Pioggia sulla calotta glaciale della Groenlandia: non era mai successo prima

A 3.216 metri di altezza, in Groenlandia, è caduta la pioggia sulla calotta glaciale. Un evento unico e preoccupante, che porta la firma del cambiamento climatico.

Quanto accaduto tra il 14 e 16 agosto è stato talmente inaspettato per i ricercatori, che non avevano nemmeno gli strumenti idonei alla misurazione delle precipitazioni. Eppure, incredibilmente tutta la Groenlandia è stata colpita da circa 7 miliardi di tonnellate di acqua. Questo è stato il primo evento certo di pioggia sulla calotta glaciale dall’inizio delle misurazioni, nel 1950. Purtroppo, ancora una volta bisogna puntare il dito contro il cambiamento climatico, le cui responsabilità sono difficilmente discutibili.




Temperature record

Secondo la Summit Station della National Science Foundation ad oggi non è raro che in Groenlandia si registrino temperature sopra lo zero durante l’estate e, infatti, fenomeni di neve bagnata si erano già osservati in passato. Invece, non era mai successo di assistere a precipitazioni sulla cima della calotta glaciale (72,58 ° N 38,46 ° W), che raggiunge i 3.216 metri di altitudine.

Purtroppo, le temperature sono rimaste costantemente sopra lo zero per circa nove ore, dalle 07.00 UTC alle 16:20 UTC, raggiungendo il massimo picco di 0,48 °C alle 10:40. Dal tardo pomeriggio, un forte raffreddamento ha riportato le temperature a -8,5 °C, grazie alla scomparsa del maltempo e il ritorno del cielo sereno.

Le perdite di calotta glaciale

Tra il 14 e il 16 agosto si è verificato un diffuso scioglimento superficiale in risposta alle piogge che hanno colpito recentemente la Groenlandia. In particolare, l’area di fusione ha raggiunto la massima estensione alla vigilia di Ferragosto, interessando ben 872.000 km2, per poi scendere a 512.000 km2. Prima del 2021, più eventi di fusione nello stesso anno, con un estensione maggiore di 800.000 km2, si erano verificati solo nel 2012.

Alla data odierna, l’area totale di scioglimento è di circa 21,3 milioni di km2, un valore ben al di sopra della media stimata nell’intervallo temporale 1981-2010, ovvero 18,6 milioni km2. Nel complesso, la quantità di ghiaccio andata persa a causa delle precipitazioni di agosto è stata sette volte superiore alla media giornaliera per lo stesso periodo dell’anno.

La Groenlandia, come il resto del mondo, sta cambiando. Ora piove: in un’area in cui la pioggia non è mai caduta.

Quanto appena accaduto non è un evento pericoloso, se preso singolarmente, in quanto da solo non ha un grande impatto sull’ambiente. Tuttavia, è estremamente indicativo della crescente estensione, durata e intensità del disgelo in Groenlandia, una constatazione, questa si, molto preoccupante.

In effetti, un recente studio pubblicato su PNAS ha affermato che la calotta glaciale si sta avvicinando a un punto critico, superato il quale lo scioglimento completo sarebbe inarrestabile, indipendentemente dal frenare o meno il riscaldamento globale. Purtroppo, qualora si verificasse una situazione simile, il livello degli oceani si alzerebbe di circa 7 metri.

Secondo i ricercatori, il progressivo disgelo, abbassando il livello dei ghiacci, li espone maggiormente all’aria calda e quindi alla scomparsa. In pratica, si rischia un circolo vizioso senza ritorno e dagli effetti catastrofici. Allo stesso tempo, non è nemmeno escluso che, superato il punto critico, non si possa ritrovare un nuovo equilibrio per una calotta però di dimensioni sensibilmente più piccole.

Cosa ha causato la pioggia sulla calotta glaciale?

Un centro di bassa pressione ha attraversato la Baia di Hudson in direzione isola di Baffin, mentre contemporaneamente vigea un’elevata pressione sopra la Groenlandia. Questo squilibrio ha generato un forte gradiente barico in prossimità del mare del Labrador e le conseguenti precipitazioni atmosferiche.

In genere, l’acqua di disgelo o delle precipitazioni filtra nella neve per poi ricongelarsi. Tuttavia, nelle zone dove c’è il ghiaccio puro oppure la coltre nevosa è satura, si verifica un deflusso dell’acqua e quindi una perdita  di massa della calotta glaciale.

