Primo Brown, buon compleanno! Storia di un guerriero italiano

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“Buon compleanno Primo Brown”, nell’asfissia di un caldo torrido di metà Giugno sembra di sentire ancora il gelo di un Capodanno, quello in cui David Maria Belardi ci lascia troppo presto.

Sono infatti passati quasi tre anni e mezzo, la notte tra il 31 Dicembre e il primo Gennaio 2016, da quella dipartita che ha destabilizzato il sottosuolo pulsante della musica hip hop. Ad oggi sarebbero stati 43 gli anni compiuti da quel poeta urbano, prima conosciuto con lo pseudonimo Scheggia poi Primo Brown, appunto.

Non è una morte di dimenticare o un lascito che può trascinarsi silente, Primo Brown ha lottato contro un male, il peggiore, quello che non dovresti incontrare sul tuo cammino e ancor più  se hai 39 anni, una battaglia senza prigionieri e capace di portarti via in pochi mesi. Primo Brown, romano, ha fondato uno dei collettivi portati della scena rap italiana degli ultimi trent’anni, I Cor Veleno, dopo  l’incontrò con il rapper Grandi Numeri (vero nome Giorgio Cinini) e Dj Squarta (Francesco Saverio).

Dopo anni di gavetta, tra strade, club e lo sfregamento dei vinili da parte dei cerimonieri MC arriva il debutto nel 1999, con la pubblicazione dell’album Sotto assedio, seguito due anni più tardi da Rock ‘n’ Roll, e poi nuovamente con Heavy metal nel 2004. Nel 2006 invece i Cor Veleno firmano un contratto con la Sony Music, con la quale pubblicano Nuovo nuovo nel 2007 e Buona pace due anni più tardi, con la conclusione di immaginifica de “Lo spirito che suona“, album postumo uscito lo scorso anno.

Ma Primo Brown è anche tanto tanto altro, è quel rapper che riesce ad inseguire il suo tempo raccontandolo ma anche anticipandone lo stile, unisce le barre al pugno emotivo delle liriche melodiche, riesce a capire che la contaminazione può fare la differenza, come  l’amicizia con Lorenzo Cherubini Jovanotti, che gli dedicherà poi, e non molti lo sanno, il brano “Oh vita“.

Tanti i lavori anche da solista, collaborando con Squarta per gli album “Bamboclat“, “Leggenda” e “Qui e Selvaggio“, nel 2012 arriva l’album “Fin da bambino” con Ibbanez, e quella particolare amicizia con Tormento (ex Sottotono) con cui arriva il disco “El micro de oro“.

Non manca mai l’impegno civile nella lotta dal basso, quella fatta con l’urlo della musica e armato con il suo microfono, come nel caso della canzone  struggente e disperata Cantano Tutti, dedicata alla memoria di Stefano Cucchi.

 





Primo Brown si frappone in maniera chiave nella storia evolutiva della musica rap italiana, raccontando una generazione fatta di colonne d’avamposti militanti  come Er Piotta, Colle Der Fomento, Ice One costruendo l’humus di un genere che, forse, oggi senza di loro non avrebbe i vari Gemitaiz,Salmo, Nitro, Madman, etc che hanno sancito il coronamento di un genere che oggi raccoglie milioni di views e ascolti.

Primo Brown merita la celebrazione di un compleanno e non soltanto, c’è chi, addirittura, vorrebbe  che a Roma, nella sua città, gli venisse dedicata una strada. Se infatti New York City avrà una strada dedicata a Notorious B.I.G (rapper ucciso giovanissimo nel 1997), magari anche la capitale italiana, intarsiata nella narrazione di certi personaggi che fanno parte del tessuto sociale e che raccontano sogni e rabbia di una generazione, potrebbe riconoscere finalmente una via David Maria Belardi

Perchè l’incisione su un marmo del nome di Primo Brown e non più soltanto nell’individualità delle proprie cuffie potrebbe sensibilizzare i giovanissimi verso temi pregnanti come la lotta preventiva al cancro.  Potrebbe risultare  da inspirazione a chi cerca nella musica un’alternativa, un canale di comunicazione quando la comunicazione diventa esigenza, lontano da chi oggi affronta un genere per moda o tendenza. La necessità di  raccontante ai più giovani chi era Primo Brown e nel frattempo dedicargli i più sinceri auguri.

                                                                                                                                                                                                                                            Claudio Palumbo 

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