Prudence Crandall, una vita per il diritto allo studio delle ragazze afroamericane

A soli 30 anni l’insegnante quacchera Prudence Crandall fu arrestata per aver aperto le porte della sua scuola alle ragazze afroamericane.

Maestra e attivista americana, Prudence Crandall ha dedicato la sua vita alle donne afroamericane, in particolare al loro diritto allo studio. Tuttavia, ha combattuto in prima linea anche per difenderle dalle discriminazioni e dagli abusi di una società poco aperta all’integrazione. In Connecticut, dove fondò la sua scuola, è ricordata ancora oggi come un’eroina, un esempio di altruismo, coraggio e dedizione verso i più deboli.




La famiglia

Nata nel 1803 a Hopkinton (Rhode Island) in un famiglia quacchera, Prudence Crandall si trasferì a Canterbury (Connecticut) all’età di 10 anni. I genitori, Pardon ed Esther Carpenter Crandall, preferirono per lei una scuola privata, sicché frequentò la Black Hill Quaker School a Plainfield, non molto lontano da casa.

Rowland Greene, l’insegnante di Prudence, la influenzò molto con le sue ideologie contrarie alla schiavitù e con il suo impegno contro le discriminazioni razziali. A 22 anni, a Providence, entrò nella New England Yearly Meeting School, poi ribattezzata Moses Brown School. Conseguito il titolo accademico, insegnò per qualche anno nella stessa città dove aveva studiato, per poi stabilirsi a Canterbury.

Il collegio femminile

Conosciuta come un’eccellente insegnante, Prudence Crandall fu invitata dalle famiglie aristocratiche ad aprire una scuola privata per ragazze, la Canterbury Female Seminary. Nel 1831, fondò il collegio nella villa acquistata insieme alla sorella Almira e, in poco tempo, divenne una delle migliori scuole dello stato. Per ben due anni, l’istituto godette di ottimi giudizi e tante bambine furono istruite da Prudence in diverse materie, quali grammatica, aritmetica, storia e geografia. I guadagni crebbero a una velocità tale da permettere alla ragazza di estinguere subito il mutuo della villa.

Il contesto storico

A 29 anni, Prudence era già una fedele lettrice del giornale The Liberatoril settimanale abolizionista fondato da William Lloyd Garrison, che, dopo l’arresto della donna, si schierò a suo favore. All’epoca, in Connecticut la maggior parte degli afroamericani era libera, nonostante la schiavitù fosse ancora lecita. Tuttavia i neri non avevano diritto alla cittadinanza americana, per la quale si attese fino alla fine della Guerra civile. Contemporaneamente, molti cittadini bianchi erano contrari all’uguaglianza dei diritti e alcuni sostenevano l’idea di obbligare gli afroamericani a ritornare in Africa.

Sebbene a Canterbury non ci fossero particolari scontri razziali, nei primi anni Trenta dell’Ottocento si verificano diversi episodi, in seguito alle scelte di Prudence. In particolare, la causa scatenante fu l’ammissione di una ragazza afroamericana nel prestigioso collegio privato di proprietà dei Crandall. Quando la notizia divenne di dominio pubblico, le reazioni furono estremamente violente e richiamarono l’attenzione delle persone anche fuori dallo stato.




Sarah Harris, la prima studentessa nera

Figlia di un contadino, aveva il grande desiderio di diventare un’insegnante e quindi di studiare. Così, Sara Harris fece domanda alla scuola di Prudence, la quale le aprì le porte consapevole di quello cui sarebbe andata incontro. Nel 1833, a Canterbury, nacque la prima classe mista degli Stati Uniti, che finì ben presto sotto accusa. Infatti, le famiglie aristocratiche della città non erano assolutamente d’accordo e cominciarono a fare pressioni per espellere la ragazza.

Invece, le altre studentesse dell’istituto non si opposero mai apertamente alla scelta di Prudence, almeno non come le loro famiglie. Tuttavia, l’insegnante non cedette alle minacce e pressioni, nonostante questo le comportò la perdita di molte alunne americane.

“Scuola per giovani donne e piccole signorine di colore”

In mancanza di nuovi iscritti, Prudence Crandall decise di trasformare il collegio in un istituto per ragazze afroamericane. Grazie anche all’aiuto di Garrison, che pubblicizzava la scuola sul suo giornale, la maestra in poco tempo formò una classe di circa 15-20 alunne provenienti da importanti famiglie afroamericane in tutto il New England.

