Qualità della vita: nelle Dolomiti si vive meglio

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Qualità della vita: Bolzano al primo posto, seguita da Trento e Belluno. Nella classifica 2018 delle città italiane con migliore qualità della vita, vincono le città ai piedi delle Alpi.

Roma perde quasi venti posizioni, mentre si mantengono solide ai primi posti le città a Nordest: nella classifica stilata da Italia Oggi, in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma, Bolzano è prima seguita da Trento e Belluno.

La capitale altoatesina aveva primeggiato già in altre occasioni: nel ’99, nel 2001 e nel 2007, rimanendo comunque in alto anche nelle restanti edizioni. Per sei dimensioni su nove considerate è la prima, cioè in sei aspetti della vita ha ricevuto un punteggio 1. Nella classifica alle città viene infatti assegnato un numero da 1 a 4 per indicare il grado di qualità della vita: 1 corrisponde a Buona, 2 per Accettabile, 3 per Scarsa, 4 per Insufficiente.

 

Le città italiane con qualità della vita Buona o Accettabile sono 56 su 110. Ma secondo quali indicatori viene stilata questa classifica? 84 sono gli indicatori, riconducibili a nove parametri:

Affari e lavoro. Indica a che punto è la produzione in un territorio, analizza ad esempio il tasso di occupazione e il reddito medio, il tasso di disoccupazione, il numero di clienti del corporate banking, il numero di imprese.

Ambiente. Il parametro con più indicatori. In questa categoria primeggia Trento, seguita da Mantova e Belluno. Tra i tantissimi elementi si analizzano la concentrazione di biossido di azoto nell’aria, l’utilizzo della rete idrica, la presenza e circolazione di vetture, la quantità di verde pubblico, il consumo di energia elettrica e naturalmente la produzione di rifiuti urbani.

Criminalità. Misura la sicurezza delle province, contando i reati commessi nei Comuni (omicidi, furti, rapine, violenze sessuali). Ai primi posti si trovano sempre alcune province del Nordest: Treviso, Udine e Belluno.

Disagio sociale e personale. Raggruppa gli effetti sociali e personali che si riflettono sulla società. Tra gli indicatori:infortuni sul lavoro, decessi per tumore, incidenti stradali e suicidi.

Popolazione. Qui si analizzano dati come densità demografica, emigrazione, immigrazione, numero di componenti del nucleo familiare. è uno degli indicatori in cui Bolzano si è classificata prima, con Barletta-Andria-Trani al secondo posto.

Servizi finanziari e scolastici. Forse il dato più indicativo e ancora portatore di grandi disparità tra Nord e Sud del Paese: al primo posto infatti si trovano le province del Nord, mentre nessuna provincia meridionale ha ottenuto un punteggio “1”. Domande a cui risponde questa voce della classifica: quanto sono sottodimensionati i servizi di istruzione media superiore? Quante scuole superiori ci sono ogni 100mila abitanti? E quanti studenti? Al primo posto Parma, all’ultimo Medio Campidano.

Sistema salute. In questo settore la provincia di Bolzano si trova 27esima su 110, il primo posto è di Isernia, seguita da Pisa e Ancona. Per assegnare i punteggi alle province si contano i posti letto, il numero di medici e infermieri, le apparecchiature presenti.

Tempo libero e turismo. Le province del centro sono le prime in questo campo, l’ultima è Crotone. Gli indicatori per questa dimensione sono: il numero di strutture turistiche, ristoranti, alberghi, bar e caffetterie; numero di sale cinematografiche, palestre, librerie e associazioni culturali e ricreative.

Tenore di vita. In questa dimensione rientrano l’importo della pensione, la spesa media pro capite per consumi, il prezzo degli appartamenti.

Nella classifica generale – che somma i punti delle varie dimensioni – Milano passa  alla posizione 57 e Torino precipita alla 77. Peggiorano anche altre grandi città come Firenze. Agli ultimi posti Napoli (che però rimane stabile), Palermo, Catania e Siracusa. La peggiore in assoluto risulta Trapani, che per sette dimensioni della vita su nove è insufficiente.

In generale dalla classifica si evince che le città più vivibili sono quelle di piccole-medie dimensioni. Si afferma quindi una contrapposizione tra città piccole e grandi, che sostituisce quella storica tra Nord e Sud.

 

 

Miriam Viscusi

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