Impara l’arte e mettila da parte: i rifugiati aprono un pizzeria

Fonte: infovaldifassa.com
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Dopo le migliaia di pizzerie in ogni dove, a Vicofaro (Pistoia) ha aperto la ‘Pizzeria del rifugiato’, diversa da tutte le altre. Il nome è indicativo, ed è tutto un programma: infatti, come può essere deducibile, a lavorarci sono 12 immigrati, arrivati dalla Guinea, dalla Nigeria, dal Gambia e altre zone estremamente povere.





L’iniziativa è opera di Don Biancalani, già conosciuto per le accuse che gli erano state poste dopo aver pubblicato su Facebook la foto dei migranti che accoglie, portati a fare il bagno in piscina. In realtà si trattava di un premio a quei ragazzi che avevano lavorato gratuitamente come cuochi e camerieri in una Onlus, ma l’estrema destra non aveva perso l’occasione per ricoprirlo di ingiurie.

Tuttavia chiunque, anche senza essere per forza xenofobo, giustamente storce il naso nel vedere gruppi di ragazzi immigrati passeggiare per le città senza un gran che da fare e quasi nessuno, credo, sarebbe contrario a sapere che invece siano occupati in un’attività onesta e rispettosa. Per questo Don Biancalani ha messo a disposizione i locali della parrocchia al fine di permettere ai ragazzi di intraprendere questo percorso: ovviamente prima hanno dovuto fare un patentino per la manipolazione dei cibi, un corso per l’istruzione alla ristorazione, riuscendo infine a creare le basi per una vera pizzeria, con l’unica differenza dalle altre che è a offerta libera. Con la maggior parte di ciò che i ragazzi riescono a guadagnare, una parte la tengono per il loro sostentamento ed il resto lo mandano nei loro paesi, risultando così un aiuto anche per i luoghi nativi.

Per il momento la pizzeria è aperta soltanto il sabato sera dalle 19.oo, ed ha già suscitato parecchio interesse, tanto che molti clienti arrivano addirittura da fuori zona. Senza dubbio, l’esperimento del parroco di Vicofaro è un ottimo esempio di come utilizzando un giusto metodo, l’accoglienza possa risultare produttiva, non solo per il territorio, ma anche per i ragazzi stessi, i quali si mettono in gioco imparando un mestiere.

Roberta Rosaci

 

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