Povertà record: oltre cinque milioni di italiani sotto la soglia di sopravvivenza

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L’Istituto nazionale di Statistica (Istat), ha pubblicato oggi il report “Povertà in Italia”, riferito all’anno 2017. Il documento evidenzia un netto aumento, rispetto al 2016, delle persone che vivono in condizioni di indigenza, assoluta e relativa. 

Dopo una pausa registrata nel 2014, il disagio economico in Italia continua ad aumentare e raggiunge il valore massimo nella serie storica. Infatti, quello riportato oggi dall’Istat è il valore più alto dal 2005: 5 milioni di italiani vivono in condizioni di povertà assoluta, l’8,4% dell’intera popolazione. Una crescita dello 0,2% rispetto al 2016, che l’istituto statistico attribuisce a un periodo di inflazione verificatosi durante lo scorso anno. 

Povertà relativa e povertà assoluta

Il report è basato su una differenza sostanziale e concettuale tra la condizione di povertà assoluta e quella di povertà relativa. Quando parliamo della prima, infatti, ci riferiamo a una situazione in cui a essere messa in pericolo è la stessa sopravvivenza dell’individuo o della famiglia. Una circostanza in cui la soglia possibile di spesa è decisamente bassa o quasi nulla. Una miseria nera, questa, che nella società industrializzate si affianca all’impossibilità o all’estrema difficoltà di soddisfare i bisogni primari (casa, cure, vestiario) e accedere ai servizi di base. Pur essendo molto difficile stabilire quali siano le condizioni effettive per poter parlare di povertà assoluta, gli istituti statistici utilizzano spesso soglie molto basse per riferirsi a questo tipo di situazioni.

Quello di povertà relativa, invece, è un indicatore che si riferisce alle condizioni sociali e di disuguaglianza in cui l’individuo si trova a vivere. In ogni società esistono zone di disuguaglianza più o meno marcate, ed è nel punto in cui questa disuguaglianza diviene povertà che si è soliti parlare di povertà relativa. Una concezione che mette in risalto una questione importante, che molto spesso viene dimenticata, o meglio, si vuol dimenticare. L’indigenza non è uno status propriamente individuale, ma un fenomeno sociale, che ha profonde radici nell’ordinamento delle nostre società.

Povertà assoluta

Povertà
Fonte: Istat Report “La povertà in Italia”

I dati rilevano un altro fattore interessante, già atteso da molti, anche in relazione alla recente esplosione di richieste per il reddito di inclusione registratasi nel centro-sud. Il divario tra settentrione e meridione continua a crescere; una forbice che si allarga sempre di più. Se nelle regioni del Nord l’incidenza della povertà assoluta è cresciuta dello 0,3%, l’incremento per le regioni del Sud è stato dell’1,6%. La regione più povera resta la Calabria (35,3%), seguita da Sicilia (29%), Campania (24,4%) e Basilicata (21,8%). Numeri impressionanti, che reclamano interventi mirati e risolutivi. 

Risolutivi anche in relazione al numero di minori che non possono accedere ai servizi essenziali e che vedono il proprio futuro messo a rischio da una situazione dalla quale è titanico uscire senza un intervento della società civile. 1 milione e 208 mila minorenni, infatti, rientrano nello spettro d’indigenza assoluta, il che significa, anche e soprattutto, una snotevole riduzione delle loro possibilità di istruzione e di formazione, di progressione nella scala sociale. Un futuro negato. 

Povertà relativa

A crescere è anche l’incidenza della povertà relativa, e anche questa volta l’incremento si registra maggiormente nel Mezzogiorno. L’indice qui è calcolato sulla base di una possibilità di spesa inferiore alla media nazionale (1.086€ al mese). 

Fonte: Istat Report “La povertà in Italia”

Anche qui, viene rilevato un aumento più significativo nel meridione (+4,7% per gli individui, +5% per le famiglie), mentre nelle regioni del Nord e del Centro si è verificata una lieve diminuzione. Sono numeri che lasciano intendere la necessità di una serie di politiche attive che combattano un fenomeno in forte aumento soprattutto al Sud. Ma la costanza di questo incremento fa capire che la tendenza è difficilmente arrestabile. E’ necessaria una seria presa di posizione da parte del governo, a meno di un’azione mirata e subitanea. Una questione che non si può più rimandare, perché è a rischio il futuro dei nostri giovani e, quindi, di tutta la nostra società.

 

Giorgio Garzaniti

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