Progetto nuovo stadio della Roma: 9 arresti tra politici e imprenditori

Le indagini della procura capitolina hanno portato all'arresto di 9 persone legate al progetto del nuovo stadio della Roma.

Al centro del sistema di corruzione c’è l’imprenditore Luca Parnasi.

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La strada per la realizzazione del nuovo stadio della Roma calcio sembra sempre più in salita. Proprio oggi la procura capitolina ha ordinato l’arresto di nove persone legate al progetto di realizzazione del nuovo stadio nella zona dove sorgeva l’ex ippodromo di Tor di Valle.

Stando alle indagini, sarebbero completamente estranee alla vicenda sia la sindaca di Roma, Virginia Raggi, sia la medesima società calcistica, l’As Roma.



Gli arresti

Le indagini condotte dalla procura hanno smascherato “una corruzione sistemica e pulviscolare” fatta di fatture per operazioni inesistenti, consulenze di comodo, assunzioni clientelari e soldi in contanti.

L’ordinanza firmata dal gip Maria Paola Tomasello ha chiesto e ottenuto l’arresto di nove persone. Le misure, eseguite dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, hanno portato sei persone alla custodia cautelare in carcere e tre agli arresti domiciliari. Si tratta dell’imprenditore Luca Parnasi (finito in carcere), il vice presidente del consiglio regionale Adriano Palozzi (ai domiciliari), il presidente di Acea e consulente del M5s Luca Lanzalone (ai domiciliari) e l’e assessore regionale Michele Civita (ai domiciliari).

Ma in totale gli indagati sono 27. Tra questi figurano anche il capogruppo del M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara, il presidente dell’Ordine degli avvocati romani, Mauro Vaglio, e il consigliere comunale di Forza Italia, Davide Bordoni.

L’inchiesta

Il cuore dell’inchiesta sembra vertere sull’immobiliarista Luca Parnasi e sul cambio di progetto dello stadio. L’imprenditore, titolare di Eurnova, la società che ha acquisito i terreni dell’ex ippodromo dove dovrebbe sorgere il nuovo stadio, aveva promesso a Lanzalone una consulenza per il suo studio legale di circa 100mila euro, più la ricerca di una casa e di uno studio a Roma.




Lanzalone, all’epoca dei fatti (inizio del 2017) era il consulente del M5s, poi passato al vertice della municipalizzata dell’energia, la Acea. Pare sia stata proprio la mediazione di quest’ultimo con Parnasi a sbloccare il progetto, mentre in regione se ne occupò Michele Civita, allora assessore all’urbanistica. Pare che Parnasi, per agevolare lo sblocco del progetto, avesse promesso l’assunzione del figlio di Civita in una delle sue società.

Secondo l’accusa anche Paolo Ferrara avrebbe preso parte alla trattativa, ricevendo da Parnasi il progetto per la riqualificazione del lungomare di Ostia. Invece, il vicepresidente del consiglio regionale, Palozzi, avrebbe ricevuto sempre da Parnasi delle fatture per operazioni mai erogate pari a 25mila euro.

Come si diceva, al centro dell’indagine c’è anche la modifica del progetto originario. L’attuale progetto prevede una riduzione delle cubature degli impianti extra sportivi e l’eliminazione delle torri del grattacielo. Stando alle intercettazioni, Parnasi puntava molto sul progetto, che definiva “molto moderato” rispetto a quanto faceva in passato; tuttavia, vantava anche la sua influenza sui partiti tramite elargizioni di denaro, nonché la sua capacità di dettare ordini solo alzando il telefono.

Progetto forse in stallo

A seguito delle indagini e degli arresti si paventa l‘ipotesi di uno stop del progetto. Ma la sindaca Virginia Raggi al momento non esprime giudizi e aspetta di leggere le carte, dimostrandosi anche fiduciosa: se è tutto regolare il progetto va avanti.




Così come la sindaca è estranea alla vicenda lo è anche la società Roma calcio. Secondo il presidente della società, James Pallotta, la Roma non ha fatto niente di male e si è sempre dimostrata trasparente. Non c’è motivo, per il presidente, che il progetto dello stadio si debba fermare dato che è fortemente voluto da cittadini e tifosi.

Se però il progetto dovesse arenarsi, il presidente l’ancia un aut aut: in caso di stop tornerebbe negli Stati Uniti.

Nicolò Canazza

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