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Philips CD-i: La “non Playstation” condannata alla sconfitta commerciale

Sarà stato il Philips CD-i in grado di sopportare il peso di Nintendo?

Il primo modello di CD-i. Da: en.wikipedia.org
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Nintendo è un’azienda particolarmente ricordata per le fantastiche esperienze che hanno divertito tutti, grandi e piccini, tramite i suoi giochi, semplici ma efficaci. Ormai sappiamo tutti che non ha sempre avuto periodi felici (per più informazioni potete trovare le precedenti parti della storia qui e qui), e questo è uno di quelli. Nello scorso articolo, abbiamo visto come Nintendo avesse cominciato a fare patti e contratti per produrre un Add-on (“aggiunta”) per la sua successiva console con Sony.
Le loro strade, dopo che Nintendo si tirò indietro, si separarono bruscamente: Sony continuò per la propria strada (avrebbe pubblicato la prima Playstation nel 1994), e Nintendo ripiegò sull’azienda Europea di simile calibro chiamata “Philips”, per produrre una console/lettore CD da casa che potesse piacere sia ai grandi che ai piccini. Così, nel 1991 in America e nel ’92 in Europa, fu rilasciato al mondo il Philips CD-i, con una serie di promesse che ricalcavano la possibilità di conciliare gli interessi dell’adulto e del bambino in un unico pacco, grazie ad una più che rispettabile quantità di giochi e CD leggibili solo su questa miracolosa piattaforma. 

La storia non era proprio così, però: il Philips CD-i peccava di tante caratteristiche che erano però presenti nella Nintendo Playstation, tra cui un buon hardware o delle buone periferiche di gioco per avere un’esperienza completa e divertente. L’interesse fu fin da subito piuttosto basso, e la macchina arrancò a mostrarsi interessante, dato che la maggior fonte di comunicazione del prodotto era tramite pubblicità piuttosto lunghe e tediose (infomercial), e ciò che poteva creare interesse nello spettatore veniva velocemente tirato indietro dalla qualità del marketing stesso. Già uscito arrancante dalle fabbriche, il CD-i fu riprodotto in diverse versioni per sistemare gli errori delle precedenti macchine: ben 4 serie di console furono prodotte, con una serie di modelli per ognuna, per aggiungere dettagli o eliminare i problemi delle macchine precedenti.




Il problema, però, stava nel fatto che la console fosse già indietro rispetto alle altre dello stesso periodo: vuoi che sia perché prometteva di essere un lettore multimediale prima di una console, vuoi che sia perché prometteva esperienze diverse rispetto agli altri “computer da casa”, il Philips CD-i fu continuamente affossato dai “big” del market, come SEGA e Nintendo stessa col suo SNES. Durante il suo periodo di vita, però, Philips riuscì a produrre e mettere in vendita una serie di giochi, grazie anche a compagnie di terze parti, che andavano dal classico Mario a brand più impegnativi come Zelda.

 

Zelda CD-i
Un’immagine proveniente da uno dei tre giochi di Zelda. Da: zeldainformer.com

Guardandoli nel dettaglio oggi, non sono titoli particolarmente entusiasmanti: “Hotel Mario” era un titolo in cui il suddetto idraulico andava in giro per diversi Hotel a cercare Peach, puntualmente rapita da Bowser; i tre titoli di Zelda, “The Faces of Evil”, “The Wand of Gamelon” e “Zelda’s Adventure” erano, parlando dei primi due, esattamente la stessa cosa, con Zelda o Link come protagonisti a seconda della versione. “Zelda’s Adventure”, invece, era uno stranissimo gioco visto dall’alto in cui la principessa si faceva strada tra mostri e cattivi usando una sorta di scettro. I tre titoli precedenti a Zelda’s Adventure, invece, presentavano dei video esplicativi e cutscenes (filmati) completamente animati e fuori luogo, datati già ai tempi della produzione, che sono rimasti alla storia come i peggiori filmati espositivi di sempre. Altri titoli della console includevano il famoso Lemmings” e titoli innovativi e particolari come “Dragon’s Lair”. Gli altri tendevano spesso a cadere nell’oscurità dei giochi di nicchia (a parte il ricordatissimo “Burn: Cycle”), o più semplicemente erano troppo poco interessanti per essere apprezzati da demografiche generose e ai calibri di Nintendo o SEGA, che ai tempi si contendevano molto il mercato.

Insomma, quello che nacque come un accordo per superare la perdita finanziaria del mancato accordo Sony x Nintendo si trasformò in un’altrettanta perdita per Philips, che nonostante la promessa di produrre per la Nintendo e rilasciare prodotti di qualità, non riuscì a sopportare il peso della casa giapponese, e fallì miseramente, perdendo in 5-6 anni circa un miliardo di dollari.
Questa, però, non è la prima storia ad includere un fallimento da parte di Nintendo. Nel 1995, Nintendo provò a fare un “salto di qualità” producendo uno strano visore, chiamato Virtual Boy, ma questa è una storia molto più particolare, e trascende il semplice “mancato accordo con un’altra compagnia.

In definitiva, Nintendo fallì, perlomeno in quel periodo. Grazie alla fantastica campagna del Super Nintendo, però, fu in grado di ammortizzare le perdite e continuare nella propria produzione, rilasciando poi qualche anno dopo il Gameboy Color e il Nintendo 64. In quanto a Philips, dopo il CD-i non si seppero particolari dettagli: con solo un milione di vendite in 7 anni, ognuno tornò a fare ciò in cui era più bravo.

Graziano Ferilli

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