Piantare alberi per contrastare il surriscaldamento globale: l’idea di due ricercatori di Zurigo

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L’idea di piantare alberi per contrastare il surriscaldamento globale non solo ha qualcosa di poetico, ma potrebbe anche essere un’idea vincente. Ne sono convinti i due ricercatori del Politecnico federale di Zurigo Thomas Ward Crowther e Jean-François Bastin. I quali hanno messo a punto un progetto che ha tutta l’aria di essere la chiave di svolta nella lotta per la riduzione della quantità di anidride carbonica (CO2) presente nella nostra atmosfera.

 Il processo scientifico da cui trae fondamento la teoria, risiede nella capacità delle piante di assorbire anidride carbonica e rilasciare ossigeno. Il processo che rende possibile la trasformazione è detta fotosintesi clorofilliana. Cerchiamo di capire qualcosa in più.

Armati di alberi cespugli e rampicanti possiamo vincere la battaglia contro il surriscaldamento

Gli studi volti a determinare con precisione fino a che punto le piante – alberi, cespugli e rampicanti – sono in grado di ridurre la quantità di CO2 presente nell’atmosfera sono molti. Secondo uno dei più recenti sembra che le piante siano in grado di rimuovere circa il 29% delle nostre emissioni.

Allo stesso tempo, questi stessi studi dimostrano che se la quantità di CO2 presente in atmosfera continuasse ad aumentare, le piante non avranno più la capacità di assorbirla allo stesso modo. Ma non solo. Secondo gli esperimenti portati avanti dall’Oak Ride National Laboratory, l’esposizione delle piante a livelli sempre maggiori di CO2 comporterebbe una leggera modifica dei tessuti delle loro foglie. Con conseguenze negative per tutti gli animali che se ne cibano.

Tutto questo rende forse più chiaro il perché fenomeni quali il disboscamento al fine di poter coltivare e gli incendi che recentemente stanno distruggendo ettari ed ettari di aree verdi del nostro pianeta, costituiscono un grave pericolo per la nostra stessa sopravvivenza.




E se piantassimo un miliardo di ettari di nuove piante?

Alla luce di quanto esposto, sono due le cose che emergono con chiarezza. Da un lato, le piante sono indispensabili nella lotta contro il surriscaldamento globale. Dall’altro, allo stato attuale delle cose, la vegetazione presente sulla terra da sola non è sufficiente a salvare il pianeta dalle emissioni di CO2.

Proprio per questo motivo, le conclusioni cui sono giunti i dei due ricercatori di Zurigo sembrano essere idonee ad offrire una risposta efficace al problema. Piantare alberi per contrastare il surriscaldamento globale non è forse la soluzione più logica? Secondo le stime, un miliardo di ettari di nuove piante, dovrebbe catturare circa 205 giga tonnellate di CO2 – l’equivalente dell’inquinamento prodotto durante tutto il 2018 –.

Thomas Ward Crowther e Jean-François Bastin hanno già individuato sulla terra una serie di aree che potrebbero ospitare all’incirca 900 milioni di ettari di nuovi alberi senza che sussista il rischio di sovraffollare le foreste o di invadere aree urbane. Il progetto avrebbe un costo di 260 miliardi di euro e potrebbe aiutarci a mantenere la temperatura dell’atmosfera intorno a 1,5 C°  per tutto il XXI secolo.

La speranza è che questo progetto non venga ignorato e dimenticato. L’atteggiamento di profonda inerzia che istituzioni nazionali e internazionali hanno mantenuto rispetto alla questione del surriscaldamento deve finire prima che sia troppo tardi.

Livia Larussa

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