Primo Conti in mostra a Seravezza

Fonte: www.fondazioneprimoconti.org
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La Fondazione Terre Medicee offre nella suggestiva location del Palazzo Mediceo di Seravezza, una retrospettiva sull’artista fiorentino Primo Conti (1900-1988) fino al 2 ottobre.

Costui, dotato di talento fin dai primissimi anni di vita, esordì undicenne con un autoritratto che dava prova di tutto il suo spessore artistico. Le sue opere sono testimonianze dei vari passaggi e contaminazioni stilistiche presenti nell’epoca. Ai suoi esordi l’artista studiò approfonditamente i lavori di Cézanne e rielaborò il suo stile, assorbendone i dettami principali, ma arricchendolo di connotati personali e intimistici. La geometrizzazione, la scomposizione delle figure, le aree consolidate di colore, l’impianto visivo e prospettico vennero analizzati con cura e reinterpretati, ma serbando l’impronta originale di Cézanne.

Questa è proprio la peculiarità di Conti: un grande studioso e osservatore. La sua dedizione e abnegazione lo han portato a fornire un panorama eterogeneo delle correnti artistiche influenti nelle prime decadi del Novecento. Come detto nelle parole di Ragghianti, il pittore offre una testimonianza attenta del sentire artistico poliedrico diffuso. Percorrendo l’iter museale è proprio questa la sensazione, di varcare sequenzialmente, attraverso la visione dei quadri, epoche stilistiche da Cèzanne al Futurismo, alla Metafisica, ai Fauve, a Valori Plastici.

Del clima futurista diffuso a Firenze, Conti entrò in diretto contatto con esponenti quali Soffici e Papini; e ne accolse i principi compositivi e prospettici, in particolare era evidente l’adozione della tecnica del collage. Mentre a Viareggio, sua residenza estiva, egli sarà circondato da personalità quali Chini, Nomellini, Viani e Levy.

Passando dalle prime opere alle seguenti, si nota il passaggio dal dinamismo e dalla scomposizione prospettica futurista a una tecnica più divisionista dell’opera. Il tutto sempre colorito con il sentire poetico e intimista dell’artista che dona un velo di malinconia a tutto il corpus artistico in esposizione.

Fonte: www.arte.it
Fonte: www.arte.it

 L’incontro con Balla e Marinetti, e il loro assenso al suo lavoro, sarà motivo di maggiore consapevolezza nell’intraprendere e sostenere la lezione futurista, esplicata anche con degli scritti: “Imbottigliature”. A seguito della riflessione sull’opera di Carrà e De Chirico, Conti accoglierà la vena metafisica, che donerà maggiore plasticismo alle figure ritratte, reinterpretando la tradizione pittorica del Quattrocento e del Seicento. Suggestiva la sua “Crocifissione” del 1924, densa di misticismo, una effige e un sentire antico.

Negli anni venti-trenta intraprese la strada del figurativismo diffuso ed eseguirà una serie di ritratti di nobildonne e attrici, per poi rifugiarsi in un universo più intimista e pacato.

Primo Conti: un artista che ha fatto dello studio il suo monito e che ha il merito di aver lasciato una ampia rassegna artistica del secolo scorso, regalando delle emozioni delicate, intime, che lasciano il segno nell’animo dello spettatore.

Dalle dedica di Pirandello, su una foto con il pittore: “A Primo Conti mentre con illuminata maestria di amico e novissimo pittore fissa per sempre la fugacissima immagine di uno che si chiamò Pirandello”.

 

Costanza Marana

 

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