Privacy e vite segrete da Web

Nessuno ama tanto i segreti quanto chi non ha intenzione di mantenerli. Charles C. Colton

Privacy e vite segrete da web
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Privacy e vite segrete da web

 

A Padova un sacerdote invia per sbaglio sue foto hard nella chat dei suoi cresimandi. Spero sinceramente che non fosse materia per la prova finale del corso. Nonostante l’enorme attenzione dei legislatori su fronte della privacy in fondo i nostri primi nemici siamo noi.

“Ognuno di noi ha tre vite” –scrive Marquez -, la prima pubblica, la seconda privata e infine – udite, udite – giusto per complicarci la giornata, una vita segreta.

In fondo questa triplice ripartizione non è una novità: abbiamo  da sempre una predilezione per le distinzioni triadi, infatti la terza “presenza” nella vita di coppia fa sempre parte della “vita segreta”, alla fine i conti tornano. No?

Possiamo anche serenamente affermare che da che mondo è mondo sono le “vite segrete” ad intrigare la perniciosa curiosità delle persone, quindi anche quelle sono sempre esistite. Il guaio è che prima non le si squadernavano allegramente in rete a cani e porci, la qual cosa è l’ unica e assoluta novità nel sempre identico della povertà umana.

Ma il reale problema non consiste tanto nella segretezza delle nostre vite, quanto nel radicato e patologico desiderio di ostentare al mondo questa presunta segretezza.  E’ lì che si insinua l’errore, anche l’errore di invio nella chat dei cresimandi.

Un tempo era diverso: a messa finita il prete chiedeva alla perpetua di chinarsi a posare il turibolo nel cassettone in basso e “zac” … finiva là. Tutto restava in sagrestia. Poi la perpetua sposava lo scemo del villaggio per far tacere le malelingue e dopo sei anni un bambino simile in tutto e per tutto a parroco (chierica inclusa) finiva nel collegio al paese affianco. Era più che altro un favore tra colleghi: “tu cresci i miei nella tua parrocchia e io i tuoi nella mia”.  Tutti sapevano tutto e nessuno sapeva niente. Più che un segreto era semplice e diffusissimo folclore, altrettanto imbarazzante, ma ben organizzato e soprattutto … casereccio.

Alla fine nessuno degli attori di questa inflazionata pantomima – che ha avuto sempre il merito di mantenere alta la nostra quota demografica – intendeva avere “una vita segreta”, semplicemente voleva ciulare! Poi da cosa “nasce” il coso – guai a usare contraccettivi che fai piangere Gesù – ma alla fine si faceva all’amore. Nel peccato ovviamente, ma questa è pura digressione. Meglio far sposare i preti, non vedo perché certa gente deve restare impunita!

Ora è diverso.  Non per essere un nostalgico dei bei tempi andati, però quando sento certe cose mi sento come quel povero imbecille che, chissà per quale motivo, si ritrova in una sperduta e tetra cittadina americana dell’Iowa sotto Halloween: inizi a capire che sei in incubo quanto ti accorgi che è abitato da incroci tra consanguinei  che fanno sacrifici umani per far germogliare il grano. Beh lo hai voluto tu. Cazzo vacci a Natale che sono più buoni; al limite al cenone ti servono i turisti dell’ Halloween scorso, forse  te la cavi! Niente!  Ci sei dentro, sei in un incubo!

E l’incubo è questo: sei solo in mezzo a un delirio di eccesso di  “segretezza ostentata”: di gente che ostenta e, paradossalmente dichiara, la sua “originalità” così come la propria “disinvoltura” … sincerandosi però che non devi dire niente a nessuno! Sì, per carità, però c’è un particolare:  io non ti ho chiesto una mazza.

Nella cittadina dell’Iowa vedi benissimo che la figlia della droghiera è uguale alla zio materno (quello che già di suo cammina all’indietro sui palmi delle mani ) anche col suo sguardo perplesso nel vuoto dopo che ha contato per due ore fino a tre; lo vedi tu, vuoi che non lo sappia tutto il paese? Non è un segreto qualcosa che è manifesto; ma rivelare l’ovvio, o forse anche il menzognero,  rende il tutto pepato e pernicioso: fa sentire l’altro una specie di animale notturno nella penombra dei suoi deliri e te il depositario di un segreto scandaloso. La scoperta dell’acqua calda in frustino e capezzoli borchiati!

Quindi molto spesso la cosiddetta “vita segreta” è una montatura ad arte, o nel più veritiero dei casi “pura pubblicità, propaganda piccante del nostro malato edonismo che diventa immane figura di merda se premi l’invio sbagliato.

Quindi tornando a casa nostra: cosa ci avrebbe mai potuto la Isoardi nel cellulare di Salvini? Foto di Mandela a mare? Ma come minino  lui che  ingroppava una conserva verace dalla Cirio? Da quello cosa ti puoi aspettare? Il vero segreto è come diavolo sia arrivata a farsela con lui. Siamo sicuri che  il peggio era nel cellulare di Salvini? La butto lì … certo non ci trovi tutti i numeri dei premi Nobel per la pace viventi.

Vedete, tutto si può riassumere negli infiniti reality di cucina che ci sono in giro: tutti che cucinano di tutto, in tutte le salse e in tutti i modi e cazzo… nessuno che mangia! La vita segreta è triste. Almeno questa versione. Un bel po’ di tempo fa conobbi una donna che diceva che “faceva di tutto”. Poi non è successo niente. Peccato!, avrei voluto proprio vedere se riusciva a sostituire la cinghia di distribuzione della mia auto!

fonte immagine grenfellactiongroup

 

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