Diritti e rovesci in campagna elettorale

Populismo e mediocrità spingono la politica italiana sempre più in basso

Questioni importanti, ma troppo complesse per essere ridotte a slogan vengono sistematicamente ignorate o trattate in modo superficiale da una classe politica che ha la necessità di arrivare facilmente alla pancia degli elettori.

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Mancano poche ore alle elezioni. Si è chiusa una campagna elettorale dimenticabile. False notizie, insulti, sciacallaggio mediatico, strumentalizzazioni. Tutto con lo scopo di portare a casa voti, ciascuno con il proprio cavallo di battaglia. La Lega di Salvini è contro l’invasore straniero; la Meloni con i suoi Fratelli d’Italia scommette sulla famiglia, ma solo quella tradizionale; Berlusconi cerca di convincere i più poveri che facendo pagare meno tasse ai più ricchi staremo tutti meglio; Renzi e il PD non hanno ancora sostituito il consulente per la comunicazione; La Bonino vuole più Europa; Grasso punta tutto sul nome; Potere al Popolo no; Forza nuova e Casa Pound inaugurano la macchina del tempo per tornare agli anni Venti; il Movimento Cinque Stelle è ancora deciso a fare pulizia. Un riassunto un po’ banale e semplicistico? Forse. Del resto la politica in Italia non vola molto ad alta quota.

Politica e diritti

In questo contesto il tema dei diritti non ha trovato molto spazio nel dibattito politico, se non per essere liquidato in modo superficiale e qualunquista. Eppure dovrebbe essere un metro affidabile e serio per il giudizio dei vari schieramenti. La ricerca di un benessere generalizzato e universale che faccia stare bene tutti e non solo se stessi con le proprie esigenze del qui e ora dovrebbe essere una garanzia. Anche perché non si può certo dire che in Italia non ci siano cose da sistemare su questo fronte. Secondo il sito www.rapportodiritti.it, che si occupa di offrire un quadro sempre aggiornato della situazione dei diritti umani in Italia, sono diverse le criticità del nostro Paese. Lo dicono anche le decine di procedure di infrazione dell’Unione Europea in materia di Salute, Ambiente e Giustizia. Alcune sono addirittura doppie, o triple, come quella sulla qualità dell’aria.

Omofobia e violenza contro le donne

Uno dei problemi più sottovalutati è l’omofobia. Mentre da un lato continuano a registrarsi casi di violenze fisiche o verbali ai danni di persone omosessuali o ritenute tali, dall’altro si trova da anni arenato in Parlamento il disegno di legge che pone queste aggressioni sullo stesso piano di altri crimini d’odio (regolati dalla c.d. Legge Mancino). Molte critiche alla proposta arrivano dai cattolici, preoccupati della loro libertà di espressione. Anche le violenze contro le donne non si fermano. Dal 2007 al 2017 sono state 1740 le donne uccise in Italia, di cui il 71,9% in famiglia. L’ultimo caso risale a pochi giorni fa. La causa di queste morti è principalmente di natura culturale, così come lo è la soluzione al problema. Questo perché una visione della donna fortemente stereotipata e incapace di riconoscerle piena libertà e autodeterminazione, insieme alla difficoltà di accettare il fallimento di una relazione rappresentano i punti su cui agire a livello educativo per tentare di estirpare il problema alla radice. Tuttavia sono forti le resistenze a un approccio di questo tipo, soprattutto in ambiente cattolico. Infatti nei programmi di destra le uniche donne che contano sono quelle che figliano.

Reato di tortura

Altra questione spinosa è relativa al reato di tortura. La Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti pone nei confronti degli stati l’obbligo di adottare una legge contro la tortura. L’Italia ha ratificato la Convenzione nel 1988, ma per decenni non ha provveduto a mettersi in regola. Lo ha fatto, finalmente, nel 2017. In un modo che potremmo definire all’italiana. Un apposito comitato delle Nazioni Unite ha infatti definito la legge “non conforme alla Convenzione” e “idonea a creare spazi per l’impunità”. In fin dei conti siamo nel Paese dove solo diciassette anni fa, a Genova, si è consumata quella che Amnesty International ha definito come “la più grande sospensione dei diritti democratici dopo la seconda guerra mondiale”, risoltasi con condanne tardive e non proporzionate alla gravità dei fatti. Potere al Popolo e Liberi e Uguali hanno messo nero su bianco la volontà di cambiare la legge per adeguarla alla Convenzione. Anche la triade Berlusconi-Salvini-Meloni ne annuncia una revisione, ma nella direzione contraria perché “loro stanno con le guardie”.



La legittima difesa

A fronte di molte questioni meritevoli di attenzione che invece ne hanno poca oppure distorta (troppe per parlarne in un singolo articolo), quella del diritto alla difesa merita di essere citata per il problema opposto. Si tratta infatti di un diritto fatto oggetto di slogan e inserito nei programmi elettorali, nonostante già esista. Esiste da sempre, nella forma dell’esclusione dell’imputabilità per chi abbia agito costretto dalla necessità di difendere sé o altri da un pericolo. La difesa deve essere proporzionale all’offesa, che deve essere ingiusta, e il pericolo deve essere attuale. Così, una persona che ne uccida un’altra per essersela trovata in casa con un coltello in mano non è considerata imputabile. Lo è invece una persona che, rientrando da una battuta di caccia, sorprenda un ladro in casa del fratello e lo insegua per tutto il paese, uccidendolo dopo averlo braccato come se fosse una preda. In questo secondo caso vengono a mancare lo stato di pericolo e la proporzionalità; in sostanza viene a mancare la legittima difesa. Ammettendo una cosa del genere, si darebbe il via libera alla giustizia privata, con il risultato che ci troveremmo a vivere nel Far West. Tuttavia i criteri della proporzionalità e dell’attualità del pericolo sono contestati dalla coalizione di centro-destra che promette una “difesa sempre legittima”. A quanto pare deve essere Dio a disporre della vita e della morte solo quando si tratta di diritto all’aborto, procreazione assistita e testamento biologico. Per il resto possiamo direttamente occuparcene noi.

Michela Alfano

 

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