Proteste in Albania: scontri davanti al palazzo del governo

Quello appena trascorso è stato un sabato di proteste in Albania. A scendere in piazza contro l'esecutivo l'opposizione di Lulzim Basha.

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Un sabato di scontri e proteste in Albania

Alta tensione e feroci proteste in Albania. L’opposizione al governo, guidata da Lulzim Basha, è infatti scesa in piazza contro l’esecutivo di Edi Rama, socialista.
La manifestazione, che ha visto la partecipazione di moltissimi albanesi, è arrivata fino davanti all’entrata del palazzo governativo. I protestanti, dopo aver lanciato pietre contro gli agenti, hanno anche cercato di entrare nell’edificio, ma sono stati respinti dalla Guardia Repubblicana in assetto anti-sommossa.
Il bilancio delle proteste in Albania, al momento, è di cinque poliziotti feriti e alcuni manifestanti intossicati per via dei gas lacrimogeni sparati dagli agenti anche all’interno del palazzo.
Parlando degli scontri, il leader dell’opposizione Basha ha detto che sono stati frutto di una mirata strategia della polizia. Secondo questi, infatti, gli agenti avrebbero volutamente fatto avanzare i manifestanti verso l’edificio, così da consentire a Rama di bollare gli avversari come “violenti”.
L’opposizione, in seguito agli scontri, ha rimandato altre proteste a giovedì prossimo.



Le ragioni dietro la protesta

Il premier Edi Rama è da tempo al centro delle critiche dell’opposizione. In carica dal 2013, ha vinto le ultime elezioni tenute nel 2017. Gli oppositori politici accusano il primo ministro di essere corrotto e di aver fatto patti con alcune associazioni criminali presenti sul territorio nazionale.
Le opposizioni, inoltre, hanno più volte criticato le scelte politiche del governo socialista, che, a detta di questi, avrebbe fatto piombare il paese nella corruzione e nella miseria.
Le proteste in Albania hanno come scopo ultimo quello di indire nuove elezioni, “rispettose degli standard democratici”.
La miccia che ha fatto esplodere la situazione è stata un rapporto dell’Osce. Nel report l’agenzia aveva rivelato come nel circa 20% dei casi vi fossero forti dubbi sulla legittimità del voto espresso nel 2017, con forti possibilità di una compravendita elettorale.
Secondo i portavoce dell’opposizione, l’esecutivo di Rama sarebbe il corrispettivo europeo di Maduro, che inibisce l’espressione della vera volontà popolare.

Stefano Mincione

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