Pet therapy: com’è nata? Ripercorriamone la storia

Il termine pet therapy fu usato per la prima volta da Boris Levinson nel 1953 nel suo scritto “Il cane come coterapeuta”.

La pet therapy è difatti un intervento co-terapeutico, utilizzata in bambini e adulti ,disabili e non.  Si basa sull’utilizzo di un animale precedentemente addestrato. La prassi prevede che, oltre all’addetto alla terapia vi sia anche l’addestratore.

Un famoso proverbio francese “La lingua del cane, serve alla medicina”, la dice già lunga sull’importanza della pet therapy. Sin dall’antichità si è sempre data molta importanza alla figura dell’animale domestico, in particolare del cane e del gatto, come medicina.

L’arrivo di questa terapia in Italia è stato un percorso molto lungo. Ripercorriamone brevemente il percorso storico.

Storia della pet therapy

Il primo psicoterapeuta che sperimentò una terapia con gli animali fu William Tuke, che nel 1792,  in un ospedale psichiatrico, sperimentò cure con animali da cortile per il recupero dell’autocontrollo. Nel 1867 in Germania venne fondato un ospedale dove alcuni animali erano utilizzati per la cura dell’epilessia. Nel 1875, il medico francese Chessigne prescrisse per la prima volta l’equitazione a pazienti con problemi neurologici.

1919: la prima guerra mondiale, aveva destabilizzato i militari tanto che negli ospedali militari di Francia e Stati Uniti, depressione e schizofrenia furono curati per la prima volta con i cani.

1942:  in piena seconda guerra mondiale, presso l’ospedale militare di New York, la Croce Rossa Americana cercò di recuperare i militari gravemente feriti o grandemente turbati grazie a maiali, cavalli e pollame.

Nel 1969, Levinson, utilizzando la pet therapy con i bambini, notò che quando nel suo studio riceveva bambini con disturbi psichiatrici, questi si avvicinavano facilmente al suo cane dimostrando una certa spontaneità nell’interazione con lui. Da ciò, dedusse che l’animale è un ottimo mediatore nell’interazione con l’uomo e iniziò ad usarlo nella psicoterapia con i bambini ottenendo ottimi risultati.

1970: iniziarono le prime ricerche sull’etologia dei primati e un ospedale psichiatrico negli Stati Uniti adottò il primo cane per aiutare i bambini.

1975: i coniugi Corson, iniziano ad usare la terapia elaborata da Levinson per curare gli adulti con problemi psichiatrici e avviano programmi di pet therapy anche nelle carceri  e nei manicomi criminali.

Nello stesso anno, la terapia fu utilizzata anche per gli anziani.

Negli anni ’80, si iniziò a studiare l’interazione uomo-animale e nacque l’istituto di zooterapia. Dopo vari studi, la pet therapy arrivò in Italia nel 1987 grazie ad un convegno a cui parteciparono esperti di fama mondiale.

Quali animali vengono utilizzati e quali benefici ha

Gli animali utilizzati nella pet therapy sono animali domestici quali per esempio conigli, galline, cavalli, asini e in particolar modo cani e gatti. I suddetti sono animali che possiedono quasi tutti le stesse attitudini ( docilità, socievolezza, curiosità, vigilanza, buon temperamento e tempra, giocosità e affettuosità). Ti sei mai chiesto perché viene usato l’animale per curare determinati problemi?

L’animale vanta caratteristiche che spesso l’uomo non ha:

  • elimina meccanismi psicologici quali la negazione e la falsificazione, proponendo rapporti diretti veri e lineari;
  • è sociale;
  • ama vivere in compagnia;
  • è libero e spontaneo nel contatto fisico;

In caso di disabilità, la pet therapy presenta moltissimi benefici: allenta la tensione muscolare, stimola le endorfine, regola la pressione arteriosa, rafforza le difese immunitarie, riduce alcuni comportamenti problema e favorisce la socializzazione lavorando sulla fiducia.

Federica Perticone

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