Perché è più comodo dire che le persone non stanno rispettando le regole?

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Sesta settimana di lockdown, siamo attorno al 40° giorno chiusi in casa, mentre i giorni scivolano via uno uguale all’altro. Bollettino dopo bollettino, facciamo i conti con l’impazienza e non vediamo l’ora che tutto questo si trasformi in ieri.  A complicare la nostra già compromessa stabilità e lucidità mentale, ci pensano il senso di ingiustizia e la rabbia. Perché è comodo dire che le persone non stanno rispettando le regole?




Rabbia, verso chi? Ma verso i furbetti, naturalmente. Coloro che violano le stringenti disposizioni che noi tutti, invece, rispettiamo alla lettera da quaranta giorni. Prima i runner, con gli affezionati della passeggiatina, poi i possessori di cani, insieme a quelli che vanno troppe volte a far la spesa, per non dimenticare i vicini di casa che si recano con solerzia a buttare la spazzatura tre volte al giorno. Come se non bastasse, arriva pure Pasqua, con un sole splendido e beffardo,  che se sta lì a sogghignare, mentre facciamo pittoresche videochiamate alla nonna. Rigorosamente chiusi in casa.



 

Aizzare la folla

Non paghi, allora, ci sottoponiamo stoicamente ai servizi televisivi sulle code verso il litorale romano. Barbara d’Urso, massima esperta della cavalcata dell’onda di rabbia e indignazione, ci mette del suo e manda in onda un perfetto esempio di letame mediatico, con un elicottero della Guardia di Finanza che si presta a un inseguimento live e bracca un “furbetto” a favore di telecamere Mediaset.
Aizzare le folle chiuse diligentemente in casa è diventato il nuovo passatempo della quarantena, ma non solo da parte di chi vuole trasformare in intrattenimento il comprensibile nervosismo sociale.

“Ho sentito sui social”

Lunedì, l’assessore lombardo Gallera ha commentato i dati dei contagi, dicendo testualmente “Ho sentito sui social la giusta rabbia di qualcuno che dice: a Milano c’è ancora troppa gente che si muove. Avete perfettamente ragione”, aggiungendo “Come dicono tanti cittadini c’è ancora troppa gente, e questo crea molta esasperazione in chi invece la quarantena la rispetta in maniera corretta, anche a fatica, e quindi vede che rischia di vanificarsi il grande sforzo che si sta facendo”. Ora: si tratta di un’informazione approssimativa, strumentale e non verificabile, come ha evidenziato anche Francesco Costa dal suo blog. L’assessore Gallera è forse in possesso di dati che dimostrino che queste persone non si stiano spostando per lavoro? Per un politico che ricopre un ruolo di riferimento in questi momenti, che tipo di fonte è “Ho sentito sui social”? I dati dicono una cosa diversa: le persone che stanno trasgredendo sono molto poche: una percentuale che oscilla tra il 95 e il 97% dei cittadini si sta adeguando, visto che ha saputo esibire un motivo valido alle Forze dell’Ordine. Dopo un’iniziale difficoltà, sembra che siamo dunque migliorati.



La televisione della rabbia

Nel fine settimana di Pasqua, non sono mancate foto o servizi televisivi su cui ci siamo avventati famelici, per sfamare l’istinto da cane da guardia che sembra essere cresciuto dentro di noi durante la pandemia. Abbiamo insultato la grigliata di condominio a Palermo e la gente che, in teoria, faceva la coda per andare al mare a Roma (salvo il fatto che la coda fosse creata da un collo di bottiglia con un posto di blocco di polizia). Ogni giorno non mancano articoli che pescano questo o quel furbetto che tenta di farsi beffe del nostro stare in casa. E allora via di insulti, al generico grido di “è colpa di questi se il virus non passa”.

La domanda è una sola. Perché troviamo terapeutico dire che le persone non stanno rispettando la quarantena? In redazione, chiacchierando insieme, abbiamo provato a darci una risposta.

