Roma, Pomezia, finti centri massaggi: case chiuse per mogli-prostitute

Cinque arresti per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione

Una ragazza cercava lavoro come ‘segretaria’, ma ha trovato ben altro…

Catherine Deneuve in "Belle de Jour", di Luis Buñuel (1967).
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Una ragazza risponde ad annuncio di lavoro in cui si cerca una ‘segretaria’, ma una volta giunta sul presunto posto di lavoro si ritrova a dover svolgere ben altre mansioni.

Case chiuse spacciate per centri massaggi

È successo a Roma: una giovane donna cercava un posto di lavoro, ma ha trovato una spiacevole sorpresa in dei finti centri massaggi. Presentatatasi al colloquio di lavoro, le è stato detto che, oltre a praticare dei massaggi sui clienti, avrebbe anche dovuto compiere delle prestazioni sessuali con loro. La sua segnalazione ha fatto iniziare le indagini che hanno portato alla scoperta di un giro di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Scenario di questa bizzarra vicenda due appartamenti presi in locazione e convertiti in centri massaggi (all’apparenza), siti a Pomezia, in Via dei Castelli Romani, e a Roma, in Via Antonio Pacinotti.
Ecco le immagini di uno di questi falsi centri massaggi, diffuse dai carabinieri:




Mogli che si prostituiscono all’insaputa dei mariti

In realtà, era tutta una copertura: queste abitazioni erano delle case chiuse, in cui i clienti, oltre ad essere massaggiati, potevano anche fare richiesta di prestazioni sessuali nei confronti di donne italiane e straniere (provenienti dall’Est Europa).

Molte di queste sono sposate e i loro mariti sono completamente inconsapevoli della doppia esistenza vissuta dalle loro consorti. A condurre l’inchiesta sono stati i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Pomezia, in una nota hanno così descritto l’operazione investigativa:




“L’indagine ha permesso di dimostrare l’attività di sfruttamento della prostituzione per i gestori dei centri massaggi, due uomini di 42 e 32 anni entrambi residenti a Pomezia che sono stati tradotti presso il carcere di Velletri, gli stessi si facevano consegnare dalle giovani donne il 60% di quello che veniva da loro guadagnato ed organizzavano la loro attività. Gli altri tre arrestati invece, due uomini di 50 e 65 anni ed una donna di 41 anni, favorivano l’attività di prostituzione delle giovani, portando nelle abitazioni quello di cui avevano bisogno e gestendo gli appuntamenti e la contabilità, sono stati portati presso i loro domicili in regime di arresti domiciliari”.

I cinque arrestati (quattro uomini e una donna) sono tutti italiani. Ad emettere l’ordinanza di custodia cautelare nei loro confronti è stato il Gip del Tribunale di Velletri, su richiesta della locale Procura della Repubblica.




Come in Belle de Jour

Non è la prima volta che si scopre la ‘doppia attività’ svolta nei centri massaggi: luoghi in cui tantissime ragazze e donne straniere (quasi sempre asiatiche o dell’Europa dell’Est), ma sempre più spesso anche italiane, esercitano la prostituzione, prendendo solo una parte degli incassi. Ciò che lascia perplessi è che questa volta a prostituirsi siano state delle mogli, i cui mariti non sapevano nulla della loro vita segreta. Un po’ come in Belle de Jour, il film scandalo di Luis Buñuel, in cui Catherine Deneuve interpreta Séverine, una moglie frigida con il marito Pierre (per problemi personali legati al suo passato), ma disinvolta con i clienti da lei ricevuti in un bordello di Parigi (il tutto alle spalle dell’ignaro Pierre). Cosa abbia spinto queste mogli a prostituirsi non è ben chiaro: forse la necessità di soldi, forse il potersi permettere qualcosa in più senza chiedere denaro ai propri mariti, forse il desiderio di ‘trasgressione’ o evasione dalla routine familiare un po’ troppo monotona? L’unica cosa certa è che se a frequentare questi centri massaggi fosse stato uno dei loro mariti, ne sarebbe venuta fuori una sceneggiata degna di un Oscar. Come avrebbero spiegato ai loro amati una simile (e imbarazzante) situazione? “Sai, caro, nel tempo libero faccio massaggi e mi prostituisco. La paga è buona!”

Carmen Morello

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