Ponte sullo Stretto, Cancelleri (M5S) si ad un’opera cruciale di collegamento tra Nord e Sud

by Irene Amenta | 12 Maggio 2021 12:00 pm

Ennesimo cambio di rotta del M5S. Adesso dicono si alla costruzione del ponte sullo Stretto. Si, esatto. Proprio loro che, fino a qualche mese fa, boicottavano l’idea, adesso auspicano la creazione di un ponte che abbia tre campate e sul quale possa passare anche la linea ferroviaria.

Il Si del M5S al ponte sullo Stretto

“Il ponte sullo Stretto di Messina sarà pronto in dieci anni”. Questo è quanto è stato affermato dal Sottosegretario di Stato del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Giovanni Carlo Cancelleri (M5S). Per far si che ciò avvenga, tuttavia, è necessario anche modificare il codice degli appalti attuale e accelerare quindi i tempi di costruzione. Una dichiarazione simile l’abbiamo già sentita. Si, nel 2018, riferendosi alla ricostruzione del ponte di Genova, Toninelli, l’allora Ministro delle infrastrutture e dei trasporti nel Governo Conte, dichiarò: “il ponte sarà ricostruito in pochi mesi, al massimo anni”. Anno in più, anno in meno, l’importante è raggiungerli gli obiettivi.

Da opera inutile a necessaria

Adesso il ponte sullo Stretto viene considerato di importanza cruciale per la ripresa del Paese a seguito delle limitazioni causate dal Covid-19. Di importanza cruciale sia dal punto di vista simbolico che economico. Dal punto di vista simbolico perché potrebbe rappresentare la rinascita del Paese dalle ceneri della situazione attuale. Mentre, dall’altro lato, un collegamento tra Scilla e Cariddi potrebbe portare ad una ripresa economica per l’isola. Potrebbe incentivare il turismo e i rapporti stabili con il resto dello Stivale.  Potrebbe anche rappresentare un punto di svolta per la Sicilia, che, finalmente, potrebbe uscire da una condizione di isolamento e marginalizzazione.

Fino a poco tempo fa i grillini consideravano il ponte sullo Stretto come un’opera inutile e un dispendio di soldi pubblici. Era proprio Cancelleri ad asserire che il ponte non servisse a nulla. Non dimentichiamo l’affermazione di Grillo, secondo cui quest’opera sarebbe servita al PD per “distrarre” l’attenzione dell’opinione pubblica dai misfatti del partito e, d’altro canto, sarebbe servita anche per rimpinguare le casse della mafia. In tal modo infatti, si sarebbero aperti cantieri che sarebbero rimasti tali e l’opera in questione non sarebbe mai stata portata a termine. Adesso il M5S sembra aver indirizzato i propri pensieri verso altri obiettivi.

Successivamente, sempre da Cancelleri verrà l’iniziativa di costruire un tunnel sotto il livello del mare per collegare Sicilia e Calabria. Il pentastellato ha presentato questa proposta perché, a suo dire, non ci sarebbero state le condizioni strutturali per la realizzazione di un ponte. Praticamente, come si direbbe in Sicilia, “gira, vota e firrìa” i pentastellati cambiano le loro idee. Questo cambio di rotta è dovuto al fatto che l’Italia  da punto strategico al centro del Mediterraneo, potrebbe trasformarsi  in

“centro commerciale, diventando una piattaforma logistica di collegamento con il mercato nord europeo e con il continente africano”.

Reazioni avverse

Il ponte sullo Stretto verrà finanziato attraverso i fondi che saranno stanziati dal PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Secondo Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi, la costruzione del ponte avrà un impatto ambientale devastante. L’idea è infatti quella di costruire i piloni in pieno territorio messinese. Il sindaco della città, Cateno De Luca, si trova in pieno disaccordo con questa iniziativa. De Luca accusa Cancelleri di essere un voltafaccia.

Cancelleri, dal canto suo, sostiene di aver proposto l’idea del ponte sottomarino non perché fosse fermamente convinto dell’idea ma, semplicemente, per riportare al centro del dibattito politico l’annosa questione del ponte sullo Stretto. Afferma Cancelleri che il ponte è una priorità per colmare il divario tra Nord e Sud del Paese.

Cambiare idea, un’abitudine radicata

Ma la questione del ponte non è l’unico cambio di rotta del M5S. Non dimentichiamo le promesse fatte alla regione Puglia e puntualmente disattese. I Cinque Stelle si erano prefissati  di spegnere l’ILVA , di avviare processi di riconversione economica del territorio e di bloccare i lavori del gasdotto TAP nel Salento.  La giustificazione fornita: abbiamo le mani legate trattandosi di una eredità dei precedenti Governi Renzi e Gentiloni.

Se, come abbiamo visto, la coerenza è una delle linee guida del M5S, non rimarremmo sorpresi da un ulteriore cambio di rotta. Chissà cosa succederà adesso. Quante altre volte cambieranno idea? Rimaniamo sintonizzati e lo scopriremo nelle prossime puntate della storia infinita del ponte.

Irene Amenta

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