Polemica nel bresciano: sindaco nega biblioteca a saggio antifascista

Polemica per la decisione del sindaco di Pompiano, Giancarlo Comincini, di non concedere gli spazi della biblioteca al giornalista Federico Gervasoni per la presentazione del suo saggio sul neofascismo bresciano.

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Polemica nel comune di Pompiano, nel bresciano. Il sindaco Giancarlo Comincini, eletto con l’appoggio di Lega e Fratelli d’Italia, ha declinato la richiesta della capogruppo Sara Acerbis, leader dell’opposizione locale, di poter presentare il saggio di Federico Gervasoni Il cuore nero della città. Viaggio nel neofascismo bresciano all’interno della biblioteca comunale. Il saggio d’inchiesta tratta, come da titolo, dei fenomeni di neofascismo nell’area bresciana, indagati dall’autore in prospettiva storico-culturale.

Come alternativa, il primo cittadino ha scelto di concedere al giovane giornalista un’angusta sala riunioni, la quale presenta una serie di ovvie limitazioni (il numero dei presenti dovrà essere congruo alla dimensioni della stanza, ad esempio): la presentazione è prevista per il 4 dicembre.

«È chiaro che c’è la volontà di osteggiare la presentazione del mio libro in paese,” ha commentato l’autore, sicuro del valore politico del gesto del sindaco.

Gervasoni avanza un’accusa ancora più precisa: la decisione del sindaco dimostrerebbe un tacito sostegno a Andrea Boscolo, militante neofascista e fondatore del gruppo Facebook “Brescia ai bresciani”, e lascerebbe trasparire il desiderio di non intaccare il consenso dell’elettorato nero.

Il giovane collaboratore de La Stampa, tra l’altro, aveva già in passato ricevuto minacce da parte di militanti neofascisti a causa dei suoi articoli apparsi online, minacce per le quali si trova tutt’ora sotto sorveglianza: per la sua nuova battaglia contro l’amministrazione di Pompiano ha ottenuto il sostegno di tanti, dalla Federazione della stampa al presidente della Casa della Memoria Manlio Milani.



L’arringa del sindaco

Il sindaco Comincini si è prontamente difeso descrivendo la caratterizzazione imparziale del proprio gesto:

“È meglio lasciare fuori la politica dalla biblioteca, è un luogo di cultura,” ha dichiarato laconicamente il primo cittadino.

La difesa di Comincini, tuttavia, appare decisamente traballante e lascia aperti diversi interrogativi. In primo luogo, la presunta dicotomia politica/cultura viene liquidata con estrema superficialità. Inoltre, per il sindaco di un piccolo comune, quali scelte sono più profondamente e intrinsecamente politiche di quelle riguardanti la concessione degli spazi pubblici?

Agata Virgilio

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