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La precarietà nel sostegno scolastico è un problema ancora presente, con un aumento del 276% in dieci anni

by Patricia Iori
12 Giu 2026
in Disabilità
Reading Time: 5 mins read
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precarietà nel sostegno scolastico concorso PNRR per docenti: tar di Ancona
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L’inclusione scolastica rappresenta da decenni uno dei principi fondanti del sistema educativo italiano. Tuttavia, dietro le dichiarazioni d’intenti e i progressi normativi che hanno reso l’Italia un modello di riferimento in Europa per l’integrazione degli alunni con disabilità, si nasconde una realtà sempre più complessa. La precarietà nel sostegno scolastico è evidente e continua infatti a essere uno dei punti più critici dell’intero impianto scolastico nazionale.

Ogni anno migliaia di famiglie si trovano ad affrontare lo stesso problema: il cambio frequente degli insegnanti di sostegno. Una situazione che compromette il percorso educativo degli studenti più fragili e che rende difficile costruire relazioni stabili, elemento fondamentale per garantire un apprendimento efficace e un adeguato sviluppo personale.

La crescita impressionante dei contratti a termine

I numeri fotografano con chiarezza l’entità del problema. Nell’arco di un decennio il ricorso ai docenti di sostegno precari ha registrato un grande incremento. Se nell’anno scolastico 2015-2016 gli insegnanti assunti con contratto a tempo determinato erano poco più di 33mila, nel 2024-2025 la cifra ha superato quota 125mila.


Si tratta di un aumento del 276%, una crescita che ha portato quasi a quadruplicare il numero delle cattedre affidate a personale non stabilizzato. Dietro queste cifre si cela una trasformazione profonda del sistema scolastico, che oggi appare sempre più dipendente da una forza lavoro temporanea per garantire un servizio essenziale.

Le conseguenze sugli studenti

Il continuo turnover degli insegnanti produce effetti significativi soprattutto sugli alunni con disabilità. La relazione educativa che si instaura tra docente e studente richiede tempo, conoscenza reciproca e continuità. Quando ogni anno cambia il referente principale del percorso scolastico, gran parte del lavoro svolto rischia di essere compromesso.

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Gli studenti sono spesso costretti a ricominciare da capo un processo di adattamento che coinvolge aspetti didattici, emotivi e relazionali. Il nuovo insegnante deve conoscere le caratteristiche dell’alunno, comprendere le sue esigenze specifiche, acquisire familiarità con gli strumenti compensativi utilizzati e costruire un rapporto di fiducia con la famiglia.

Questo processo richiede mesi e, in molti casi, coincide con gran parte dell’anno scolastico. Quando il docente viene sostituito nuovamente l’anno successivo, il ciclo ricomincia, generando inevitabili difficoltà nel garantire una progettazione educativa realmente efficace.

Famiglie sempre più in difficoltà

Le ripercussioni della mancanza di continuità non riguardano esclusivamente gli studenti. Anche le famiglie sono costrette a confrontarsi con una situazione che genera incertezza e frustrazione.

Molti genitori denunciano da anni la difficoltà di instaurare un dialogo stabile con la scuola. Ogni cambio di insegnante comporta la necessità di ricostruire il rapporto, spiegare nuovamente le caratteristiche del figlio, condividere strategie educative già sperimentate e affrontare un inevitabile periodo di adattamento.

Per numerose famiglie il sostegno scolastico rappresenta un elemento essenziale per il benessere del ragazzo e per il suo percorso di crescita. L’assenza di figure stabili viene pertanto percepita come una grave limitazione del diritto allo studio e all’inclusione.

Il problema della specializzazione

A rendere ancora più delicato il quadro contribuisce un altro elemento: una parte consistente dei docenti assunti con contratti a termine non possiede una specializzazione specifica sul sostegno.

La carenza di insegnanti qualificati ha spinto negli anni le amministrazioni scolastiche a ricorrere frequentemente a personale privo della formazione specialistica prevista per lavorare con gli alunni con disabilità. Sebbene molti docenti dimostrino grande impegno e disponibilità, la mancanza di una preparazione specifica può rappresentare un ostacolo nella gestione di situazioni particolarmente complesse.

L’insegnamento di sostegno richiede infatti competenze pedagogiche, psicologiche e metodologiche molto articolate. Non si tratta semplicemente di affiancare uno studente durante le attività scolastiche, ma di progettare interventi personalizzati, collaborare con il consiglio di classe e contribuire alla realizzazione di un percorso inclusivo efficace.

L’incremento dei posti di sostegno è legato anche alla crescita progressiva del numero di studenti con disabilità presenti nelle scuole italiane. Negli ultimi anni le certificazioni sono aumentate in tutti gli ordini di istruzione, determinando una richiesta sempre maggiore di personale specializzato.

A fronte di questo incremento della domanda, il sistema di reclutamento e formazione non è riuscito a garantire un numero sufficiente di docenti stabilmente inseriti negli organici. Il risultato è stato un ampliamento continuo del ricorso alle supplenze annuali.

Le criticità del reclutamento

Le procedure di selezione e immissione in ruolo hanno mostrato negli anni diversi limiti. I tempi spesso lunghi dei concorsi, la complessità dei percorsi abilitanti e la distribuzione non omogenea dei docenti sul territorio nazionale hanno contribuito ad alimentare il ricorso al personale precario.

In molte aree del Paese, soprattutto nelle grandi città e nelle regioni caratterizzate da una forte domanda di insegnanti, le scuole incontrano notevoli difficoltà nel reperire docenti specializzati. Di conseguenza, numerose cattedre vengono assegnate a supplenti attraverso procedure straordinarie o graduatorie che non sempre garantiscono la presenza di personale adeguatamente formato.

Questa situazione produce effetti a catena che finiscono inevitabilmente per ricadere sulla qualità dell’offerta educativa.

La continuità didattica non rappresenta un semplice obiettivo organizzativo, ma un elemento fondamentale per il successo formativo degli studenti con disabilità. Numerose ricerche pedagogiche mostrano come la stabilità delle figure educative favorisca l’apprendimento, la costruzione dell’autonomia personale e il raggiungimento degli obiettivi previsti nei piani individualizzati.

La presenza dello stesso insegnante per più anni consecutivi consente di consolidare conoscenze reciproche, monitorare con maggiore precisione i progressi dell’alunno e sviluppare strategie educative sempre più efficaci. Quando questa continuità viene meno, il percorso scolastico rischia di diventare frammentato, con inevitabili ripercussioni sulla qualità dell’inclusione.

Patricia Iori

Tags: alunni con disabilitàcambiodocenti di sostegnoinclusione scolasticascuola italiana
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