Pronomi e identità di genere: “Datemi del they/them”, non del ‘loro’

Il 19 maggio Demi Lovato pubblica un post sul suo profilo Instagram, nel quale fa coming out come persona non binaria, riportando l’attenzione sulla relazione tra pronomi e identità di genere. Spiega quindi ai fan il suo non identificarsi né con il genere femminile né con quello maschile e comunica poi la decisione di iniziare ufficialmente ad utilizzare i pronomi they/them.

Nel primo episodio del suo nuovo podcast, 4D with Demi Lovato, afferma appunto di voler utilizzare questi pronomi perché li sente più adatti a ləi.  Assieme all*amicə Alok Vaid-Menon, anche ləi membro della comunità LGBTQ+ in quanto gender non-conforming, parla dell’importanza di pronomi e identità di genere per le persone non binarie. Alok, infatti, sostiene l’importanza del domandare quali pronomi una persona usi come di un gesto di gentilezza, di rispetto nei confronti della comunità non binaria.

Ma they non è il pronome di terza persona plurale?

A chi critica l’utilizzo del pronome singolare neutro they, rifiutandolo come grammaticalmente scorretto, Alok risponde dicendo

Se ti preoccupa di più la grammatica che l’esperienza di identità di vita di qualcuno, […] è ora che tu riveda le tue priorità, […] e ti renda conto che preoccuparsi degli altri ed essere una brava persona è più importante.

(‘If you’re more concerned about grammar than someone else’s like life identity experience, […] it’s time that you get your priorities not straight but queer and realize that like actually caring for people and being a good human being is more important.’)

Inoltre, dizionari importanti come il Cambridge Dictionary e l’Oxford English Dictionary classificano they non solo come pronome di terza persona plurale, ma anche come pronome singolare neutro. Ne specificano in particolare il possibile utilizzo con riferimento a persone non binarie o delle quali non è dato sapere il genere.

Si tratta, infatti, di una forma grammaticale che esiste da secoli, veniva utilizzata addirittura da Chaucer, uno dei padri della lingua inglese.  Lo troviamo anche in Mansfield Park, nel quale Jane Austen scrive “I would have everybody marry if they can do it properly”. Qui, infatti, il pronome they si riferisce a everybody, sostantivo singolare.

Datemi del loro o del ləi ?

Il problema sorge nel momento in cui si vuole riportare la notizia del coming out di Demi Lovato in italiano. La nostra lingua, infatti, non prevede un corrispondente pronome neutro per riferirsi a persone.

Proprio per questo, alcuni giornali hanno riportato la notizia in maniera equivoca, affermando che Demi Lovato avesse chiesto che ci si riferisse a ləi con il pronome loro. Tuttavia, questa traduzione letterale risulta essere molto ambigua, dato che le regole grammaticali ci imporrebbero una concordanza pronome-verbo assurda. Dovremmo dire “Demi Lovato hanno detto…”, anche se noi di Demi ne abbiamo unə solə! Altri articoli hanno invece cercato di aggirare il problema, utilizzando perifrasi, forme passive e impersonali. Questo approccio risulta però innaturale e particolarmente meccanico, dato che l’italiano è una lingua con genere grammaticale, in cui articoli, nomi, pronomi hanno tutti un genere ben preciso.

Come tradurre they/them in italiano?

Molti linguisti si sono interessati al problema che intercorre tra pronomi e identità di genere nella nostra lingua, ed hanno trovato diverse soluzioni al problema dei pronomi delle persone non binarie.

Vera Gheno, importante sociolinguista italiana, riporta nel suo articolo varie proposte, come ad esempio l’uso dell’asterisco o del trattino (e.g. tutt* o tutt-) per le desinenze.

Tuttavia, la tecnica che sembrerebbe essere la più adatta è quella proposta da Luca Boschetto nell’aprile del 2015, utilizzata anche in questo articolo. Boschetto suggerisce l’utilizzo di due vocali che non appartengono all’italiano standard, ossia la schwa (ə) e la “schwa lunga” (з). A differenza di asterischi e trattini, queste vocali hanno una pronuncia ben definita. Infatti, la schwa è già presente in alcuni dialetti italiani, vedasi la parola ‘mammt’ (/’mammətə/). La “schwa lunga”, invece, viene pronunciata come la schwa, ma più aperta.

Secondo Italiano inclusivo, la schwa potrebbe essere utilizzata per il singolare, sia come desinenza (e.g. sono andato/a → sono andatə), sia in articoli (il/lo/la → lə) e pronomi (lui/lei → ləi, come corrispettivo di they). La “schwa lunga“, invece, verrebbe utilizzata per il plurale (e.g. siamo andati/e → andatз; i/gli/le → lз).

Ovviamente non si tratta di un cambiamento immediato. Affinché nuove parole e nuove strutture grammaticali entrino a far parte dell’italiano quotidiano, bisogna che gli italiani stessi le usino nella vita di tutti i giorni.

Assieme al clima politico e sociale, anche la lingua si evolve. E molto probabilmente queste o altre forme entreranno presto nel nostro vocabolario, per adattarsi a queste realtà che, purtroppo, la maggior parte di noi inizia a conoscere solo ora.

Elisa Pinesich

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