Processo a Salvini: ancora una volta, morale lasciata in panchina

Secondo la Giunta del Senato non ci sono prove sufficienti a condannare l'operato dell'ex ministro

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La motivazione principale per cui Italia Viva decide di non partecipare al voto risiede, però, nel fatto che, dal complesso della documentazione prodotta, non sembrerebbe emergere l’esclusiva riferibilità all’ex Ministro dell’Interno dei fatti contestati. Diversamente, pare che le determinazioni assunte da quest’ultimo abbiano sempre incontrato, direttamente o indirettamente, l’avallo governativo. Numerosi sono dunque i dubbi che ancora oggi residuano in riferimento al caso Open Arms

L’espressione “avallo governativo” incarna un concetto abbastanza vecchiotto e ormai stantio. Giustificare una simile risultante processuale attribuendo responsabilità a fattori esterni non è un epilogo; è una presa in giro. A volte, c’è il bisogno di contestualizzare: risolvere una problematica richiede l’ammettere determinate circostanze; motivo per cui, non vedo come si possa distogliere l’attenzione dalla condotta del singolo, conoscendone ideologia e precedenti – elementi più che sufficienti al di là del contorno governativo.

È chiaro che, al momento, la condizione d’emergenza pone altri problemi in gioco: se si vuole puntualizzare sul ruolo del Governo passato, è bene metterlo in mezzo; metterlo in mezzo ora, in questo frangente, non è d’aiuto.
A quel punto, però, chiedo al lettore come mai non si sia discusso semplicemente di una proroga del processo. Anche questo è un backstage che forse mai verrà compreso.

Secondo il capogruppo d’Italia Viva Francesco Bonifazi «non c’è stata un’istruttoria seria», atta a convincere la Giunta del Senato sul da farsi: 13 voti a favore della relazione del presidente Maurizio Gasparri, 7 contrari e 3 senatori astenuti. 
Abbastanza ilare che manchino le attenuanti: non basterebbe un articolo a descrivere i continui cambi di rotta, le ipocrisie e gli episodi razzisti, astorici- perfino verso connazionali – dell’ex Ministro.




Il processo a Matteo Salvini è solo l’ennesimo esempio di una società ormai abituata a giustificare la perdita di ogni morale; un mondo dove la verità, i fatti, lasciano il tempo che trovano, in cui le priorità seguono il puro andamento politico ed economico. Una grande forma di codardia aleggia sulle nostre teste, proiettando una luce su cittadini e politici, con poche distinzioni a suo carico.

Il ruolo della buona Italia Viva renziana si è reso noto nella sua totale assenza; non mi stupisco, poiché l’astensione è forse tra i primi demoni sociali. È lì che si rinuncia al miglioramento, proprio quando barattiamo la ricerca, l’approfondimento concettuale per futile apparenza. Il caso delle Open  Arms resta l’ennesimo peccato italiano – e non solo -, un’altra tacca sulla nostra cintura.

Un modello di “processo a Salvini” ci riporta un po’ sulla terra, tra quelle peripezie mediatiche, quando ancora di Covid-19 non si parlava.
E ci ricorda quanto sia stereotipato il pensiero del “cambiamento”, del “migliorarsi”, quando è già un miracolo porsi una qualsiasi domanda coscienziosa. Siamo fin troppo immersi nel totale disinteresse.

Eugenio Bianco

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