Pompe funebri: il racket dei defunti a Bologna e dintorni

Agenzie bolognesi di pompe funebri, grazie alla collaborazione di infermieri corrotti, erano riuscite ad assicurarsi il monopolio di tutti i funerali.

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Il racket delle pompe funebri

Due agenzie di pompe funebri hanno dato vita a un vero e proprio racket nel territorio bolognese. Secondo le indagini del Procuratore felsineo Giuseppe Amato, condotte insieme ai carabinieri, suddette imprese sono state capaci di instaurare un monopolio per i servizi funerari. L’operazione, chiamata “Mondo Sepolto”, ha rivelato i dettagli di questa esclusiva commerciale, che includeva la corruzione di infermieri dei due ospedali più importanti di Bologna.
Le società di pompe funebri coinvolte, nel tempo, avrebbero preso il totale controllo delle camere mortuarie dei due grandi nosocomi cittadini. In entrambi i casi, le aziende avrebbero corrotto parte del personale ospedaliero affinché convincesse i parenti in lutto ad affidarsi alle cure di una di queste.
Naturalmente, perché il meccanismo funzionasse, le due ditte di onoranze funebri erano attente a non invadere il “territorio” altrui. Gli infermieri compiacenti, per ogni funerale procacciato, guadagnavano una cifra tra i 200 e 350 Euro.

La gerarchia criminale

Le accuse mosse alle due agenzie di pompe funebri vanno dall’associazione per delinquere a scopo di corruzione al riciclaggio di denaro.
Le indagini hanno posto a capo del racket i proprietari delle due aziende interessate, una chiamata “Rip Service”, l’altra “Cif srl”. Le due operavano distintamente, ma sempre nel rispetto l’una dell’altra. Oltre al ruolo dei due capi, gli inquirenti hanno anche messo sotto accusa i loro dipendenti. Questi avrebbero avuto una parte attiva nella corruzione del personale ospedaliero, il quale era incaricato di scovare potenziali clienti in cambio di mazzette.
Infine, i contabili delle agenzie di pompe funebri avevano il compito di far quadrare i conti, al netto delle cifre in nero versate per garantirsi i funerali.
Le indagini dei carabinieri hanno evidenziato come alcune società concorrenti stessero cercando di garantirsi uno spazio di guadagno con i medesimi meccanismi. Per questa ragione, altre sei imprese funebri sono ora sotto sequestro.

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Un business redditizio

In tutto, il Procuratore Amato ha emanato 30 ordini di misure cautelari, tra cui 9 in carcere. Lo stesso magistrato ha ordinato 43 perquisizioni e il sequestro di beni mobili e immobili, per una cifra complessiva di 13 milioni di Euro.
Il nucleo dei carabinieri, grazie a intercettazioni e video, ha potuto inchiodare i partecipanti al racket.
Stando a quanto emerso dalle registrazioni, sarebbero stati proprio i clienti a pagare, inconsapevolmente, parte delle mazzette al personale sanitario.
Le aziende coinvolte, infatti, erano solite circuire i parenti del defunto con la promessa di risparmiare soldi pagando in contanti i servizi in nero. Parte dei versamenti irregolari sarebbero stati poi girati agli infermieri compiacenti.
Una variante prevedeva che i familiari staccassero due assegni, uno con intestazione e uno in bianco.
Gli inquirenti hanno anche trovato conti bancari segreti dove immettere i guadagni irregolari, con almeno 520 operazioni bancarie effettuate, per un totale di 435mila Euro.



Secondo stime del Codacons, il business dei funerali frutta un totale di 3,5 miliardi di Euro, e vedrebbe coinvolte circa 5mila aziende sparse su tutto il territorio.
Un giro di affari senza scrupoli, che si approfitta del dolore per la perdita di un proprio caro.

Stefano Mincione

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