Peppino Impastato: l’umanità di un attivista

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Capita spesso di ammirare gli eroi dal basso verso l’alto, con il rischio di percepirli lontani e inarrivabili. Nella storia italiana della lotta antimafia si è pensato doveroso miticizzare uomini e donne che si sono distinti per il loro coraggio di opporsi. Peppino Impastato ne è un esempio, ma la sua umanità è il tratto più forte e terreno del suo ricordo.

Giuseppe Impastato, meglio conosciuto come Peppino, non era semplicemente un eroe antimafia. Peppino era soprattutto un attivista. Giornalista, fondatore di un’emittente libera, militante politico di sinistra, cittadino attivo di Cinisi, figlio ribelle in una famiglia mafiosa, giovane ragazzo di 30 anni. Era tutto questo quando venne ucciso la notte tra l’8 e il 9 maggio 1978. Il mito da racchiudere in poster e slogan arrivò poco dopo, quando venne popolarmente riconosciuto come uno dei simboli più belli e sorridenti della lotta alla mafia.

Il ricordo di Peppino ne “I cento passi”

La figura di Peppino Impastato è diventata parte integrante dell’immaginario collettivo italiano grazie al film “I cento passi”, opera di cinema civile diretta da Marco Tullio Giordana. Il film ripercorre la vita di Peppino, esalta i suoi modi e le sue idee, e insieme urla e dimostra il suo pensiero fino a farci avere una visione chiara ma avvilente di come la mafia sia “una montagna di merda”.

“Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” – I cento passi

Il film contiene anche il quadro storico-politico della Sicilia degli anni Settanta e lo racconta in quello subito successivo alle stragi mafiose comprese tra il 1992 e il 1993, come i drammatici attentati di Capaci e Via D’Amelio. Quando “I cento passi” approda al Festival del Cinema di Venezia nel 2000, l’Italia è un paese di ferite ancora aperte. C’è la voglia di ricostruire e il bisogno di raccontare. C’è la lucidità per separare il male dal bene, trasformare il primo in ricordo e il secondo in futuro. E quella di Peppino è la storia ideale per ricominciare.

Nel film come nella realtà, la forte empatia che genera il personaggio di Peppino si cela nel semplice e veritiero ritratto di un giovane ragazzo come tanti, con gli occhi buoni e il sorriso tenace. Non ha né superpoteri né vocazioni, ma idee politiche, validi compagni, e tanti libri. Dalla sua parte ha la cultura e la sua forza mobilitante. È comune ricordarlo nella scena in cui declama a sua madre Felicia la poesia “Supplica a mia madre” di Pier Paolo Pasolini.

È anche grazie a tutto questo se la persona di Peppino sopravvive nella mente degli spettatori e carica di senso e bellezza l’ideale di resistenza che incarna.

L’importanza di Radio Aut

Durante gli anni di intenso attivismo, la coscienza politica di Peppino si sviluppa e si espande attraverso il canale della radio, con la fondazione di Radio Aut nel 1977. In un clima di paura, censura e omertà, la sua voce diventa quella della controinformazione, di cui rimangono ancora stralci come preziose testimonianze. L’esempio di Radio Aut è quello dell’attivismo accostato ai media, che diventano strumenti di educazione civica e giustizia sociale, e assumono un potere rivoluzionario tanto forte da minacciare un cambiamento. Come accadde, appunto, a Peppino, il cui principale bersaglio era il boss Gaetano Badalamenti, ridicolizzato in “Tano Seduto”.

Beato il Paese che non ha bisogno di eroi

Nel 2002 Badalamenti fu infatti condannato all’ergastolo per l’omicidio di Impastato, dimostrando che la forza violenta della mafia si era scontrata con la forza di un giovane ragazzo fiorito nel 68, cioè la militanza convinta e schierata portata avanti con i mezzi della propria generazione.

Sarà per tutto questo che appendiamo foto, condividiamo slogan e dedichiamo targhe a chi è nato nella mafia per poi morirne a 30 anni. Ma il suo lavoro e la sua persona sono stati ampi e ricordare Peppino Impastato come un eroe è riduttivo. L’eroe è un individuo, mentre Peppino è stato un attivista, che è insieme individuo e collettività. Specificarlo è importante per rendere più terreno e reale, e più vicino e contemporaneo chi ci sprona ad agire “prima di non accorgerci più di niente”.

Mariolina Falone

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