Peperoncino e mal di testa: un caso di studio

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In mancanza di ricerche che attirassero la mia attenzione il mio interesse stavolta è stato suscitato da un caso di studio riportato da BMJ Case Reports. Da amante quale sono del peperoncino, la notizia che un uomo sia finito al pronto soccorso per lancinanti dolori alla testa e che la causa sia stata identificata nell’assunzione di peperoncino non poteva non incuriosirmi, voglio però subito rassicurare gli altri estimatori della nostra amatissima solanacea, si tratta di un’assunzione particolare e di un peperoncino molto forte, il più piccante del mondo.




Se la vostra memoria come la mia corre a Homer Simpson, alla gara di degustazione di peperoncini e al terribile peperoncino a sonagli del commissario Winchester non siete lontani dalla realtà, anzi siete vicinissimi, perché pare che queste gare negli Stati Uniti si facciano davvero e perché il peperoncino in questione ha un nome non più rassicurante, il “Carolina reaper” è considerato il più piccante al mondo e se masticate un po’ di inglese saprete che reaper vuol dire mietitore.
Un uomo di 34 anni si è presentato in pronto soccorso lamentando cefalea a rombo di tuono (violento mal di testa che insorge all’improvviso e raggiunge in brevissimo tempo il picco di dolore). I sintomi erano iniziati appena dopo l’assunzione del succitato peperoncino con violenti conati secchi, cioè senza vomito. In seguito il paziente ha sviluppato dolore al collo e nella zona occipitale. Nei giorni successivi l’uomo ha lamentato almeno due episodi di cefalea a rombo di tuono della durata di pochi secondi. A questo punto si reca al pronto soccorso e qui vengono fatti tutti gli esami del caso perché fin dagli anni ’20 dello scorso secolo la cefalea a rombo di tuono viene considerata un segnale di possibile emorragia cerebrale, gli esami però risultano tutti negativi, l’esame delle urine risulta negativo (la cefalea a rombo di tuono può essere scatenata dall’assunzione di droghe). Solo la angioTAC rivela qualcosa, non risulta nessun aneurisma ma si osserva un restringimento dell’arteria carotidea e vaso spasmi in alcuni tratti di arterie cerebrali. Quindi al paziente viene diagnosticato un caso di RCVS (sindrome da vasocostrizione cerebrale reversibile). Dopo cinque settimane ripetendo la angioTAC i medici hanno potuto rassicurare il paziente che la situazione si era completamente ristabilita.
Che cosa abbiamo (o meglio possono imparare i medici di pronto soccorso) da questo caso?





Che se arriva in pronto soccorso un paziente con cefalea a rombo di tuono e gli esami escludono un’emorragia  subaracnoidea, una trombosi delle vene cerebrali o altre cause conosciute, potrebbe trattarsi di un caso di RCVS.
Che se arriva in pronto soccorso un paziente che lamenta mal di testa dopo l’ingestione di peperoncino va considerata la possibilità di una RCVS.
In questo caso basterà rimuovere l’agente offendente e prestare assistenza per i disturbi al paziente.
Va chiarito infine che questa è la prima volta che questa sindrome viene associata all’assunzione di una sostanza piccante, ma sono documentati casi in cui la costrizione delle arterie provocate dal pepe di cayenna ha provocato infarti, le proprietà vasoattive di queste sostanze non si scoprono oggi.

Roberto Todini

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