I pianeti con ricche biosfere potrebbero essere davvero molto rari

La notizia la apprendiamo sul sito della Royal Astronomical Society, ma la ricerca pubblicata sulla loro rivista scientifica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society parla italiano, perché il primo autore è il professor Giovanni Covone dell’università di Napoli.
La ricerca in  questione tira un brutto colpo alle speranze di chi sogna di trovare la vita nel cosmo, perlomeno alle speranze di chi spera di trovare là fuori pianeti con ricche biosfere brulicanti di vita come quella terrestre.
Per la precisione smonta ancora una volta il famoso argomento: noi non siamo speciali.
Fin da prima che fosse confermata la realtà dei pianeti extrasolari gli scienziati avevano ipotizzato che essendo il Sole fosse una stella come le altre i sistemi planetari dovessero essere la regola.
Questa supposizione si è rivelata corretta, abbiamo scoperto migliaia di pianeti extrasolari.


Prima condizione per supporre che su un pianeta sia  possibile la vita abbiamo stabilito che sia la presenza dell’acqua allo stato liquido, quindi è stata definita la cosiddetta fascia di abitabilità, cioè in base al tipo di stella la distanza minima e massima che un pianeta deve avere dal suo astro per avere le condizioni climatiche che permettano la presenza di acqua liquida in superficie.
Il lavoro di Covone si è concentrato su un altro aspetto, per avere una biosfera di tipo terrestre, con ossigeno creato dalla fotosintesi, serve una certa quantità di radiazione solare.
Il risultato trovato è che per esempio le nane rosse (il tipo di stelle più comuni nella galassia) non forniscono abbastanza radiazione solare per sostenere una ricca biosfera.
Se accoppiamo questa conclusione (che esclude le stelle troppo deboli per fornire la radiazione solare necessaria per alimentare una fotosintesi che sostenga una ricca biosfera) con il fatto risaputo che invece le stelle molto più grandi del Sole bruciano più in fretta e dunque non avrebbero una vita sufficientemente lunga da permettere l’evoluzione di forme di vita complesse nei loro sistemi planetari, il range di possibilità in cui cercare pianeti con ricche biosfere si assottiglia sensibilmente.

Roberto Todini

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