Gli eventi di luglio

Poco più di un mese prima, nel luglio 2021, in Groenlandia non è caduta pioggia sulla calotta glaciale, ma si è verificato un fenomeno atmosferico simile. Infatti, le temperature erano particolarmente alte e hanno velocizzato lo scioglimento dei ghiacci, soprattutto nelle aree meridionali. In particolare, i due giorni più difficili sono stati il 19 e 28 luglio.

La perdita di ghiaccio attuale e futura sarà in gran parte irreversibile.

La calotta glaciale è un enorme massa di ghiaccio che può estendersi ben oltre i 50.000 km2. Attualmente, sulla Terra se ne osservano due, la Groenlandia e l’Antartide, le quali insieme contengono il 99% dell’acqua dolce presente sul pianeta. Un tempo anche gran parte del Nord America e della Scandinavia presentavano una propria calotta, ma oggi è estinta.

In genere, occupa le zone in cui la neve caduta in inverno non si scioglie mai del tutto nel periodo estivo. Di conseguenza, nel tempo gli strati si accumulano aumentando lo spessore dei ghiacci ed esercitando una pressione importante sulle nevi più vecchie. Le lastre di ghiaccio non sono immobili, in quanto scorrono lentamente verso il basso raggiungendo poi il mare. Finché le perdite sono pari alla crescita, la calotta non si riduce, ma, se il rapporto diventa negativo, il sistema risulta instabile.

Le calotte glaciali sono un importante serbatoio di acqua dolce e influenzano sia il tempo sia il clima. Inoltre, rappresentano un diario insostituibile della storia climatica della Terra. Infatti, dalle carote di ghiaccio i ricercatori traggono informazioni estremamente utili per comprendere i cambiamenti climatici nel tempo, ma non solo.

Ilulissat – Baia di Disko in Groenlandia (Foto Valeria Castiello)

Il riscaldamento globale

Il nuovo rapporto sul clima, emanato dall‘Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite, ha confermato il rapido riscaldamento della Terra di 1,1 °C rispetto ai livelli preindustriali. Un numero, purtroppo, destinato ad aumentare e andare verso 1,5 °C, valore oltre il quale i leader mondiali hanno detto di impegnarsi a non voler andare.

I cambiamenti climatici “rapidi e diffusi” ai quali stiamo assistendo sono principalmente dovuti al ritmo vertiginoso con cui la Terra si sta riscaldando. Inoltre, le emissioni di anidride carbonica continuano a crescere, nonostante i numerosi avvertimenti degli scienziati sulle conseguenze. Purtroppo, l’aumento di gas a effetto serra, tra cui si annovera la CO2, impedisce l’irradiazione del calore terrestre nello spazio, riflettendolo invece sul suolo.

Un’aggravante importante

Lo scioglimento dei ghiacciai catalizza il riscaldamento globale, poiché il ghiaccio svolge il compito fondamentale di riflettere i raggi solari (albedo). Alla riduzione dei ghiacciai corrisponde anche un maggiore accumulo di calore negli oceani e nel suolo e quindi sulla Terra. Infine, non per importanza, nel permafrost sono accumulate ingenti quantità di gas serra che, con il disgelo, vengono sistematicamente liberate nell’aria, contribuendo agli effetti sopracitati.

Il ghiacciaio è un testo sacro che ha assorbito tutta la luce dei secoli. Chi lo legge sa che si trova davanti a uno dei libri più antichi del mondo. Lì dentro ci sono segni di migliaia e migliaia di anni fa. Sono conservati persino il primo vento e la prima goccia d’acqua.

Di solito l’idea di visitare le terre dei ghiacci è accompagnata da sentimenti contrastanti. Da un lato la gioia di conoscere paesi dimenticati e remoti, dall’altro il timore di non sapere affrontare climi così rigidi. E su questa altalena tra coraggio e paura la mente si perde facilmente nell’immaginare cosa mai potrebbe regalare un viaggio in Groenlandia o in Antartide od ovunque la linea dell’orizzonte si perda magicamente tra cielo e ghiaccio.
E se immaginare rimane un’attività bellissima, da non abbandonare, ma anzi coltivare, ora è il tempo di agire, affinché tutto questo non diventi veramente lo sfondo di un’occasionale e malinconico sogno di mezza estate.
Carolina Salomoni
Ringrazio Valeria Castiello per avermi concesso le foto presenti nell’articolo.

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