In una delle decisioni più rapide e clamorose della recente storia politica del Perù, il Parlamento ha approvato l’impeachment di Dina Boluarte con un procedimento durato meno di ventiquattro ore. La votazione, iniziata giovedì mattina e conclusa poco dopo la mezzanotte, ha visto un consenso trasversale che ha coinvolto quasi tutte le forze politiche. Con oltre 113 voti favorevoli su 130, il Congresso ha dichiarato la presidente «incapace moralmente in modo permanente», la formula giuridica con cui viene giustificata la destituzione dei capi di Stato nel sistema peruviano.
Il nuovo capo di Stato
A seguito dell’impeachment di Dina Boluarte, la guida del Paese è passata a José Jerí, 38 anni, presidente del Parlamento unicamerale. Jerí ha prestato giuramento come capo di Stato ad interim, assumendo il compito di condurre il governo fino alle elezioni generali previste per l’aprile 2026. Nel suo primo intervento, ha dichiarato di voler «guidare un esecutivo di transizione nel rispetto della Costituzione e della volontà del popolo peruviano», invitando le forze politiche alla stabilità dopo mesi di tensione.
La mozione che ha portato alla caduta di Boluarte è stata sostenuta da una larga maggioranza, comprendente anche i partiti che fino a poche settimane fa appoggiavano l’esecutivo. Tra questi Rinnovamento Popolare, formazione guidata dal sindaco di Lima Rafael López Aliaga, e Forza Popolare, il partito di destra fondato da Keiko Fujimori. Hanno votato a favore anche gruppi progressisti come il Blocco Socialista e altre forze di sinistra, unite nella critica a una gestione considerata inefficace dell’ordine pubblico e segnata da scandali personali.
Scandali e accuse di incapacità
Le accuse mosse contro Boluarte ruotano attorno a due principali questioni: la corruzione e la sicurezza interna. Le mozioni di impeachment – quattro in totale – hanno denunciato una «incapacità morale permanente» legata al caso conosciuto come Rolexgate, in cui la presidente è stata accusata di possedere orologi e gioielli di lusso non dichiarati. Altri deputati hanno richiamato la sua assenza di dieci giorni nell’estate 2023 per un intervento di chirurgia estetica non comunicato al Parlamento, interpretata come un atto di negligenza istituzionale.
Ma il tema centrale resta l’insicurezza nazionale. Il governo di Boluarte era finito al centro delle critiche per la gestione della crescente criminalità organizzata, con un aumento record di omicidi su commissione ed estorsioni. Secondo dati parlamentari, nel solo 2025 sono stati uccisi 180 lavoratori del trasporto pubblico, spesso per essersi rifiutati di pagare tangenti a gruppi criminali.
L’attacco che ha segnato la svolta
Un episodio in particolare ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica: l’attentato contro la nota band di musica popolare Agua Marina, avvenuto la sera dell’8 ottobre a Chorrillos, nei pressi di Lima. Durante un concerto, uomini armati hanno aperto il fuoco contro il palco, ferendo cinque musicisti e provocando il panico tra migliaia di spettatori. L’attacco, avvenuto poche ore prima della presentazione della mozione di impeachment, è diventato il simbolo del fallimento delle politiche di sicurezza dell’esecutivo.
Una difesa mancata
Convocata in Parlamento per presentare le proprie argomentazioni, Boluarte ha rifiutato di partecipare alla sessione. Il suo avvocato, Juan Carlos Portugal, ha spiegato che la presidente non aveva avuto il tempo necessario per prepararsi: tra la notifica e la convocazione erano trascorsi appena cinquanta minuti. Nonostante la protesta della difesa, la mozione è stata discussa e approvata nella stessa giornata.
Un governo senza sostegno
Boluarte, salita al potere nel dicembre 2022 dopo la destituzione di Pedro Castillo, era ormai isolata. Inizialmente eletta con il partito di sinistra Perù Libero, ne era stata espulsa pochi mesi dopo e aveva progressivamente orientato la propria politica verso posizioni conservatrici, stringendo alleanze con la destra e l’estrema destra. Questa trasformazione, unita a una gestione repressiva delle proteste del 2022–2023 – durante le quali morirono 50 manifestanti e un agente di polizia – aveva eroso quasi del tutto il suo consenso. Secondo un sondaggio di settembre, oltre il 93% dei cittadini disapprovava il suo operato.
L’impeachment di Dina Boluarte si inserisce in un quadro di profonda instabilità politica. Negli ultimi nove anni il Perù ha avuto sei presidenti, molti dei quali rimossi con procedimenti simili. La successione di governi brevi e di accuse di corruzione ha alimentato una sfiducia diffusa verso le istituzioni e rafforzato la percezione di un sistema incapace di garantire continuità politica e sicurezza ai cittadini.
Le reazioni
All’esterno del Parlamento di Lima, centinaia di manifestanti hanno accolto la notizia della destituzione con feste e bandiere del Perù, chiedendo un rapido ritorno alla democrazia. Nessuna delle principali forze parlamentari ha per ora dichiarato l’intenzione di guidare un governo di transizione, segno della fragilità del quadro politico.
La caduta di Dina Boluarte rappresenta l’ennesimo capitolo di una crisi istituzionale che sembra non avere fine. La combinazione di scandali personali, inefficienza nella gestione della sicurezza e perdita di consenso ha portato a una rimozione quasi unanime. Resta ora da capire se il presidente ad interim José Jerí riuscirà a garantire la stabilità necessaria per condurre il Paese alle elezioni del 2026 senza precipitare in una nuova fase di incertezza.















