Piccoli negozi addio: l’Istat lancia il grido di allarme

Secondo le stime dell’Istat, entro 10 anni i piccoli negozi potrebbero scomparire definitivamente, a vantaggio dei centri commerciali. Una previsione apocalittica, che l’Istituto Nazionale di Statistica aveva già lanciato nel 2016 e sulla quale oggi torna a porre l’attenzione.

Piccoli negozi a rischio scomparsa?

I numeri purtroppo parlano chiaro. Solamente nel 2016 abbiamo assistito alla chiusura di 25.469 piccoli negozi: 15mila nel Centro-Nord e 10mila nel Sud e nelle Isole. Nel 2017, complessivamente hanno chiuso, senza essere sostituite, circa 10mila imprese del commercio al dettaglio in sede fissa, al ritmo di 27 negozi in meno al giorno. Dal 2007 ben 91mila negozi hanno abbassato la serranda ed è per questo che, se si continuerà così, tra 10 anni in Italia spariranno i classici negozi di quartiere.

In questo decennio di crisi, a pagare il prezzo più alto è stato proprio il sistema dell’artigianato e delle piccole imprese, con decine di migliaia di chiusure di attività, ma nonostante ciò in qualche misura questo sistema ha anche tenuto. Potremmo forse definirla resilienza e di sicuro non è sufficiente a schiarire il quadro fosco che i dati sulla mortalità delle attività commerciali ci dipingono, ma è di certo uno spunto di riflessione importante da cui ripartire.

L’orgoglio artigiano secondo Confartigianato

Ce lo racconta Confartigianato nella relazione annuale, secondo cui molti operatori hanno saputo cogliere le nuove opportunità, come ad esempio quella della rivoluzione digitale, trasformando il modo di fare impresa e di fare società e, dimostrando nei fatti, quanto sia vero che è proprio la piccola impresa diffusa sul territorio a dare ricchezza al Paese.

Certamente non è possibile fare affidamento solo sulla forza di volontà, sull’ingegno individuale e sull’orgoglio “artigiano” di molti, c’è bisogno in modo strutturale che si riparta da chi crea lavoro e sviluppo, cioè dalle micro e piccole imprese, che rappresentano il 99,4% del tessuto produttivo e danno lavoro al 65,3% degli addetti. Insomma sempre secondo Confartigianato, c’è bisogno di creare un Paese a misura di piccola impresa: con leggi semplici e chiare, con un fisco leggero, un credito orientato alla competitività, incentivi per l’innovazione digitale, con una formazione che unisca scuola e lavoro. In una situazione così fragile, le piccole realtà scontano un livello di tassazione molto alto, dovuto agli aumenti di imposta seguiti alla crisi. La difficoltà dei piccoli negozi è evidente.




L’obbligo di chiusura domenicale: aiuto o stangata per i piccoli?

I dati sul commercio forniti dall’Istat rappresentano un monito rispetto alle soluzioni da mettere in campo. Hanno fatto molto discutere nelle scorse settimane alcune proposte del Governo che riguardano l’obbligo di chiusura domenicale per le attività commerciali. Un provvedimento ancora al vaglio delle commissioni, che desta più di qualche timore nelle categorie di settore. La preoccupazione principale, secondo Codacons, riguarderebbe proprio il rischio di scomparsa dalle città dei piccoli negozi, perché i consumatori verrebbero privati della possibilità di fare acquisti nei giorni liberi, con conseguente riduzione del giro d’affari nel commercio tradizionale a vantaggio dell’e-commerce. Di sicuro, al di là della buona volontà di alcuni e di alcuni interventi più o meno condivisibili, il trend negativo ancora non accenna a invertirsi.

TUTELA del made in Italy, SEMPLIFICAZIONE delle norme, alleggerimento della pressione fiscale sono in sintesi gli interventi che le associazioni di categoria chiedono a gran voce per preservare il piccolo commercio dalla crisi che lo ha investito ormai da troppo tempo. Le risposte della politica sapranno invertire la tendenza?

Federica Nobilio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *