A proposito di felicità, tra Petrini, Sepulveda e José Mujica

Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/11/06/foto/milano_statale_libro_mujica-151467862/1/#1
0

A proposito di felicità.

Cosa lega la felicità alla politica? È un tema dalla commistione atipica, oggi probabilmente incomprensibile, eppure il fulcro scatenante una meravigliosa conversazione che si apre con un’introduzione che, probabilmente, dì per sé, sintetizza tutto: il diritto alla felicità.

Perché la felicità è un diritto ed è la prima tra le carte costituzionali della modernità a sancirlo.

È Pino Cacucci, scrittore, sceneggiatore e traduttore italiano, a moderare il dibattito, e lo introduce proprio parlando di diritto alla felicità, un diritto sancito, dice, il 4 luglio 1776 dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Ma vedete, continua, non fu il Tea Party o Benjamin Franklin a produrre questa meravigliosa idea.

Il diritto alla felicità è in realtà frutto della speculazione di un filosofo napoletano, quale Gaetano Filangeri, che mantenne con Franklin un’amicizia leale, che oltrepassa il tempo, e che attraverso un continuo scambio epistolare produce gli effetti di un amichevole scambio nella produzione politica dell’americano.

Il diritto alla felicità nasce a Napoli, nasce in Italia, nasce quale idea di progresso. Ed è proprio da qui che parte il dibattito.

Gli interlocutori sono Carlo Petrini, Luis Sepulveda e infine, il presidente più amato, in particolare dalle nuove generazioni, per i suoi principi e la sua umiltà, José Mujica.

Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/11/06/foto/milano_statale_libro_mujica-151467862/1/#1
Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/11/06/foto/milano_statale_libro_mujica-151467862/1/#1

Carlo Petrini, appena prende parola, fa uno step in più. Non è un caso che l’ormai noto presidente uruguaiano incontri l’entusiasmo e l’approvazione delle nuove generazioni, sfiduciate, apatiche e distanti da un mondo politico in cui non si riconoscono. Che non capiscono e da cui non vengono capiti.

Ed è ripercorrendo il sociologo e filosofo polacco Bauman che si fa un passo in avanti verso il vivo del discorso, “Non è l’assenza dei problemi che porta alla felicità; avere dei problemi e mettersi nella posizione di risolverli o comunque avere la possibilità di risolverli è felicità.”

Personalità come Luis Sepulveda, cileno, e Josè Mujica non arrivano da realtà facili. Hanno conosciuto i soprusi, il dolore, la lotta, ed è forse questo elemento particolareggiato ad aver fatto comprendere al meglio il senso della felicità. Ad aver fatto comprendere quanto il benessere sociale sia ciò che porta alla felicità collettiva e a vivere una vita orientata in tal senso: al bene comune.

Il famoso scrittore cileno, che l’Italia conosce principalmente per la produzione letteraria che per la vita, per delle meravigliose favole che, dice Petrini, talvolta sono il miglior “metodo per trasmettere la conoscenza.”

Pochi sanno, ad esempio, che Luis Sepulveda fece parte della guardia personale di Salvador Allende. E Luis parte da un racconto che lo tocca da vicino, legato a quel meraviglioso politico il cui solo nome fa scattare il generale applauso della platea, destituito dal golpe militare appoggiato dagli Stati Uniti l’11 settembre del 1973.

Allende era un uomo di grande cultura e grandi ideali, racconta Sepulveda, un uomo che lottava per la felicità del suo popolo. Lo racconta citando un’intervista a cui questi assistette dal vivo e durante il quale, quel meraviglioso politico destituito da una storia saccente e priva di prospettive, definì la rivoluzione cilena quale momento di riscatto per un popolo che aveva un’aspettativa, una speranza di vita difforme da qualsiasi altra cittadinanza al mondo.

Lo fa raccontando la storia del Cile, una storia talvolta ignorata anche dai libri. Lo fa all’insegna della speranza che la felicità sia possibile e parta dal sociale.

Ed è a questo punto, il più atteso probabilmente, che il presidente che dà speranza nella politica, che fa sperare una generazione disgraziata, prende parola.

Josè Mujica ha la dote di parlare di felicità in maniera semplice, coinvolgente, forte, autentica. Non lo fa utilizzando mezzi termini, non lo fa celando le sue idee, portate avanti in una scelta di vita e di politica sempre coerente e inattaccabile.

Il presidente del popolo illustra le falle del sistema, di un capitalismo sfrenato che ha creato il must dell’accumulazione quale unico obiettivo nella vita. Ma la felicità non sta nella ricchezza.

“La felicità sta in quel patto generazionale di lotta per il sociale che davvero può far evolvere l’umanità”, “la felicità è guardarsi allo specchio e sapere di non aver tradito i propri sogni.”

Si rivolge ai più giovani, di cui l’auditorium dell’Università degli Studi di Via Festa del Perdono pullula, dicendo quanto il loro ruolo sia importante per il futuro dell’umanità.

Un messaggio forte, che non consente repliche, che contiene al suo interno una profonda verità: volere un mondo equo, giusto, vuol dire mostrare coerenza con le proprie idee. E quanto è utile un telefono di ultima generazione? Un pantalone all’ultima moda? Questo consumo sfrenato, come crediamo possa mai portare alla felicità?

Non c’è la possibilità di ottenere una società perfetta, senza contraddizioni, ma abbiamo l’opportunità di scegliere una strada che tuteli il nostro pianeta, perché l’uomo è l’unico animale con un potere di creazione infinito.

L’uomo è un animale politico, la sua vita è inevitabilmente legata alla politica e chi afferma di non essere interessato alla politica, sta già facendo politica. […] Un altro problema accanto alla distribuzione della ricchezza è la corruzione politica.

Bisogna scegliere con attenzione i partiti e le organizzazioni sociali, credere nella distribuzione equa. […]

L’interesse della politica deve essere la dignità, l’onore. La sfiducia nella politica conduce all’individualismo che porta all’infelicità collettiva.

Alla fine di un incontro emozionante, vivo, rimane una certezza. La felicità è impegno, la felicità non sta nella fretta, ma nel tempo.

La felicità è militanza per la collettività. La felicità è il vero compito della politica.

E la chiave della felicità sta nel mettere da parte i personali egoismi e dare eco alla voce del cuore, unico eco autentico della vita.

 

Di Ilaria Piromalli

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Cliccando su Accetta, acconsenti all'utilizzo dei cookie e di eventuali dati sensibili da parte nostra; secondo le normative vigenti GDPR. More Info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi