Quando Antonio Russo venne trovato morto durante la guerra in Cecenia

Storia di un giornalista libero, indipendente, radicale

Il suo nome lo ricorderanno i fruitori più attenti del giornalismo d’inchiesta. Antonio Russo è stato un importante reporter di Radio Radicale, giornalista che non amava omologarsi all’ordine, indipendente e libero. Corrispondente coraggioso da zone come Algeria, Burundi, Ruanda, Colombia, Kosovo, Sarajevo. Presente anche in Kosovo, nel 1999, fu l’unico giornalista occidentale durante i bombardamenti della NATO. Dovette unirsi ad un convoglio di rifugiati kosovari in fuga dai rastrellamenti serbi.

Si trovava in Georgia come inviato, per documentare le atrocità della guerra in Cecenia, quando venne ucciso. Era la notte tra il 15 ed il 16 ottobre del 2000.
Il suo corpo fu poi ritrovato ai bordi di una strada di campagna a 25 km da Tbilisi, con le mani e i piedi legati da nastro adesivo. L’autopsia confermò le torture subite, il torace fracassato, fratture multiple alle costole, lesioni ai tessuti polmonari. Un modus operandi, secondo i compagni radicali del giornalista, proprio della violenza dei servizi segreti russi. Sono passati esattamente vent’anni ma ancora non si conosce la verità.

Chi ha ucciso Antonio Russo?

E’ una domanda che non trova una risposta. Dopo anni di indagini non si sa chi l’abbia ucciso e chi ne abbia ordinato la morte. Per gli amici e i colleghi radicali, però, non ci sono dubbi sul motivo e sulla matrice russa di quell’omicidio. Nonostante i silenzi delle autorità locali, infatti, resta evidente che le scomode verità portate alla luce con il suo lavoro, avevano circondato Antonio Russo di nemici.

In una conferenza sull’impatto ambientale della guerra in Cecenia, fortemente contrastata dalla Federazione Russa, Antonio Russo aveva tenuto il suo ultimo intervento pubblico. Il giornalista aveva parlato del possibile uso dei proiettili all’uranio impoverito in Cecenia, accusando il presidente georgiano Eduard Shevarnadze di collaborare con il terrorismo.

Nelle notizie trasmesse in Italia, Russo aveva comunicato di violenze e torture dei  militari russi ai danni della popolazione cecena. Il reporter avrebbe raccolto pesanti prove a dimostrazione delle gravi responsabilità del governo di Vladimir Putin.



Una delle ragioni che spinsero Antonio Russo in Georgia, era quella di difendere il Partito Radicale Transnazionale dalle infamanti accuse di narcotraffico, pedofilia e terrorismo che la Federazione Russa gli aveva rivolto. Pochi giorni prima della sua morte Antonio aveva fatto sapere ad Olivier Dupuis, allora segretario del Partito Radicale, di voler ritornare in Italia per portare tutti i documenti raccolti in difesa del PRT e contro la Federazione Russa.
Quegli stessi documenti, trafugati nella notte del suo omicidio, non sono mai stati ritrovati.

Carola Varano

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