Precari della giustizia: Quando il caporalato è di stato

I tirocini dell'ingiustizia

Quanta indignazione fa, quando il “caporalato” è fatto dallo Stato?
Il termine può sembrare forte. Ma come chiameresti tu chi recluta lavoratori per il proprio bisogno, senza riconoscerne diritti, ferie, malattie, contributi previdenziali, contratto di lavoro, maternità etc.?
Non stiamo parlando di Amazon, di un campo per la raccolta della frutta o di una maquila messicana. Il caporale in questione si chiama Ministero della Giustizia.

Sede Ministero della Giustizia - Via Arenula, Roma - Fonte: Masterlex.it
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Precari dell’ingiustizia.

Eos sopravanza bellissima e fiera. Nelle mani le redini dei destrieri di Elio, suo fratello, da cui ha ricevuto il compito di accendere ogni giorno, instancabilmente, la volta celeste.

Galoppano i cavalli nel cielo. Dietro lo Ionio e davanti il Tirreno. E quell’ombra del primo Sole, assopisce le speranze di un pescatore stanco. Con le sue reti tristi.

Qualche metro più su, alla fermata dell’autobus, volti insonnoliti dei precari. Con il cuore sempre più a sud e la stabilità sempre più a Nord.

E il mare, il mare, il mare sta sempe llà. Approdo di cultura passata, imbarco di cultura spostata. Il mare lo sa che:

“Non c’è notte tanto grande, da non permettere al sole di risorgere il giorno dopo.”

Jim Morrison

La storia strapazza, il precariato impazza, il legame con la famiglia si spezza. Emigrante, tirocinante, precario. Quante etichette per un essere umano?

Caporalato di Stato

Vizi e virtù, il sogno di un lavoro. Sacrifici, alzatacce, viaggi Omerici su treni storici e autobus poco igienici. Si convive con tutto. Ma quanta indignazione fa, quando il “caporalato” è fatto dallo Stato?

Il termine può sembrare forte. Ma come chiameresti tu chi recluta lavoratori per il proprio bisogno, senza riconoscerne diritti, ferie, malattie, contributi previdenziali, contratto di lavoro, maternità etc.?

Non stiamo parlando di Amazon, di un campo per la raccolta della frutta o di una maquila Messicana. Il caporale in questione si chiama Ministero della Giustizia.

Ignorato dai politici – che spesso danno aria alle otturazioni, cianciando di precariato –  a Febbraio è iniziato l’ottavo anno dei “tirocini” presso gli uffici giudiziari.

La storia

Dal 2011, circa 2500 persone in tutta Italia, svolgono “tirocini formativi”.

Dal 2016 il Ministero ha scisso questa umanità in due gruppi. 1502 persone sono confluite nel c.d. “ufficio del processo”. Il resto alle regioni, già intermediarie tra il 2011 e il 2013.

“Tirocinio”. Questa parola magica, permette al Ministero di ovviare alla scarsità di personale, senza assumere e senza spendere un centesimo.

Nessun economista, dal travisato Adam Smith ad oggi, era mai riuscito ad abbattere i costi del lavoro come hanno fatto i ministri della Giustizia dal 2011.

Come fare per non pagare i lavoratori? Semplice. Facciamoli pagare all’Unione Europea con dei finti tirocini.

Si perché se un “tirocinio” dura 8 anni, le cose sono due:

  • I tirocinanti sono veramente incapaci. Ma incapaci proprio tanto da non riuscire a “formarsi” neanche in otto anni.
  • I tirocini sono in realtà rimedi per coadiuvare o sostituire il personale delle cancellerie e i pensionati.

Intervistato sulla bruttura del sistema, dal giornalista Bernardo Iovene di Report, Andrea Orlando si atteggia a moderno Rhett Butler. Sostituendo il cinematografico “Francamente me ne infischio” con un mortificante “E’ il capitalismo baby!”

Il compenso.

La “borsa di studio”, finanziata dall’UE, ammonta a 400€ al mese. Precari che, a tutti gli effetti, svolgono esattamente lo stesso, identico lavoro dei colleghi regolarmente assunti.

Minimo 50 ore al mese. Senza considerare, tempi di spostamento e costi di affitto.

Per alcuni infatti, il luogo di lavoro si trova in un’altra Provincia o Regione, rispetto a quella di residenza.

Queste condizioni – di fatto lavoro nero legalizzato – hanno contribuito a creare una moderna apartheid tra lavoratori.








La speranza disattesa.

Alla fine del 2016 Orlando annunciò il mega concorso per assistenti giudiziari.

Molti dei tirocinanti speravano fosse l’occasione per ottenere il riconoscimento delle professionalità acquisite. Il concorso prese un’altra rotta.

Circa 300 mila domande pervenute a fronte di 800 posti disponibili (ampliati a 1400). Molteplici errori di sistema, stessa risposta giusta per alcuni e sbagliata per altri, banche dati corrette più volte, punteggi dati e poi revocati e soprattutto nessuna tutela in ingresso per i tirocinanti.

L’eventuale bonus infatti, sarebbe stato ottenuto solo dopo il superamento di tutte le prove. 7 anni di lavoro calpestati, come un mozzicone dal quale è stato fumato anche il filtro.

Risultato? La maggioranza dei tirocinanti sono stati esclusi. Tuttavia, siccome necessari e competenti, richiamati a Febbraio 2018 con una nuova proroga.

Precari. Perché lo fate ?

Domanda spontanea. Risposte infinite.

Chi cerca stabilità. Chi ama e si sente onorato, di essere un ingranaggio efficiente del sistema giustizia etc.

Molti altri vittime del “Principio della rana bollita.”

“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.”

Probabilmente la rana non si sarebbe aspettata che ad accendere il fuoco, sarebbe stato il Ministero della “Giustizia.”

Daniele Fiorenza

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