Osservare il plasma del Sole sarà la chiave per il reattore a fusione?

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Checché ne dicano gli ignoranti e/o imbecilli che ogni volta che sentono la parola “nucleare” hanno un riflesso pavloviano di rifiuto, riuscire nel sogno di sfruttare la fusione nucleare come fonte di energia, cioè realizzare un reattore a fusione efficiente, sarebbe probabilmente la più grande conquista dell’umanità dalla scoperta del fuoco in poi, forse sono troppo ottimistiche (vista la natura umana) le previsioni di chi pensa che traducendosi in energia illimitata, sicura, pulita e a basso costo per tutti porterebbe alla fine di fame e guerre, ma probabilmente ci andrebbe vicino.
Devo spiegare perché nel caso di un reattore a fusione funzionante l’energia nucleare sarebbe pulita (non in maniera assoluta ma preferibile o comparabile a praticamente ogni altro modo di produrre energia), illimitata e a basso costo? Nei reattori a fissione il carburante è l’uranio (arricchito non quello trovato in natura) raro ed altamente radioattivo, così come altamente radioattive sono le scorie e lo sono per molto tempo, in un reattore a fusione il carburante è l’idrogeno che ovviamente non è radioattivo, la formazione di scorie è minima e sono molto meno radioattive e per un tempo più breve, per quel che riguarda l’economicità e l’illimitatezza l’idrogeno è l’elemento più abbondante dell’universo e ne abbiamo tanto anche sulla Terra, basti pensare all’acqua degli oceani.



Il problema è che malgrado gli enormi investimenti protratti per decenni (giustificatissimi, non si può rinunciare a un sogno del genere) non siamo ancora vicini al traguardo, ora giunge notizia dal Trinity College di Dublino di una ricerca che documenta le scoperte derivanti dalle osservazioni del plasma del Sole condotta dai ricercatori irlandesi in collaborazione con colleghi francesi utilizzando i dati provenienti dal grande radiotelescopio di Nançay e dalla camera ad ultravioletti del Solar Dynamics Observatory che è un satellite in orbita geosincrona (vuol dire che orbita a 36000 km di altezza  compiendo un’orbita in un giorno terrestre, ma non vuol dire che sia sempre in verticale sopra lo stesso punto della superficie terrestre, in quel caso particolare si dice geostazionario). La ricerca è stata pubblicata su Nature Communications.
Quale sia il rapporto tra il problema con la fusione e queste ricerche astronomiche sul plasma del Sole è di facile intuizione: il Sole è un’enorme centrale a fusione, il plasma è la condizione della materia nella corona solare e in un reattore a fusione, ma cos’è il plasma? Il plasma è il quarto stato della materia oltre solido, liquido e gassoso, se guardiamo all’universo il plasma è addirittura lo stato più comune della materia, la maggior parte di ciò che osserviamo in cielo è sotto forma di plasma, ma per noi terrestri è qualcosa di molto esotico che è difficile da riprodurre nei nostri laboratori per studiarne appieno tutti i comportamenti. Il plasma è un fluido altamente instabile e caricato elettricamente, paradossalmente questa sua instabilità è persino una valvola di sicurezza nei reattori a fusione che si sta cercando di realizzare, infatti impedisce reazioni  a catena incontrollate, il problema è che  non appena i reattori iniziano a produrre energia avviene un qualche processo naturale che non conosciamo che spegne la reazione.



Gli scienziati guidati in Irlanda dal professor Peter Gallagher e in Francia dal dr Nicole Vilmer sono riusciti per la prima volta ad osservare a fondo le emissioni radio del plasma della corona solare, queste emissioni si conoscevano da decenni, ma non era stato ancora possibile osservarle in maniera da studiare davvero il comportamento del plasma. Come sappiamo la temperatura della corona solare è pazzesca, molto più alta di quella della superficie che è di soli 6000 gradi, nella corona la temperatura è sul milione di gradi, il che vuol dire che le particelle sfrecciano a velocità prossime a quelle della luce e mentre lo fanno emettono luce sotto forma di onde radio a intervalli pulsando come un faro.
Ora studiando queste emissioni si spera di poter carpire tutti i segreti del quarto stato della materia e comprendere che cosa succede nei reattori che non comprendiamo.

Roberto Todini

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