LO PSICOFARMACO DELLA BONTA’

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Incombe un’orrenda distopia, ma nessuno se ne cura; sto parlando dello psicofarmaco della bontà.

Spulciando nel mio archivio ritrovo un breve articolo di Paolo Di Stefano sul Corriere Della Sera del 21 marzo 2015 dal titolo “Dimenticare Platone con la pillola della bontà“, che ci informava sulle ultime allucinanti ricerche della cricca psichiatrico-farmacologica. Lo psicofarmaco è da anni il business più grande dell’industria farmaceutica.

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Il tema è attualissimo dato che le maggiori Università del mondo stanno puntando molto anche sulle neuroscienze, fornendo così all’industria nuovi ambiti da manipolare.

Sembra che i ricercatori della University of California di Berkeley e San Francisco abbiano “testato su un campione di 35 persone un farmaco in grado di produrre artificialmente sentimenti di bontà. I risultati dello studio…dimostrerebbero che il ‘tolcapone‘contribuisce ad aumentare il tasso di equanimità per esempio nella distribuzione di denaro agli sconosciuti e a rendere più sensibili alle iniquità sociali”.

Riporto per intero tutta la seconda parte dell’articolo, poi capirete perchè:

Dunque, tra poco verrà distribuita in tutte le farmacie del globo la ‘pillola della bontà’? Niente più stupratori e infanticidi? Niente più ladri e razzisti? Niente più concussori, corruttori e corrotti? L’Italia recupererà finalmente i leggendari 60 miliardi delle malefatte risolvendo per via farmacologica tutti i problemi di Pil? Il doping dell’anima, della generosità, della magnanimità, della giustizia e delle virtù cardinali. Platone, Aristotele, San Tommaso e Sant’Agostino, Hobbes, Kant e Nietzsche, eserciti di pensatori e teologi annientati per sempre da una combinazione chimica, dal viagra dello spirito capace di potenziare la nostra moralità? Il calo di bontà paragonabile alla disfunzione erettile. Lo si assumerà mezzora prima di strozzare un bambino, di violentare la vicina di casa, di rubare una mela al supermercato? Oppure basterà una lontana avvisaglia, un turbamento, per correre dal medico della mutua e poi nella farmacia più vicina? Lo slogan pubblicitario e già bell’e pronto. Ce lo presta Oscar Wilde: ‘Fino a ieri riuscivo a resistere a tutto tranne che alle tentazioni, ora anche a quelle: con “tolcapone” non c’è Al Capone che tenga…’.” Sembra un commento adeguato, arguto e inappuntabile, in grado di suscitare l’ilare sdegno del lettore, vero?

A me non sembra proprio, è a dir poco insufficiente, persino ipocrita.

Forse l’autore non sa che il pericolo paventato è realtà già da decenni?

Non conosce i letali psicofarmaci prescritti per ogni disturbo inventato, anche per i bambini, nel molto discusso DSM?

Non sa della mostruosità giuridica contraria ai diritti umani dei trattamenti sanitari obbligatori?

Non sa della totale a-scientificità delle diagnosi psichiatriche e della psichiatria stessa?

Non vede le contraddizioni degli esperti psichiatrici di parte invadere le aule di giustizia?

Non vede la corresponsabilità dei media che li ospitano nel creare un habitat culturale di pauroso conformismo para-scientifico?

Non conosce le altre abominevoli ricerche su farmaci per dimenticare i ricordi negativi e sostituire qualsiasi tipo di psiche-terapia e sforzo intellettuale di autoguarigione?

Non sa delle allucinanti teorie di Savulescu e Persson nel libro “Inadatti al futuro, la necessità del potenziamento morale”? O di quelle altrettanto inquietanti che girano nell’Istituto dell’Umanità Futura di Oxford?

Sembrerò ingeneroso, la maggior parte degli altri intellettuali tace, è vero, almeno lui ha detto qualcosa.

Il fatto è che non basta più qualche flebile voce dal tono pacato, occorre che il mondo della cultura umanistica si dia una svegliata, ha già abdicato da troppo tempo all’imperante amorale e inumano scientismo tecnicista.

 

Massimo Franceschini

 

 

2 Comments
  1. Cristina says

    E’ vero che le case farmaceutiche speculano sulla salute delle persone però è anche vero che, soprattutto per quanto riguarda gli psicofarmaci, tante persone, se non la maggior parte, preferiscono prendere la pillola della felicità, la pillola del sonno o la pillola della serenità e dell’indifferenza piuttosto che affrontare la fatica e il dolore di guardarsi dentro e capire che cosa non va nel proprio modo di vivere. E’ vero che molti psichiatri preferiscono prescrivere un farmaco piuttosto che ascoltare e magari aiutare la persona a trovare in se stessa la soluzione al suo disagio….tuttavia spesso sono le persone che si rivolgono agli “specialisti della mente” a preferire quelle che possono sembrare le soluzioni più rapide. Spesso la gente non si vuole neanche dare il tempo di elaborare naturalmente un lutto senza ricorrere alla pillola che scaccia via il più rapidamente possibile il dolore….Pur di non soffrire, pur di non pensare siamo disposti a ingurgitare ogni genere di sostanza! Ma la sofferenza spesso è necessaria per crescere. Quindi va bene scagliarsi contro le case farmaceutiche
    e il potere delle lobby psichiatriche ma vero è che queste non avrebbero nessun potere su di noi se ognuno di noi si prendesse la responsabilità di vivere.

  2. Massimo Franceschini says

    Certo, concordo in pieno.
    C’è anche da dire che purtroppo il sistema e la “crisi” “pretendono” sempre più tempo ed energie che potremmo spendere diversamente, favorendo “risposte” che tali non sono.
    Ecco allora che le scorciatoie prendono piede per sembrare addirittura la cosa pi evoluta e giusta da fare.
    Il problema è quindi culturale e investe la nostra consapevolezza, ma la denuncia sulla manipolazione biochimica del nostro essere, che non fa altro che peggiorare la situazione, credo sia doverosa.

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