Luce e nano particelle: una possibile terapia per le metastasi

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Una buona notizia arriva dalla Scuola di medicina della Washington University a St. Louis: una possibile terapia per le metastasi tumorali, il relativo articolo scientifico è stato pubblicato su Nature Communications lo scorso 18 gennaio.
Le metastasi sono il principale spauracchio per i malati di tumore, le raccomandazioni sull’importanza di scoprire i tumori nella loro fase iniziale sono in massima parte originate dal fatto che se il tumore si metastatizza (cioè non è più localizzato solo alla sua sede principale, ma le cellule maligne entrate in circolo hanno dato origine a tumori secondari disseminati nell’organismo)  la prognosi diventa molto probabilmente infausta.
La terapia provata sui topi dal team della Washington University ha mostrato una promettente efficacia e una tossicità inferiore per i tessuti sani rispetto sia alla chemioterapia che alla radioterapia standard.



Come funziona la terapia efficace sulle metastasi
Il team diretto dal professore di radiologia Samuel Achilefu ha scoperto che un farmaco antitumorale chiamato titanocene, che si era dimostrato piuttosto mediocre nei trial clinici, se attivato dalle radiazioni della luce visibile sviluppa particelle attive molto tossiche per le cellule anche a bassi dosaggi.
La tecnica per far si che questo “veleno” vada a colpire le cellule tumorali è ingegnosa e, neanche a dirlo, abbastanza complessa. Achilefu e colleghi hanno caricato delle nanoparticelle con il farmaco, nanoparticelle che hanno come bersaglio le cellule della superficie del cancro, quando le nanoparticelle entrano in contatto con le cellule tumorali le membrane (quelle delle nanoparticelle e quelle delle cellule tumorali) si fondono e il titanocene entra nelle cellule tumorali.
A questo punto il titanocene è a destinazione, ma non è attivo, ricordate? abbiamo scritto che il medicinale di per se non è molto efficace, lo sono le particelle che sviluppa quando stimolato dalla luce.
Quindi i ricercatori immettono FDG cioè fluorodeossiglucosio uno zucchero che viene usato come radiotracciante nella diagnostica per immagini, in particolare nella PET. Le cellule cancerose, sempre affamate di energia, adorano gli zuccheri e se ne fanno una bella scorpacciata, questo come al solito le fa “brillare” nella PET ma in questo caso il bagliore attiva anche il titanocene che rilascia i radicali tossici e uccide la cellula. Ecco perché la tecnica è efficace ma poco tossica per l’organismo, perché le sostanze tossiche vengono generate addirittura all’interno della cellula tumorale. Ma c’è di meglio, i ricercatori hanno scoperto che il titanocene è eliminato dal fegato e l’FDG dai reni, il che vuol dire che i due componenti che sono tossici solo insieme, sono eliminati separatamente.



I risultati sui topi come premesso sono incoraggianti, ma non abbiamo trovato la cura definitiva alla metastasi, la terapia si è rivelata molto efficace su alcuni tipi di mieloma multiplo allungando la sopravvivenza di metà dei topi trattati del 50% rispetto a quello di controllo. Nel tumore del seno, notoriamente molto aggressivo, le cose sono andate meno bene. Sorprendentemente la terapia non ha funzionato affatto su altri tipi di mieloma, ma in questo caso i ricercatori hanno capito perché. le cellule superficiali del tumore non avevano la proteina che avevano usato come bersaglio. Ora i ricercatori vogliono provare a trovare altre proteine da usare come bersaglio.
Una possibile applicazione che ipotizzano per la loro tecnica è somministrarla, magari una volta l’anno, a pazienti in remissione per prevenire recidive del tumore.

Roberto Todini

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