Porto d’armi: una “legittima difesa” in pieno stile USA

La Lega non molla l’osso e sottoscrive i dettagli sul porto d’armi. L’obiettivo: rendere più agevole l’acquisto “ai sensi della normativa vigente”.

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Legittima difesa – Se il paragone con gli USA risulta troppo azzardato, al contempo non lo si può ignorare: la deputata leghista Vanessa Cattoi sottolinea la necessità di rendere più agevole l’iter per acquistare un’arma.

La relazione che accompagna il provvedimento enuncia tre articoli in particolare, i quali puntano esplicitamente ad “aumentare da 7,5 a 15 joule il discrimine tra le armi comuni da sparo e quelle per le quali non è necessario il porto d’armi”; consideriamo che la soglia dei 7,5 joule comprende generalmente armi ad aria compressa destinate al softair o repliche di armi da fuoco.

Appare chiara l’intenzione di agevolare l’acquisizione del porto d’armi. La replica di Luigi Di Maio non si è fatta attendere, egli sottolinea l’assoluta estraneità al provvedimento:

“Abbiamo fin troppi problemi da risolvere in questo Paese, non aggiungiamone altri. Pensiamo alle imprese e a creare nuovi posti di lavoro, piuttosto”.

Immediata la risposta di Matteo Salvini, che, scandendo,  afferma: “Non voglio in giro mezza pistola in più”.




Urge una riflessione: il ministro degli Interni ha più volte dimostrato una certa propensione nel voler diffondere e facilitare l’utilizzo dell’arma da fuoco. La legge sulla legittima difesa è sempre stata una delle proposte principali; durante la campagna elettorale, in effetti, il non ancora ministro aveva già stretto “amicizia” con la lobby italiana delle armi, rappresentata dal Comitato Direttiva 477 (Associazione per la difesa dei diritti dei detentori legali di armi). Un fenomeno molto somigliante alla Nra negli Stati Uniti (National Rifle Association), detentori della armi da fuoco dal 1871 – e incredibilmente influenti a livello politico. 

Questo scenario ci porta a riscontrare un progetto politico decisamente più ampio: non è difficile immaginare un futuro “all’americana”, in cui la percezione abitudinaria delle armi da fuoco è direttamente proporzionale alla pericolosità che quest’ultime riscontrano quasi giornalmente in territorio USA.
Insomma, immaginare un futuro in cui sarà forse il nostro caro ministro a consigliare il porto d’armi agli insegnanti non appare come il migliore degli epiloghi.

Eugenio Bianco

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