1. Perché è più facile dare la colpa ai runner che a una gestione dissennata dell’emergenza

La Lombardia, ad esempio, non ha fatto tutti i tamponi che avrebbe dovuto. Amministratori locali, come ad esempio il sindaco di Brescia Emilio Del Bono da Fazio, medici e malati lo chiedono a gran voce ormai da settimane. Il presidente Fontana ha risposto dicendo che si tratta di “speculazioni vergognose”. Regione Lombardia, sempre secondo Fontana, starebbe seguendo in modo rigoroso le raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, non sottoponendo a tampone coloro che non presentano sintomi. In realtà, è vero solo a metà: l’ISS dice di non fare i tamponi agli asintomatici, ma la Lombardia non sta facendo i test nemmeno ai tanti casi di pazienti con sintomi fortemente sospetti. La ragione? Risorse non ancora stanziate. Si tira a campare, chiedendo semplicemente di stare a casa e isolarsi dai propri familiari, alla bell’e meglio.  

2. Perché crea una separazione tra “bravi cittadini” e “pazzi criminali”

E’ rinfrancante sentirsi dalla parte di quelli che sono bravi e si stanno comportando bene, vero? Sempre chiacchierando in redazione, Axel Sintoni ha tirato fuori dal cappello una riflessione interessante, sulla morale come una reazione all’angoscia. Congiuntamente alla paura, secondo Axel ci sarebbe la tendenza degli uomini a fondare il proprio agire sulla morale anziché sul coraggio delle proprie scelte. Come sostiene infatti il filosofo Ernst Tugendat, di fatto, ogni guerra deve, per poter essere condotta, fondarsi su ragioni morali. Non si può far entrare in guerra una nazione senza la convinzione di stare lottando per il bene. Sarebbe quindi motivazionale avere un nemico e identificarlo nel furbetto che va al mare, mentre noi passiamo la Pasquetta su Skype.

3. Perché abbiamo bisogno di un nemico fisico

Sempre nella nostra chiacchierata di redazione, Andrea Umbrello ha sostenuto che dare la colpa ai furbetti sia più rassicurante rispetto all’insicurezza, di combattere “contro un nemico invisibile e senza una carta d’identità”. Lo dimostra anche la comunicazione social che sta conducendo Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia, ad esempio, la scorsa settimana tuonava contro due immigrati che a Vicenza avrebbero preso a insulti e bottigliate dei residenti, perché multati. Il commento al video della Giorgia nazionale era “Ma è possibile che mentre gli italiani rimangono a casa, per il bene di tutti, gli immigrati sono liberi di circolare?”. L’eterna contrapposizione tra noi e loro. Dalla redazione Mariarosaria Clemente ha sostenuto che, semplicemente, ci piaccia dare giudizi sulla vita degli altri. “Ognuno sbandiera le proprie ansie ma, allo stesso tempo, impera l’abitudine del sostenere che gli altri siano insensibili” ha sostenuto, aggiungendo “Si pensa che gli altri non abbiano problemi perché desiderano ciò che non dovrebbero“. 

4. Per fare intrattenimento

La noia e il nervosismo ci portano a fare cose molto stupide. Nel mio paese, ad esempio, un centro industriale nel Nord Italia, è circolato un video di dubbia ilarità, risalente ancora al periodo in cui i runner non erano sottoposti alla giustizia ordinaria ma al Tribunale di Facebook. Nel video si vedeva un signore che dal balcone insultava il ragazzo che stava correndo nella strada sottostante. Risate, insulti, condivisioni a raffica. Il tutto con l’esotica ambientazione del balcone, che, si sa, per alcuni italiani ha sempre un certo nostalgico fascino.

Non da meno è il siparietto andato in onda da Barbara d’Urso. Dopo aver toccato il fondo con la preghiera live con Matteo Salvini, abbiamo iniziato a scavare con l’inseguimento in elicottero. Raccontare che le persone sono abbastanza brave, anche se fanno fatica, anche se è difficile, anche se siamo tutti stanchi, non fa audience. Il coronavirus ha cannibalizzato tutto il resto delle notizie: il bassofondo del palinsesto potrebbe passarci sopra, limitarsi a ricette, arte varia e scoop. E invece no. Ormai si parla solo di coronavirus, anche se non si hanno strumenti, competenze o interlocutori adatti. Si trasforma il coronavirus in intrattenimento, contando sull’irrinunciabile apporto alla discussione di Alba Parietti, Carmen Russo e dell’elicottero della Guardia di Finanza. 

Elisa Ghidini,

 con la collaborazione di Axel Sintoni, Andrea Umbrello e Mariarosaria Clementi

 

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