Perché Lavoro si scrive con l’iniziale maiuscola

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Charles C. Ebbets, Lunch atop a Skyscraper, 1932

Ricordo che quando ero bambina e mi veniva chiesto cosa avrei voluto fare da grande, la mia risposta era: “la dj!”. Credo che quel mio sogno riassumesse la mia voglia di dire, l’amore per la musica e la possibilità di giungere ad orecchie e a cuori, pur restando nascosta. Senza troppe apparizioni, insomma. Diciamo che le cose non sono cambiate tanto da quei tempi: passioni e tendenze, sono rimaste invariate! Come quella, per esempio, di voler lavorare, di trovare il mio posto, di svolgere, fare, cambiare, creare.

Perché ogni Lavoro, a modo suo, è creazione, ogni Lavoro produce cambiamento, ogni Lavoro ha la sua importanza, il suo “procedere verso” e “tornare da”. E non esistono gerarchie, più e meno: ogni Lavoro, ogni occupazione, ha le sue difficoltà e i suoi punti di forza. Come si può apprendere dalla classifica dei “Sette lavori più belli del mondo” (pubblicato sulla rivista Focus, http://www.focus.it/cultura/curiosita/i-7-lavori-piu-belli-del-mondo), tra cui compaiono: al settimo posto, il custode di Hamilton Island; al sesto, il collaudatore di alberghi di lusso; il quinto posto è occupato dal tester di acqua scivoli; al quarto abbiamo l’assaggiatrice di uova di Pasqua; il terzo spetta al collaudatore di profilattici; e il secondo è per il giardiniere. E per ognuno di questi Lavori, sono stati indicati i pro e i contro: dai chili in più dell’assaggiatrice di uova di Pasqua all’effetto terapeutico del verde per il giardiniere, dall’assenza di ferie per il tester di acqua scivoli al continuo spostarsi per il collaudatore di alberghi di lusso. Ah già, per quanto riguarda il collaudatore di profilattici, è emerso che questa occupazione pecchi di scarsa ricompensa. Ma guarda… è proprio vero che ogni lavoro ha la sua!

Già, ogni Lavoro ha la sua bellezza, il suo senso e la sua mancanza.

Tra questi menzionati nella classifica e tutti gli altri Lavori che sorprendono, quelli di sempre e quelli che “chi avrebbe mai detto che ce ne sarebbe stato bisogno?!”, quelli frutto della fantasia umana e quelli che “come faremmo senza?”, ogni Lavoro presenta i suoi tarli e le sue perle.

Ed ogni Lavoro, è essenziale. Valido e prezioso. E non credo ci sia bisogno di uno studio approfondito dell’ Etica del Lavoro per sapere, per credere, per dire che ogni Lavoro ha la sua dignità: quella di chi lo svolge. Quella di chi ha piena consapevolezza di sé, del suo tempo impiegato e dei frutti prodotti. E lungi da me fare del sentimentalismo, ma questo lo imparo ogni volta che mio padre si esprime sulla costruzione o sulla ristrutturazione di una casa, affascinandomi con la passione e con l’impegno con cui lo fa. Anche a distanza di anni.

Perché il proprio Lavoro, quello che si è svolto per anni, che ha permesso di crescere e che ha sostenuto la realizzazione di desideri e progetti, da quelli più semplici a quelli più complessi, è quello che ci si porta dentro per sempre, anche quando non è più il tempo di svolgerlo. Ed è triste che del Lavoro se ne sia fatto un uso ingiusto, un abuso deleterio, un modo per controllare e ricattare, una frustrazione e tant’altro. Un tanto che poco ha a che fare con il Lavoro nella sua essenza, nel suo profondo significato e nella sua vera natura. Un tanto che scoraggia, delude e spegne intenzioni, sogni e volontà. Un tanto che, ad ogni modo, non deve vincere sul desiderio di ogni Persona di cercare, di trovare e di difendere (sempre nel rispetto degli altri e delle altre, s’intende) il suo posto, il suo modo di esprimersi e di esprimere la sua identità, la sua personalità e le sue capacità.

Fosse anche per non privare il Mondo e la Storia di talenti, di professionalità, di idee, di genialità, di invenzioni ed innovazioni che non hanno avuto modo di venir fuori e di colorarlo un po’ questo Spazio che, per quanto piccolo in mezzo all’infinito, è comunque sufficiente per tutti, per tutte.

No, non l’ho dimenticato: bisogna dire a quale Lavoro è spettato il primo posto! Bene. Il primo posto tra quelli più belli del mondo, è tutto per il matematico! Ed è considerato tale a motivo degli stipendi generosi e delle possibilità: i matematici, infatti, sono ovunque. Dagli Istituti di ricerca universitari alla sanità, dalla politica alla tecnologia, dai broker di Wall Street alle società energetiche. Insomma, diciamo che, tenendo conto di tutto questo, i conti tornano!

E spero, speriamo, che i conti possano tornare per ognuno. Per ogni Corpo e Mente e Spirito che non aspettano altro se non di realizzare e di realizzarsi. Secondo la propria natura, il proprio essere e i propri sogni.

Ah sì: nonostante tutto, i sogni, quelli sì, non dimenticateli mai. 

E buon Lavoro.

 

Deborah Biasco

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