Quando i veneti mangiavano i topi per non morire di stenti

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Dice Zaia, Governatore leghista del Veneto:
“Chi non ha visto i cinesi mangiare di tutto, persino i topi vivi ? “
Io non l’ho visto in nessuna delle tre volte che ho visitato la Cina. Ma io non ho forse la vista “acuta” di Zaia, mi limito ad avere la mente e, prima che me lo chieda, rispondo che NO, non faccio cambio.
Zaia avrebbe dovuto documentarsi un po’ prima di parlare. Se c’era un posto famoso per “cucinare topi’ era proprio il Veneto.
Son passati alla Storia i topi fritti di Belluno, una vera squisitezza.
Era il 1917 e l’Italia usciva con le ossa rotte dalla Prima Guerra Mondiale. In Veneto, sconvolto dalla fine del dominio austriaco, la gente moriva letteralmente di fame. Si calcola che oltre 600 mila persone morirono di stenti tra il 1917 ed il 1918.
Tutti cercavano cibo per sopravvivere. Belluno si distinse per la sua cucina a base di topo. Venivano catturati, uccisi, essiccati al sole. Poi si preparava una “marinata” per togliere l’odore un po’ greve che emanava la carne.
Quindi si friggevano in padella e venivano serviti belli croccanti.Una leccornia.



La foto lo dimostra.
Ma a quei tempi ed in mancanza d’altro si mangiava ogni cosa. Scomparvero dalle strade non solo i topi, ma prima di loro cani e gatti. Non si vedevano più le gru nelle paludi, né serpenti nei fossi.
Oggi facciamo gli schizzinosi, rifiutiamo un bel piatto di scarafaggi fritti o un sughetto di lucertola.
Ci limitiamo a divorare lumache.
I più snob preferiscono l’aragosta, senza sapere che è la mutazione genetica (marina) dello scorpione, oppure amano la granseola che altro non è, che un ex ragno.
Insetti SI, ma geneticamente modificati.
Siamo o no nell’era degli OGM ?

 

Claudio Khaled Ser

 


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