Polar Flow: jogging, privacy e sicurezza

A rischio la segretezza dell’ubicazione di più di 6000 persone. Tra loro anche 49 militari italiani

L’app per Il fitness avrebbe geolocalizzato posizioni e siti di rilevanza strategica. Possibile una fuga di informazioni sensibili.

Fonte: tomsguide.com

Scoppia un nuovo caso di possibile fuga di informazioni sensibili. Questa volta riguarda la società Polar e, in particolare, la sua applicazione jogging: Polar Flow.

Sei mesi dopo il caso Strava, social network su cui è possibile condividere i propri percorsi di allenamento quotidiani, un’altra applicazione simile finisce sotto inchiesta. Si tratta di Polar Flow, l’app per dispositivi mobili creata dalla Polar Electro. L’azienda finlandese, attiva dal 1977 nel campo dei cardiofrequenzimetri e nei dispositivi di monitoraggio fitness, è accusata di aver raccolto e reso pubbliche informazioni sui movimenti e sull’ubicazione di numerosi agenti dell’intelligence, militari e località la cui privacy e sicurezza rivestono un’importanza strategica.

POLAR FLOW

L’app Polar Flow permette di gestire e analizzare i propri allenamenti e le attività di fitness e jogging. La corsa, in particolare, può essere monitorata tramite la mappa Explore, che registra i tragitti percorsi, tenendo traccia dei luoghi in cui ci si è allenati. Inoltre, ed è questo il punto incriminato, se chi la utilizza decide di rendere pubblici i propri dati, qualsiasi persona può visualizzarne l’attività giornaliera. Il tutto tramite una semplice sincronizzazione con i dispositivi (smartwatch, smartphone o fitband) che integrano un chip GPS. Un’applicazione che fa registrare una notevole diffusione; basti pensare che sul solo Play Store di Google è stata scaricata, gratuitamente, più di un milione di volte. 

Polar Flow

L’INCHIESTA

L’allarme è partito da due testate: l’olandese De Correspondent e il sito Bellingcat. La possibilità di seguire i movimenti o di conoscere l’ubicazione di chi utilizza questa app rappresenta un notevole fattore di rischio. In questo modo, la vita di persone che si allenano in località segrete può essere facilmente resa pubblica e messa a rischio. Lo stesso vale, naturalmente, per la sicurezza di siti strategici. Le persone coinvolte sarebbero più di 6000, di oltre 69 nazionalità diverse. L’identità degli individui interessati non è stata rivelata per ragioni di sicurezza, ma sembrerebbe che tra loro figurino anche 49 italiani, in attività presso la base di Sigonella. 

Da parte sua, la Polar ha precisato che non si tratta di una breccia nel proprio sistema di sicurezza. Infatti, i profili sono privati di default, e spetta all’utente decidere se rendere il proprio pubblico o meno. Insomma, più che di un caso di fuga d’informazioni, sembrerebbe trattarsi soltanto di un utilizzo per niente smart di programmi potenzialmente pericolosi per la sicurezza e per la privacy individuale e collettiva. 

Giorgio Garzaniti 

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