Per sconfiggere il coronavirus dobbiamo avere fiducia

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Fiducia. Sta qui ora la parola chiave. Per sconfiggere il coronavirus dobbiamo avere fiducia. Solo così possiamo farcela tutti insieme. Perché siamo un paese fragile collettivamente, politicamente, economicamente, mediaticamente. E quindi ora dipende da noi, dalla capacità di affrontare questa situazione con razionalità e fiducia nel sistema e nelle istituzioni. Il sistema sanitario funziona, le misure messe in atto sono quelle stabilite a livello mondiale. Si sta facendo tutto quello che bisogna fare.
Non dimentichiamo che si tratta di una influenza, che per l’80%, ci dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si manifesta in forme lievi. La letalità è molto bassa, di poco sopra il 2%, nella maggior parte dei casi riguarda persone anziane con patologie pregresse. Meno del 15% è in condizione serie e solo nel 5% dei casi si registra una patologia grave.
Il direttore per l’Europa dell’OMS sottolinea in una intervista a Repubblica che nelle aree italiane colpite il rischio di infezione può essere più alto e per questo i residenti devono seguire le raccomandazioni delle autorità, compreso il non frequentare luoghi affollati.
Ci sono precauzioni da prendere, seguiamole. Soprattutto una fondamentale: se pensiamo di avere sintomi da coronavirus NON presentiamoci in pronto soccorso: chiamiamo il numero 1500 o il 112 e si attiveranno i medici a casa nostra.
Il numero dei contagiati dipende anche dal numero di tamponi che si stanno facendo. Quindi anche i paragoni con altri paesi europei sono relativi, perché non conosciamo i dati in proporzione.
I media dovrebbero fare molta attenzione al linguaggio nella copertura della diffusione del coronavirus: caccia al paziente zero, la pista, il fronte, il coprifuoco, la trincea. No, no, no. Il linguaggio da guerra è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. La situazione è sicuramente seria, ma non si deve alterare la realtà usando un linguaggio che crea ansia, paura. Sì, lo so che a livello di ecosistema mediatico la partita è persa. Ma io ancora conto sul senso di responsabilità almeno delle principali testate.
Faccio qualche piccolo esempio: l’anziana signora morta è stata trovata positiva al coronovirus, ma i medici hanno detto subito che non si sa la causa della morte, perché la signora prima di presentarsi al pronto soccorso dove ha incrociato il paziente numero uno soffriva già di polmonite. Nei titoli di ieri sarebbe stato importante specificare che non si sapevano le cause. Articoli del genere “Si segue la pista degli otto operai cinesi”, non sono utili. Meglio dare la notizia quando è certa. I casi sospetti, come quello ad Assisi, poi risultato negativo, non sono notizia, non andrebbero dati fino alle analisi definitive. Nei titoli non è assolutamente il caso di scrivere “virus cinese” o parlando di Codogno “la Wuhan d’Italia”.
La paura e il panico non devono prevalere sulla ragione e sul contatto con la realtà. Anche perché non ci renderanno in ogni caso immuni dalla malattia.

 

Arianna Ciccone 

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