Legge sull’eutanasia, lunedì prossimo in aula ma la maggioranza è divisa

La vicenda di Noa Pothoven ha riacceso le luci su una questione che altrimenti sarebbe passata in sordina

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Solo sette giorni. Il prossimo 24 giugno, in calendario è prevista alla Camera la discussione della legge sull’eutanasia.

Il problema? È che ancora non esiste un accordo sulla legge sull’eutanasia tra la maggioranza giallo-verde e di conseguenza un testo condiviso su cui legiferare. Le posizioni del Movimento 5 Stelle e della Lega sono diametralmente opposte. Il lavoro di mediazione avvenuto in queste settimane in Commissione Giustizia e Affari Sociali non ha portato i risultati sperati e sembra impossibile raggiungere un compromesso entro questo fine settimana.

La storia di Noa Pothoven, la ragazza olandese che si è lasciata morire di fame e di sete all’inizio di giugno perché le era stata rifiutata l’eutanasia nel suo paese, ha spaccato l’opinione pubblica e riacceso la necessità di legiferare.

La Corte Costituzione e la legge sull’eutanasia

L’esigenza, in realtà, si è “ripresentata” mesi fa, dopo la vicenda di Dj Fabo e il processo a Marco Cappato, leader dell’Associazione Luca Coscioni, da sempre impegnata nella promozione della libertà di ricerca scientifica, delle cure, e di altri diritti civili. Il radicale ha accompagnato Fabiano Antoniani, questo il vero nome del disk jockey,  in Svizzera, essendo l’eutanasia illegale in Italia ed è stato per questo accusato di aiuto al suicidio.

Dj Fabo è morto il 27 febbraio 2017, aprendo la strada per la legge sul biotestamento e sulla richiesta della Consulta di rivedere l’articolo 580 del codice penale, che punisce con la stessa pena (dai 5 ai 12 anni di carcere) il reato d’istigazione e aiuto al suicidio.

Non serve una laurea in giurisprudenza per capire che nel primo caso manca la volontà del soggetto di togliersi la vita: la decisione non è presa in autonomia e serenità ma viene indotta. Nel secondo, invece, il malato vuole porre fine alle sue sofferenze consapevolmente, la scelta parte da lui. Una bella differenza che fino a questo momento non era stata adeguatamente sottolineata.

La Corte d’Assise di Milano ha assolto Marco Cappato dall’accusa di aver rafforzato l’intenzione di Dj Fabo di togliersi la vita nella clinica svizzera, ma ha chiamato in causa la Corte Costituzionale per colmare il vuoto normativo ed esprimersi sulla legittimità della norma penale numero 580. La Consulta ha così stabilito un tempo limite in cui il Parlamento potrà legiferare (24 settembre 2019), superato il quale sarà la magistratura a dover prendere una decisione in merito. Il processo a Marco Cappato è nel frattempo sospeso.




Le proposte di legge sull’eutanasia

Oltre alla proposta presentata dall’Associazione Luca Coscioni, ovviamente a favore dell’eutanasia (ma solo per soggetti maggiorenni, capaci di intendere e volere, o in possesso di biotestamento valido, colpiti da male irreversibile e con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi), ce ne sono altre.

Andrea Cecconi del Gruppo misto e i deputati Doriana Sarli, Giorgio Trizzino e Gilda Sportiello del Movimento 5 Stelle vorrebbero una legge sull’eutanasia piuttosto simile. Sostanzialmente chiedono che possa essere praticata anche negli ospedali pubblici e venga garantita dal Servizio sanitario nazionale. L’articolo 580 non potrebbe essere applicato al personale medico, per cui è comunque prevista l’obiezione di coscienza, esattamente come per l’aborto. Il soggetto che può farne richiesta sarebbe sempre maggiorenne, malato irreversibile e consapevole.

Questo significa che in Italia verrebbero comunque esclusi tutti i casi di patologia psichica, ammessi in parte in altri paesi europei, come l’Olanda.

I contrari

La Lega e il mondo cattolico, invece, si oppongono con decisione alla possibilità di introdurre l’eutanasia anche in Italia. Il Carroccio così come la Chiesa vorrebbero far prevalere sempre “le ragioni della vita sulla scienza e coscienza del medico”.

Nella proposta di legge leghista non è prevista la possibilità di rinunciare a nutrizione e idratazione, perché è considerata una deriva “eutanasica”. Il gesto di Noa Pothoven, attualmente non punibile, diventerebbe un reato, con il pericolo incombente di tornare a uno stato precedente al biotestamento.

L’unico spiraglio di luce sembra riguardare la revisione della legge 580. L’idea è quella di attenuare il reato di aiuto al suicidio per chi convive con il malato, e potrebbe essere dunque turbato per le sofferenze di un suo caro, e nel caso in cui la patologia sia non solo irreversibile ma causa di dolori insopportabili.

Il Pd, invece, non ha presentato una proposta di legge in merito. Chi tace, acconsente. Ma a cosa?

La dignità diritto inviolabile

Probabilmente il dibattito sull’eutanasia non è destinato a finire in tempi brevi. Le forze politiche sembrano tutte concordi nella depenalizzazione del reato di aiuto al suicidio (compreso il Pd), che quindi con ogni probabilità arriverà in aula, ma sul resto c’è ancora troppa confusione.

Sicuramente prendere una decisione sul fine vita non deve essere semplice. Chi siamo noi per dire chi e come ha diritto di morire? Non è tanto una questione politica quanto morale, e queste ultime non sono facili da risolvere, come ci ha insegnato anche la storia di Noa Pothoven. In ogni caso, la vita così come la dignità sono diritti inviolabili dell’uomo e in quanto tali meritano un sacrificio da parte dei parlamentari italiani. Speriamo che qualcuno metta fine a questa “patata bollente”, non c’è più tempo per “giocare”.

Marina Lanzone

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