Quando i grandi campioni non riescono a dire basta

Ritiri e clamorosi ritorni. Il caso di Francesca Piccinini è l'ultimo di una lunga serie

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Settembre 2019. Conclusa l’esperienza a Novara, Francesca Piccinini annuncia il ritiro. Dopo una carriera iniziata in serie A1 nel 1993 a 14 anni, e segnata da una serie infinita di titoli, con club e nazionale (cinque scudetti, sette champions league, un campionato mondiale, uno europeo) per la pallavolista toscana è il momento di voltare pagina.

Gennaio 2020. Dopo poco più di tre mesi l’atleta ci ripensa e torna in campo, a Busto Arsizio. L’ennesima dimostrazione del fatto che spesso i grandi campioni non riescono a dire basta.

 

L’ULTIMA DI UNA LUNGA SERIE

Se siete stupiti da una scelta simile, compiuta alla bella età di 41 anni, sappiate infatti che in tanti, prima di lei, hanno fatto lo stesso, tra gli atleti al vertice. Ufficialmente, la motivazione che l’avrebbe spinta al ritorno sul parquet è il sogno di giocare le Olimpiadi di Tokyo, andando a caccia dell’unica medaglia mai conquistata in carriera. La verità, è che probabilmente non si sentiva ancora pronta a cambiare vita e a vedersi in un ruolo diverso da quello ricoperto sin da giovanissima.




Non è facile accettare che da un giorno all’altro i riflettori attorno a te possano spegnersi. Michael Schumacher lascia la Formula 1 alla fine della stagione 2006, dopo aver vinto sette titoli mondiali (due con la Benetton, cinque con la Ferrari) e aver battuto ogni record in pista. Ma il richiamo della velocità è troppo forte. Il pilota tedesco ricompare clamorosamente nel campionato 2010, alla guida della Mercedes. Un rientro con scarsi risultati, e che lo porta all’abbandono definitivo nel 2012, a 43 anni.

 

RITORNI VINCENTI

Non sempre la seconda vita sportiva è vincente quanto la prima. Più fortunato di è Michael Jordan, altro campionissimo protagonista di un ritorno, addirittura doppio. Dopo aver vinto i primi tre anelli Nba consecutivi con i Chicago Bulls, smette una prima volta nell’ottobre del 1993. Prova con poca fortuna l’avventura nel baseball, finché, nella primavera del 1995, torna sul parquet dove vince altri tre titoli di fila, sempre con i Bulls. Esce nuovamente di scena nel gennaio 1999, a 36 anni. Nel 2001 il secondo ritorno, stavolta a Washington, con i Wizard. Gioca nella capitale Usa per due stagioni, poi si ritira definitivamente.

Anche Michael Phelps vive una storia sportiva divisa in due. La prima inizia nel 2000, quando quindicenne debutta sulla scena internazionale ai Giochi Olimpici di Sydney. Ma la consacrazione arriva ad Atene, e soprattutto nel 2008 a Pechino, dove vince otto medaglie d’oro in una sola edizione, migliorando il precedente record, appartenuto a Mark Spitz. Lascia dopo Londra 2012, con un palmares di 22 medaglie olimpiche, di cui 18 d’oro. Torna in acqua nell’aprile 2014, e ai Giochi di Rio 2016 arricchisce ulteriormente il suo bottino (cui vanno aggiunti anche i 26 titoli mondiali) con altri cinque ori e un argento prima di annunciare l’abbandono definitivo. 

 

IL LATO OSCURO DEL SUCCESSO

Ma cosa spinge atleti così straordinari a rimettersi in gioco? Spesso si pensa che un campione dello sport abbia tutto dalla vita: soldi, successo, felicità. Nei fatti le cose stanno un po’ diversamente. A tanti capita di trascorrere momenti bui. Proprio Michael Phelps ha raccontato di aver sofferto di depressione e di aver toccato il fondo nel 2012, nel periodo in cui aveva smesso di nuotare.

Sempre rimanendo in piscina, Federica Pellegrini ha parlato più volte dei suoi problemi di ansia e degli attacchi di panico con cui ha dovuto fare i conti per diversi anni. E perfino Gigi Buffon è stato colpito dalla depressione quando aveva 25 anni. Così come ne ha sofferto Serena Williams. Situazioni per fortuna risolvibili, anche perché adesso se ne parla di più rispetto agli anni scorsi. Destino più tragico è toccato in passato ad altri che non hanno avuto la stessa forza, come ad esempio Marco Pantani.




 

LE DIFFICOLTÀ DI UNA VITA NORMALE

La verità è che quando si inizia una carriera ad alto livello sin dalla giovane età, dedicandosi corpo e anima allo sport, poi diventa difficile immaginarsi in una prospettiva diversa. Spesso, quando arriva il momento di fermarsi, si è totalmente impreparati. La necessità di doversi ricostruire una vita tutta nuova, magari ripartendo da zero, spaventa e crea ansia. C’è chi riesce a trovare una propria strada, mentre altri fanno più fatica.

Sarà anche per questo che si cerca di prolungare il più possibile la propria carriera agonistica. Non a caso proprio in queste ore Federica Pellegrini ha ventilato l’ipotesi di continuare a nuotare anche dopo Tokyo. Così come non sembrano intenzionati a fermarsi Gigi Buffon, che il 28 gennaio compirà 42 anni, Valentino Rossi, che va verso i 41, e Roger Federer, che quest’anno ne compirà 39. Campioni amatissimi, che hanno vinto tutto in carriera, ma che non vogliono ancora fare i conti con quel che sarà dopo.

 

DINO CARDARELLI

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