La reazione dei cittadini fu particolarmente ostile e si manifestò in numerosi boicottaggi, insulti e abusi di ogni genere. Ad esempio, i negozianti si rifiutavano di vendere loro il cibo, mentre alcuni cittadini erano soliti colpire l’edificio con pietre e uova. Il massimo delle violenze si raggiunse nel gennaio 1834, quando alcuni oppositori tentarono di incendiare l’edificio.

La legge nera

Nonostante le ripetute ostilità, la scuola di Crandall diventò famosa in tutti gli Stati Uniti e, infatti, molte famiglie afroamericane fecero trasferire le figlie da Boston, Providence, New York e Filadelfia. Spaventati dalla notorietà della maestra, i membri della comunità razzista fecero pressioni affinché venisse emanata una legge ad hoc.

Il 24 maggio 1833, l’Assemblea Generale del Connecticut emanò una misura nota come “Legge Nera” , con la quale veniva resa illegale l’istruzione degli afroamericani esterni allo stato del Connecticut, senza il permesso della città. In quell’occasione l’avvocato degli oppositori fece anche la seguente affermazione per giustificare la legge:

Le persone colorate non potranno mai sollevarsi dalle loro condizioni umili nel nostro paese.

Fortemente indignata, Crandall diede vita a un movimento di protesta contro il Legislatore del Connecticut, sostenendo la natura immorale e costituzionalmente illegale della nuova norma. Nel mentre, non smise mai di insegnare, una scelta che le costò tuttavia l’arresto il 27 giugno 1833. Seguirono poi mesi difficili sino al primo processo. Purtroppo, fu giudicata colpevole poiché, come affermato dal giudice David Daggett, “gli afroamericani non sono cittadini e quindi non hanno la libertà di ricevere un’istruzione.” 

Le battaglie legali

Durante i vari processi la maestra ricevette l’assistenza dei migliori avvocati, grazie all’intervento di Arthur Tappan, un importante abolizionista di New York, che donò 10.000 dollari per sostenere le spese legali. Finalmente al terzo processo, il 26 luglio 1834, la Corte Suprema respinse le accuse contro Crandall per insufficienza di prove per confermare una condanna. Tuttavia, la questione sulla cittadinanza degli afroamericani rimase aperta e dibattuta sino al 1857.

A due mesi dalla vittoria in tribunale, la notte del 9 settembre 1834, un gruppo di oppositori saccheggiò l’istituto scolastico, terrorizzando le studentesse con spranghe di ferro. Insomma, la legge aveva assolto Prudence, ma il popolo no e, vista la violenza manifestata, Crandall decise di chiudere definitivamente la scuola, per non mettere ulteriormente in pericolo le ragazze.

Gli ultimi anni

Dopo la chiusura del collegio, Prudence sposò il Reverendo Calvin Philleo, predicatore battista, e si trasferì prima in Massachusetts, poi nel Rhode Island e in ultimo nell’Illinois, dove il marito morì nel 1874. Da vedova, aprì una scuola per studenti indigeni a Elk Falls (Kansas), località in cui scomparve il 28 gennaio 1890, all’età di 87 anni.




L’eredità di Prudence Crandall

La scuola è stata dichiarata monumento storico nazionale nel 1991, diventando una casa museo di proprietà del Connecticut, che, nel 1995 ha anche eletto l’insegnante Eroina di Stato ufficiale. In ultimo, dal 2008 una statua di lei con Sarah Harris decora il Campidoglio. 

Cosa devo fare? Devo essere inattiva e permettere al pregiudizio, il padre degli abomini, di rimanere indisturbato? O oserò arruolarmi nelle schiere di coloro che con la Spada della Verità osano combattere contro l’iniquità prevalente?

Una donna coraggiosa. Un’insegnante eccellente. Un esempio per tutti. Prudence Crandall ha dedicato la sua vita agli altri, soprattutto ai più deboli, credendo fortemente nel potere della cultura. Per anni ha cercato di abbattere un muro di pregiudizi e di sradicare le radici malsane di una cultura violenta e discriminatoria.

Oggi viviamo una realtà diversa che è il risultato di grandi vittorie, ma anche di pesanti sconfitte, di cui percepiamo tuttora gli effetti. E in questo scenario di luci e ombre è ancora tanto difficile a credersi di aver potuto limitare il diritto allo studio per un problema di colore, della pelle.

Carolina Salomoni

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