Privacy Visor : Sol Levante e volti oscurati… tra curiosità e dubbio

Giappone e gadget tecnologici.. che dire, ci siamo abituati.

Fonte: http://www.bbc.com/news/technology-21143017

Ed ecco che dalla terra del Sol Levante arrivano gli occhiali anti-riconoscimento del volto, che promettono quindi, di proteggere la privacy di chi li indossa contrastando le tecnologie per il riconoscimento facciale. Vengono chiamati Privacy Visor e sono stati creati dal National Institute of Informatics nipponico. Il loro funzionamento si basa su lenti speciali in grado di riflettere, rifrangere e assorbire la luce e in modo da non consentire alle fotocamere di smartphone e tablet di mettere a fuoco il volto.

Questi occhiali, dovrebbero approdare sul mercato nel prossimo giugno 2016 ad un prezzo di circa 30mila yen, 220 euro.

Questi occhiali, ha spiegato il ricercatore Isao Echizen al Wall Street Journal , hanno un’affidabilità del 90% e consentono a chi li indossa di camminare senza difficoltà, ma non sono indicati per chi volesse guidare o andare in bici. Sono infatti pensati per essere usati in aree affollate, dove si corre il rischio di venire immortalati da qualche smartphone e di finire poi sui social network.

 I Privacy Visor sono il primo prodotto al mondo con questa tecnologia. Spesso ci viene detto di non svelare le nostre informazioni personali agli altri, ma anche le nostre facce lo sono. Dovrebbe esserci un modo per proteggerci

ha detto Echizen.

Ma questa nuova invenzione ha di per sé un rovescio della medaglia.

Fonte : http://resourcemagonline.com/2013/01/photography-and-facial-tagging-a-privacy-violation/19591/

Utili per proteggerci dall’ormai sempre continuo sviluppo delle tecnologie e dei social ? Si, questo senza dubbio. Purtroppo, però, c’è da considerare anche che (funzionando con fotocamere, aventi messa a fuoco automatica) c’è chi potrebbe utilizzarli per scopi personali, proteggendoli (con questi occhiali anti-riconoscimento facciale) da metodi di sicurezza contro rapine, furti di smartphone e quant’altro.

Non ci resta che aspettare il prossimo giugno e vedere la risposta, verso la quale, si riverseranno tali preoccupazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *