A Lecce la Pop Art in Italia con Mario Schifano

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Mario Schifano e Franco Angeli
Lecce, presso il Castello Carlo V di Lecce, prosegue fino al 23 ottobre la mostra: “Mario Schifano e la Pop Art in Italia”. Promossa da Theutra e Oasimed, in collaborazione con Galleria Accademia di Torino.

Roma anni ’60 entra nell’arte la società di massa e si va al di là della pittura. Un gruppo di artisti: Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa e Giosetta Fioroni, i giovani critici: Alberto Boatto, Palma Bucarelli e Maurizio Calvesi. Un quadro simbolico: “Per il clima felice degli anni Sessanta” (1969) di Tano Festa.

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Giosetta Fioroni, Liberty Verticale, 1969. Particolare

Periodo in cui si transita verso ricerche sfaccettate e complesse che riflettono, in contemporanea rispetto alle esperienze americane, sui concetti di riferimento della Pop Art. Il mito, la società di massa, i paradigmi e i segnali della città metropolitana e il dialogo fecondo tra generi artistici e linguaggi.

I protagonisti di questa rivoluzione artistica, tutta italiana e con tangenze internazionali, riflettono su temi e immaginari legati alla loro cultura visiva di riferimento. Roma, città densa di stratificazioni, di prospettive sul presente e il futuro, vero e proprio laboratorio aperto di fermenti, anche grazie a gallerie come La Tartaruga è al centro di tutto.

Ed è a questa stagione dell’arte, degli anni ’60, che è dedicata la mostra Mario Schifano e la Pop Art in Italia. Il progetto espositivo, ospitato nelle sale del Castello Carlo V di Lecce, è promosso da Theutra e Oasimed, in collaborazione con la Galleria Accademia di Torino. Il patrocinio del Comune di Lecce e il sostegno di Axa Cultura,  a cura di Luca Barsi e Lorenzo Madaro.

Dedicato ai quattro maestri in primo piano nella storia dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento: Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa e Giosetta Fioroni. Gruppo, denominato in seguito Scuola di Piazza del Popolo, che è riuscito a far transitare nel mondo dell’arte motivi e oggetti provenienti dall’immaginario comune, dalla storia dell’arte e della vita. Fornendo un contributo fondamentale all’arte contemporanea.

Mario Schifano

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Un punto fondamentale della Pop Art italiana ed europea, Mario Schifano (Homs, Libia 1934 – Roma, 1998) si colloca all’interno di quel vasto movimento artistico – degli anni Sessanta – denominato pop italiano. A cui fecero parte “pittori maledetti” come Festa e Angeli. Un movimento che si identifica, in qualche modo, con la rivoluzione avviata,  negli Stati Uniti, da Andy Wahrol, Dine, Kline e i neodadaisti Jasper Johns e Robert Raushenberg. Coi quali Schifano ebbe intensi contatti.

Alla perfezione inserito nel panorama culturale internazionale di quegli anni, era reputato un artista prolifico. Esuberante ed amante della mondanità con l’abitudine alle droghe che durò per tutta la sua vita. Gli valse l’etichetta di artista maledetto. Ricercatore curioso ed eternamente dubbioso, individualista irregolare, sessantottino ante litteram, spirito inquieto e visionario. E’ considerato l’erede di Andy Warhol,restano memorabili le sue esibizioni: creazione di dipinti di enormi dimensioni realizzati con smalti e acrilici.




Ha rappresentato un punto di riferimento dopo un periodo di azzeramento di radice concettuale, attraverso i monocromi (1960-1961), l’artista ricostruisce la sua narrazione insieme poetica e intellettuale. Guardando alla natura e quindi al paesaggio. In mostra due paesaggi anemici che evidenziano la smaterializzazione del colore, che diviene liquido, pur mantenendo la sua identità e la sua energica forza espressiva.

Nel 1963, in coincidenza con una mostra retrospettiva di Giacomo Balla, Schifano avvia una rivisitazione del Futurismo. Movimento italiano fondato nel 1909 grazie alle intuizioni di Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni e dello stesso Balla. Sostenendo idee rivoluzionarie dedicate alla velocità, al mito del progresso e alla commistione di linguaggi artistici. Dalla poesia alla scultura, dal teatro alla cucina, al cinema.

Pop Art

La Pop art è quell’arte ispirata ad immagini e modi appartenenti alla comunicazione di massa. Nata negli anni cinquanta è, principalmente, un fenomeno americano ed inglese. Com essa le icone ed i miti dello spettacolo, della televisione e della pubblicità sono usati ed esaltati nella rappresentazione artistica. Fonte d’ispirazione degli artisti di quest’arte popolare che usa gli oggetti ed i miti di un mondo nuovo fatto d’immagini a stampa ed a video è la società dei consumi.

Tuttavia in Italia si sviluppò una corrente artistica che ebbe un’evoluzione singolare. In Italia, attecchì negli ambienti romani dove artisti – come Schifano, Lombardo, Angeli, Bignardi, Mauri, Natalini – elaborarono forme espressive dei miti della nuova cultura figurativa. Legata ai rotocalchi, al cinema, ai manifesti pubblicitari, alla televisione. Ad ogni modo, nelle loro opere, non c’è quell’ostentazione di simboli ed icone. Non vi è quell’esaltazione e fascinazione totale che caratterizzano la Pop Art inglese e statunitense. Andy Warhol fu uno dei massimi esponenti della Pop Art americana.

Alla fine degli anni sessanta, la pittura italiana abbandonerà  la Pop Art italiana rielabora le nuove icone ma con un approccio critico.



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Mario Schifano, Futurismo rivisitato, 1973
Retrospettiva: Mario Schifano e la Pop art in Italia

La retrospettiva è a cura di Luca Barsi e Lorenzo Madaro, all’interno della Torre Magistra del Castello leccese, la sezione principale ripercorre la straordinaria epopea di Mario Schifano. L’artista ricostruisce la sua narrazione – insieme poetica e intellettuale – guardando alla natura e quindi al paesaggio attraverso i monocromi. I due paesaggi anemici evidenziano la smaterializzazione del colore, che diviene liquido, pur mantenendo la sua identità e la sua energica forza espressiva. Il colore si smaterializza, diventa liquido, pur conservando la sua energica potenza espressiva nei due paesaggi anemici. Al celebre Futurismo, rivisitato a colori, Mario Schifano strizza l’occhio in una delle opere esposte, mentre a Giacomo Balla dedicò una delle due tele in mostra.

 

Felicia Bruscino

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