Preventive Health Tool: Facebook e le cartelle mediche virtuali

Reminder di check up medici ed esami clinici: a chi vogliamo affidare la nostra salute?

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Risultati di esami e test medici ora su Facebook: Preventive Health Tool si propone come un check up reminder personalizzato.

Facebook non si ferma: dopo l’annuncio di Libra, ora è la volta di un tool sulla salute, Preventive Health, che si propone come un sorta di allarme personalizzato per check up ed esami medici.

Secondo il comunicato della società, l’idea alla base sarebbe quella di conservare i dati della salute degli utenti per avvisarli quando necessitano esami clinici particolari o con scadenze fisse.




“Verranno intrapresi passi ulteriori per garantire la privacy dei dati e recuperare un quantitativo limitato di dati per permettere il funzionamento dell’app e migliorarla con il tempo”, si legge nel comunicato della società.

Ovviamente tanto i risultati degli esami medici quanto i dati che si inseriranno nel tool non potranno essere visualizzati dagli altri utenti e, sempre secondo la società, l’accesso a queste informazioni verrà concesso a un numero ristretto di addetti ai lavori.

Ma si può garantire una privacy totale?

Innanzitutto, partiamo col dire che se sul telefono i servizi di localizzazione rimangono attivi, Facebook potrà consigliare i centri di analisi o cliniche mediche più vicini agli utenti.

Inoltre, i dati riguardanti il sesso e l’età di chi utilizza il tool verranno utilizzati dall’applicazione per inviare, se voluto, messaggi personalizzati con “annunci” di test da effettuare sulla base dei consigli delle più importanti associazioni o istituzioni in materia di salute.

Il tool a sua volta potrà essere condiviso con parenti e amici, senza ovviamente diffondere i dati personali.

Quanto ancora dobbiamo affidare ad applicazioni o similari?

Pagamenti, test medici, dati bancari: ormai il telefono è diventato un vero e proprio portafoglio contenente tutte le informazioni basilari della nostra vita.

Ma affidare informazioni così sensibili come quelle sulla salute a un compagnia che ultimamente ha affrontato procedimenti diversi per la diffusione di dati riguardanti la privacy è una scelta azzeccata?

 Chi ci fornisce la rassicurazione che le informazioni contenute in queste cartelle virtuali non vengano prima o poi analizzate o utilizzate in qualche maniera?

L’integrazione tra i nuovi servizi tecnologici e la vita di tutti i giorni aumenterà sempre di più, ma si dovrà fare i  conti con la mole di informazioni sempre maggiori che lasceremo andare nella rete.

Nel caso specifico, siamo sicuri che tutti i dati riguardanti il numero di volte  in cui ci rechiamo in un centro medico oppure i test che scegliamo di effettuare non siano rielaborati per analisi statistiche o “rendere più efficace il funzionamento dell’app”?

Ad oggi, purtroppo, non sappiamo ancora quale sia il limite tra un dato sensibile e un dato la cui analisi può garantire il funzionamento di un tool o il miglioramento del servizio.

Chiara Nobis

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