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Continuano le proteste in Serbia: la mobilitazione è a Kragujevac

by Lucrezia Agliani
16 Feb 2025
in Attualità
Reading Time: 3 mins read
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proteste in Serbia contro il governo, Kragujevac
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La Serbia è teatro di una forte contrapposizione sociale, con migliaia di studenti e cittadini scesi in piazza per protestare contro il governo di Aleksandar Vučić. Mentre a Kragujevac i manifestanti denunciano corruzione e mancanza di libertà, a Sremska Mitrovica i sostenitori del presidente si riuniscono per difendere l’unità nazionale. Due visioni opposte del Paese si confrontano, evidenziando una crescente tensione politica e sociale.

La mobilitazione studentesca

Nel cuore della Serbia centrale, la città industriale di Kragujevac è diventata l’epicentro di una protesta studentesca che da tre mesi scuote il paese. Decine di migliaia di studenti, sostenuti da ampie fasce della società, si sono radunati per chiedere giustizia e denunciare la corruzione e il controllo mediatico attribuiti al governo e al presidente Aleksandar Vučić. La mobilitazione coincide con la Festa nazionale serba, conferendo alla protesta un forte valore simbolico.

La scelta di portare a Kragujevac le proteste in Serbia non è casuale: qui, nel 1835, venne adottata la prima Costituzione serba, volta a limitare i poteri assoluti del governo. Oggi, gli studenti rivendicano gli stessi principi di libertà e giustizia. Molti di loro hanno raggiunto la città dopo giorni di marcia da Belgrado, Novi Sad e altre città, mentre altri sono arrivati in bicicletta, moto e auto, uniti dalla volontà di un cambiamento.

Le richieste e l’indignazione della piazza

Alla base della protesta vi è la richiesta di responsabilità per la tragedia avvenuta alla stazione ferroviaria di Novi Sad, in cui hanno perso la vita 15 persone. Questo evento ha acceso il malcontento nei confronti di un sistema ritenuto corrotto e inefficiente. Gli studenti, affiancati da docenti, attori, operatori culturali e cittadini comuni, chiedono un’azione concreta contro la corruzione della classe politica e degli intermediari, maggiori investimenti nell’educazione e garanzie per la sicurezza dei manifestanti.

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I simboli delle proteste in Serbia sono chiari: cartelli con la scritta “la corruzione uccide”, mani dipinte di rosso – la più chiara metafora per descrivere sangue – e quindici sedie vuote con altrettante rose, in ricordo delle vittime di Novi Sad. Un silenzio di quindici minuti ha interrotto il clamore della manifestazione, un momento di raccoglimento e denuncia della tragedia.



Gli studenti sono protagonisti da mesi delle proteste in Serbia. Dopo la tragedia di Novi Sad, i movimenti studenteschi hanno bloccato le attività didattiche, le lezioni di grado superiore e universitario; non fermandosi solo nell’ambito universitario o scolastico, hanno riempito per tre mesi le piazze, bloccando le strade serbe mentre chiedevano dialogo e confronto con le autorità. La mobilitazione di Kragujevac è sicuramente una delle più importanti poiché punto di convergenza di molti studenti da molteplici città.

Il contrattacco del governo

Mentre gli studenti occupavano le strade di Kragujevac, a circa 80 km di distanza, a Sremska Mitrovica, si svolgeva una manifestazione a sostegno del governo. Convocata dal Partito Progressista Serbo e dal presidente Vučić, la folla, composta in gran parte da persone arrivate con bus organizzati dal partito, ha approvato la “Dichiarazione sulla Vojvodina”, riaffermando l’unità territoriale della Serbia e respingendo ogni ipotesi di secessione della regione settentrionale.

Vučić ha etichettato la protesta studentesca come una “rivoluzione colorata manipolata dall’esterno”, minimizzando e delegittimando il numero dei manifestanti a Kragujevac, dopo aver anche definito la manifestazione governativa un successo. Ha inoltre sostenuto che la Serbia sia sotto attacco sia interno che esterno, ribadendo il suo impegno a difendere il paese e garantendo di aver già accolto tutte le richieste degli studenti.

Un paese diviso

Le due piazze contrapposte riflettono una Serbia profondamente divisa. Da un lato, una generazione di giovani che chiede cambiamenti radicali, stanca di un sistema che percepisce come corrotto e inefficace. Dall’altro, un governo che si presenta come baluardo contro minacce esterne e interne, cercando di mantenere il controllo del paese con narrazioni di stabilità e unità nazionale.

Le proteste proseguiranno, con gli studenti decisi a non fermarsi fino a ottenere risposte concrete. La loro richiesta è chiara e diretta: libertà e giustizia per una Serbia che vogliono finalmente vedere cambiata.

Lucrezia Agliani

Tags: Aleksandar VučićKragujevacNovi SadprotesteSerbiaSremska Mitrovica
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