1) e nella seconda (T2) fase queste persone erano ancora a lavoro, nella terza (T3) erano in pensione. Un ruolo fondamentale sembra sia giocato dalla minaccia di perdere risorse in prossimità del pensionamento. Queste risorse sono le cose che le persone apprezzano o ciò che contribuisce a ottenerle. Esempi di risorse sono l’eventuale auto aziendale, assicurazioni mediche, ma anche il sentirsi bravi in ciò che si fa o anche un buon matrimonio (che si ritiene dipenda anche dal proprio lavoro).

Come gestire i lavoratori anziani?

Questi ricercatori hanno riscontrato come tale minaccia (T2) influisca negativamente sull’effettiva perdita di risorse (T3), nonché sulla soddisfazione per la propria vita (T3), mostrando anche un legame con vissuti depressivi (T3). Ovviamente, se si è soddisfatti per la propria vita e non si è depressi mentre si lavora (T1), allora lo si rimarrà anche durante a pensionamento avvenuto (T3). Alla luce di questi dati, se consideriamo che i governi hanno intenzione di ritardare quanto più possibile il pensionamento dei lavoratori, le organizzazioni dovranno lavorare per far sì che il proprio lavoratore anziano rimanga attivo e produttivo, intervenendo proprio su vari aspetti quali la riduzione della percezione di questa minaccia. Inoltre, sebbene sia difficile, bisognerebbe fare in modo che ci sia un buon equilibrio tra famiglia e lavoro di questi dipendenti. E voi? State per andare in pensione o lo siete già? Come vivete questa situazione? Fatecelo sapere con un commento.

Davide Camarda

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